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La
prima cosa che viene in mente nello scorgere Giorgio
Canali salire sul palco è se riusciremo un giorno
ad invecchiare con altrettanta vitalità: c’è da
scommettere che la sua risposto sarebbe un sonoro
"fatevi fottere!!!". I Rossifuoco hanno tutti
il viso rilassato, come se si trovassero a casa
loro, un’esemplare atteggiamento che parte del
bagaglio culturale del “Sacro Istituto del Rock
Indipendente”. Canali ha alle spalle una band
giovane nell'anima e lo dimostra subito: un inizio
in adagio per "Correto e Poche Storie", cantata
lentamente e suonata in una versione ripensata,
per prepararsi alla dura performance che il combo
metterà in scena per più di un ora e tre quarti.
Il batterista Luca Martelli impatta subito con
uno stile irruento: i duri colpi che infligge
sul rullante diventeranno presto i dettami di
tutto il concerto, la sua tecnica impressiona
per potenza, intensità e velocità, sia nell' incedere
di una ritmica secca, che nel creare passaggi
rullati e veloci. È un corpo lucido dal sudore
e in perenne movimento, che neanche l'occhio della
nostra piccola camera digitale riesce ad inquadrare.
Il gruppo sembra già caldo, Giorgio si è già sorbito
innumerevoli sigarette, prima di predicare come
un pastore che "Questa è la Fine" dimenticandosi
involontariamente proprio la parte in cui il testo
sminuisce il post-rock ("anemici piagnucolano
dentro i riverberi"). Il brano rappresenta comunque
la svolta nella scaletta di questa sera, una combinazione
di nuovi brani - come “Fuoco Amico”, “No Pasaran”,
“Precipito”, “Fumo di Londra” - che sottolineano
e confermano uno stile unico, autoctono e inconfondibile
di fare rock: canzoni estremamente dirette, immediate
e aggiungeremmo Militanti, quasi figlie di un
punk italiano tardivo, sia nella composizione
musicale che nel modo originale di presentasi
sul palchetto (un dieci e lode all'abbigliamento
di Claude Saut).
Ovviamente tutto questo è vissuto con consapevolezza
dal quartetto, che si esibisce con grande bravura
e dimestichezza in tutto il suo insieme. Canali
a volte è responsabile di sbagli e dimenticanze,
ma in più di un’occasione si proferisce come un
vero direttore d'orchestra creando legami e valorizzando
gli sforzi sonori di Marco Greco (chitarra) e
le prodezza del già citato Martelli con cui non
manca di scherzare in più di un'occasione.
Nonostante non sia la prima volta che vediamo
dal vivo i Rossofuoco rimaniamo piacevolmente
sorpresi quando assistiamo all'esecuzione dei
brani tratti da "Che fine a fatto Lazlotoz", primo
disco firmato Canali: "1.2.3. 1000 Vietam", "100.000"
suonano potenti e attuali come un tempo, neanche
la francofonia dei testi, oggi completamente abbandonata
dall’autore, riesce a smorzare quella rabbia a
denti stretti ostentata nelle chitarre e nella
dimensione di un rock urlato all'inverosimile.
Durante l'esibizione c’è modo di apprezzare anche
il contributo ai cori di Claude: in "Precipito"
e "Troppo Tardi" la voce della bassista francese
crea un distacco melodico con la componente aggressiva
della band, un gioco di livelli sonori che andrebbe
sfruttato maggiormente.
I Rossofuoco si sono dimostrati superiori anche
alla data di venerdì 17: lo ricorda Canali stesso,
prima di chiudere il concerto in memoria dell’amico
Davide Toffolo con la frase "La vita fa schifo
ma non l'ho inventata io" e con “Lazlotòz” e “1.2.3.
1000 Vietnam”.
Scaletta:
Corretto
e Poche Storie
Questa
è una Canzone d'Amore
Rossocome
Se
Viene il Lupo
Mostri
Sotto il Letto
Nessun
Presente
Questa
è la Fine
Fuoco
Amico
Precipito
Testa
di Fuoco
No
Pasaran
100.000
Savonarola
Troppo
Tardi
Francese?
Lazlotòz
1.2.3.
1000 Vietnam
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