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La
prima delle tre date estive di Damien Rice in Italia
(dopo quella al Conservatorio Verdi di Milano, in marzo)
è calata all'interno del Festival di Villa Arconati,
da vent'anni appuntamento fisso dell'estate musicale
milanese. La struttura, sita a Castellazzo di Bollate,
è un gioiello cinquecentesco immerso nel verde del parco
Groane: se un tempo i nobili venivano qui da Milano
per prendere un po' di fresco, oggi un tendone bianco
sito su un lato della villa ospita gli artisti del Festival.
Cominciamo col dire che alla bellezza architettonica
non corrisponde pari bellezza organizzativa: il palco
è molto basso, la platea è tutta su uno stesso piano
con il risultato che dal secondo settore la visuale
è praticamente nulla. Aggiungete un pubblico che, forte
dei molti biglietti invenduti, continua a portarsi avanti
per tutta la durata del concerto e capirete come l'ideale,
andando a Villa Arconati, sia acquistare un biglietto
il più possibile vicino al palco.
Detto questo, la serata è splendida. Il tramonto illumina
d'arancio le pareti della villa, mentre si accendono
lampadine sospese sul palco. Calato il sole, la parete
rinascimentale alle spalle del palco si illumina di
colori diversi, reinventandosi come magnifico sfondo
naturale.
Si fa buio, l'ora è giunta. Damien Rice sale sul palco,
solo, ed intona una perfetta "Delicate", riportandoci
direttamente agli esordi di "O". L'irlandese inizierà
a parlare, con la consueta simpatia, solo più tardi:
l'inizio è tutto per la musica, ed ecco scorrere allora
"Older Chests" seguita dal singolo di lancio del nuovo
album, "9 Crimes", con la bravissima Vyvienne Long al
violoncello.
Canzone dopo canzone, tutta la band lo raggiunge: Joel
Shearer è la seconda chitarra, Shane Fitzsimons è il
basso, Brendan Buckley è il batterista (bravissimo)
alla sua prima esperienza con Rice e compagni. Quello
che balza all'occhio, o meglio alle orecchie, è la voglia
di sperimentare da parte di tutti: si pensi solo al
finale di "Amie", un crescendo rock che termina con
il ruggito di una motocicletta, testimonianza della
nuova veste con cui il versatile Damien sa rivestire
le proprie canzoni nella dimensione live.
Damien Rice non è solo un cantante, è anche un ottimo
comunicatore: lo dimostra più volte, facendo salire
sul palco una ragazza per tradurre la storiella di Mr
Penis (preludio ad una sfolgorante "The Professor &
La Fille Danse"), così come nella mirabile versione
teatrale (con tanto di cameriere che versa da bere)
della conclusiva "Cheers Darlin'", interpretata da vero
attore preda di ubriachezza crescente.
Per quanto riguarda i classici, ci sono e sono perfetti:
"Volcano", in cui Damien si divide tra pianoforte e
chitarra, la piovosa "Grey Room" (tratta dal nuovo "9"),
la movimentata "Woman Like A Man", "Cannonball" (suonata
unplugged, lontano dal microfono e senza amplificazione)
e la sempre miracolosa "The Blower's Daughter", un tripudio
di bellezza.
Un concerto magnifico, durato più di due ore, in cui
Damien Rice ha dimostrato tutto il proprio talento,
rendendo grandi anche quelle canzoni del secondo disco
che sullo stereo suonavano inferiori ai fasti di "O".
La band che lo accompagna, inoltre, si è dimostrata
assolutamente all'altezza del proprio compito, dando
l'impressione di capirsi al volo con Damien e la sua
musica.
L'uscita di scena di Lisa è stata un trauma, certo.
Ma questi concerti sono una grassa consolazione.
SET LIST:
DELICATE
OLDER CHESTS
9 CRIMES
AMIE
VOLCANO
ME, MY YOKE & I
GREY ROOM
THE PROFESSOR & LA FILLE DANSE
NEVER LEAVE YOU
COCONUT SKINS
WOMAN LIKE A MAN
ACCIDENTAL BABIES
I REMEMBER & BANG BANG (MY BABY SHOT ME DOWN)
CANNONBALL
THE BLOWER'S DAUGHTER
CHEERS DARLIN' |
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