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Un
concerto di Massimo Priviero organizzato da Soffia Nel
Vento è una scelta fortemente voluta, quasi logica se
si pensa che il rocker italiano ha incluso nel suo ultimo
disco una cover di quella "Blowing in the wind" da cui
l'associazione bergamasca ha preso il proprio nome.
Al di là delle "affinità elettive" ad accomunare queste
due realtà è lo spirito, la fede in un tipo di musica
che va dritta al cuore. Priviero è uno dei pochi testimoni
di questo modo di fare rock nel nostro paese, soprattutto
perché cantato in italiano: basta scorrere i titoli
dei suoi dischi per intuire un messaggio fatto di resistenza
e di perseveranza.
Forte della propria esperienza ventennale, Massimo presenta
all'Auditorium di San Paolo D'Argon una scaletta in
cui dà prova ancora una volta di quanto miri con coscienza
e impegno a comunicare un suono e soprattutto un'idea
di rock. Proprio per questo la serata è aperta da una
versione di "Chimes of freedom" che fa risuonare l'eco
di speranza di una musica dai grandi ideali: quella
di Priviero è una celebrazione che prende forza dai
grandi classici americani, omaggiati nel recente "Rock
& poems".
Il rimando a Springsteen è evidente nel modo di stare
sul palco, nel suono del pianoforte e in certi drive
della band, ma è altrettanto chiaro che a Priviero sta
a cuore una realtà vicina alla sua vita, alla gente
del suo paese. "Ciao amore ciao" di Tenco, presentata
nell'originale testo "pacifista", e "Italia libera"
rivendicano la storia di un popolo che non vuole affondare
nel qualunquismo imperante.
Per trasmettere l'urgenza di questo messaggio Priviero
si appoggia ad una band che spinge con forza sul rock
mainstream concedendosi anche alcuni slanci induriti
per aumentare l'impatto dei brani: il suono, a tratti
molto enfatizzato anche dal synth, serve per creare
forti intensità, come succede in "Spari nel cielo" (debitrice
allo Springsteen di "City of ruins") e ne "La strada
del Davai", importante pezzo sulla ritirata dalla Russia
(in cui comunque avrebbe suonato meglio una vera fisarmonica).
Sul palco non si gioca al risparmio: Priviero si rivolge
al pubblico, suda e prolunga volentieri i pezzi come
"Suonando sui marciapiedi" eseguita in medley con "Twist
& shout".
L'idea è quella di ribadire il concetto primario del
rock: comunicare buone emozioni. Ed è quello che fanno
a più riprese Priviero e i suoi, producendosi in ritornelli
da cantare in coro sull'onda di classici "sha-la-la".
Un inno da cantare insieme diventa quindi "Blowing in
the wind" che, prima di essere declamata, viene iniziata
con chitarra e voce per ricordare gli esordi da menestrello
del rocker veneto.
In chiusura le interpretazioni migliori: "Biglietto
di un musicista di strada", in versione acustica con
tre chitarre (di cui una slide), e un'intensa "Nikolajevka"
a rinsaldare un'idea di memoria storica e di solidarietà
celebrata per un'ora e mezza. Si aggiungono un paio
di bis: la cover di "We shall overcome", vera e propria
prova di forza vocale, e una reprise di "Dolce resistenza"
ancora più battuta per lasciare dentro ai presenti l'eco
di quello spirito che non vuole smettere di soffiare.
In una realtà come quella italiana, in cui il rock è
spesso suonato a sproposito, Massimo Priviero è veramente
uno che parla al vento: è in quella direzione, sempre
verso l'alto, che lui canta e suona. Con tutta la sua
carica mainstream.
SET LIST:
Intro
Chimes of freedom
Dolce resistenza
Nessuna resa mai
Ciao amore ciao
Italia libera
Spari nel cielo
La strada del davai
San Valentino
Suonando sui marciapiedi / Twist & Shout
L'ultimo ballo
Blowing in the wind
Biglietto di un musicista di strada
Nikolajevka
We shall overcome
Dolce resistenza |
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