U2

U2

Roma / Stadio Olimpico


16/07/2017 - di Giovanni Sottosanti
Avevo vent`anni quando nel marzo del 1987 uscì The Joshua Tree, secondo anno di Università, un cammino ancora lungo da percorrere, parecchi capelli in più e tanti chili in meno, tanti sogni e illusioni da rincorrere. Con mio fratello consumammo prima la cassetta, poi il vinile e il cd di quel disco epocale in cui il gruppo irlandese compiva un viaggio a ritroso, alla ricerca delle proprie origini musicali. Conoscevo già la precedente produzione discografica di Bono & soci, soprattutto il live Under A Blood Red Sky mi aveva rivelato una rock band agguerrita e barricadera. L`albero di Giosuè, oltre a contenere una delle più belle side A nella storia del rock, esaltava l`aspetto epico ed evocativo degli U2, melodie trascinanti di impatto immediato, i suoni influenzati dal blues, dal rock e dal country, testi impegnati, di denuncia sociale e politica. Tutto questo contribuì al successo planetario del disco e al raggiungimento di status symbol da parte del gruppo.

Trent`anni sembrano un`enormità, poi passano in un attimo e ti ritrovi ieri sera dentro l`Olimpico gremito di gente a chiederti come sono passati, come li hai vissuti, quanta gente hai lasciato dietro le tue spalle, quanti non ci sono più e quanti ne hai trovati lungo il tuo cammino. La certezza è che quelle 11 canzoni non hanno mai smesso di accompagnarti, sono e saranno sempre lì ad accoglierti, da Where The Streets Have No Name a Mother Of The Disappeared. Dopo l`intro di Whole Of The Moon dei Waterboys, il concerto parte con i fuochi d`artificio, perché il rullare di batteria annuncia subito una Sunday Bloody Sunday cantata da tutto lo stadio, seguono New Year`s Day e A Sort Of Homecoming a fermare il tempo, per terminare con Pride e quel I Have A Dream che sugli schermi accompagna la celebrazione di Martin Luther King. È il momento tanto atteso, le strade senza nome iniziano a correre insieme al celeberrimo riff di The Edge e da lì in avanti scorrono fiumi di ricordi ed emozioni che si mischiano a parole, suoni e assoli mandati a memoria.

I Still Haven`t Found e With Or Without You, Bullet The Blue Sky, cattiva e arrembante come non mai, Running To Stand Still quasi sussurrata, incredibilmente suggestiva, Red Hill Mining Town, In God`s Country maestosa, fino alla conclusiva Mother Of The Disappeared in cui i livelli di emozione raggiungono l`apice, la canzone diventa un gospel accorato mentre sullo schermo scorrono le immagini della madri dei desaparecidos. Finisce il tuffo nei ricordi e la realtà è uno schiaffo che porta dritto a Sarajevo e agli orrori sempre attuali della guerra. Beautiful Day, Elevation e Vertigo hanno il compito di far cantare e ballare tutto lo stadio, ma evidenziano una volta di più il divario qualitativo tra la produzione degli U2 fino ad Achtung Baby e quello che è venuto dopo.

Mysterious Way, Ultraviolet (Light My Way) e One arrivano proprio da quel disco a chiudere alla grande la serata, dopo appelli di Bono alla pace, alla tolleranza razziale e contro il sessismo. Torniamo a casa, fuori è fresco, le strade non hanno nome, ma noi ci andiamo felici e leggeri, il cerchio è chiuso, il cerchio nero continua a girare.

I want to run

 I want to hide

I want to tear down the walls