Tom Waits

Tom Waits

Teatro Degli Arcimboldi (mi)


17/07/2008 - di Maurizio Pratelli
Tom Waits

17 luglio 2008 - Teatro degli Arcimboldi (MI) Questo concerto sarà ricordato come uno degli eventi musicali più importanti dell'anno, uno di quei momenti per cui varrà la pena pronunciare il fatidico "io c'ero". Tom Waits, che manca in Italia da quasi 10 anni, Firenze 1999, è a Milano per la prima delle tre date del suo "Glitter & Doom Tour".
Il pubblico dell'Arcimboldi, luogo in cui l'arte della musica è davvero rispettata come merita, attende impaziente il genio di Pomona. Solo l'arrivo di Roberto Benigni, a cui Waits poi dedicherà "You Can Never Hold Back Spring", riesce a distogliere per un attimo l'attenzione.
Quando Tom arriva al centro del palco, accolto da un vero tripudio di applausi, il tuffo nella vecchia Europa, in quelle atmosfere in cui Waits ama immergersi da sempre, è immediato e profondo.
Il rock, senza offendersi, per una sera rimane ai margini, confinato dietro le quinte di quel magnifico e decadente teatro che solo Waits sa interpretare, ad osservare uno delle sue creature più coraggiose. Il genio di Waits è immenso, indiscutibile. Certo, forse prima di poterlo anche solo annusare è necessario accettare un progetto musicale che, per quanto possa risultare decisamente ostico nelle sue espressioni discografiche più recenti, dal vivo diventa semplicemente la favola di un orco che ti rapisce con la voce, i suoni, i gesti, le luci e i suoi compagni d'avventura. Figli compresi.
Waits, il cui carisma si diffonde subito in ogni angolo dell'Arcimboldi, si appende all'asta del microfono come un vecchio pirata ubriaco; poi con il battere sordo del suo scarpone alza polvere dalla pedana circense, il suo mino palco sul palco, per segnare le note ossessive di "Lucinda", estratte dal magico e debordante cilindro di "Orphans: Brawlers, Bawlers and Bastards".
È solo l'inizio, "Way Down In The Hole" e "Falling Down" profetizzano l'inevitabile cadere a i suoi piedi che puntualmente si concretizza sotto le plumbee gocce di "Novembre" rubate ad "Alice". "Blood Money", da buon gemello, si fa sentire con i brividi di "All The World Is Green": Waits è un illusionista, un imbonitore, un poeta, un attore, e ti porta dove vuole lui. Non gli puoi resistere.
Quando si sposta al piano al suo fianco non c'è solo Larry Taylor, c'è tutto il pubblico che gli siede accanto per osservare il suo mondo scorrere, con la stessa innocenza di chi sogna. Ma in questo tour, luccicante e tenebroso, non c'è tempo per chiudere gli occhi. Così l'istrione si cala sulla testa una bombetta tempestata di lustrini argentati e in un attimo, come per magia, sei di nuovo preda dell'incantesimo. Ecco dove sta la sua forza immensa, il suo magnetismo implacabile: cambiano le canzoni e scorrono decenni di musica, ma quando arriva "Make It Rain", dopo quasi due ore di concerto, dalla sua giostra ancora non vuoi proprio scendere. E a quell'ultimo giro, quello che inizia con una "Hold On" da lucciconi e finisce con la salvifica "Anywhere I Lay May Head", ci si aggrappa stretti. Tutti.

SET LIST:
Lucinda
Way down in the hole
Falling Down
November
All the world is green
Black Market Baby
Hang down your head
Misery is the river of the world
Eyball Kid
On the Nickel
Tom Traubert's Blues - piano
You can never hold back spring - piano
Innocent when you dream - piano
Lie to me
Hoist that rag
Trampled rose
I'll shoot the moon
Jockey full of bourbon
Dirt in the ground
Make it rain

Hold on
Goin' out west
Anywhere I lay my head


Foto di Valentina Giampieri