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Il
primo tour italiano di Dayna Kurtz è una manciata di
date suonate da sola: una scelta obbligata, dettata
dai margini ridotti in cui la musica dal vivo si trova
a convivere, ma anche la prova che questa songwriter
è un'artista integra, outsider con i controfiocchi,
alquanto scomoda per un mercato discografico come quello
americano. Le basta essere "on the road" in compagnia
della sua chitarra e della sua splendida voce. Così
si presenta Dayna Kurtz: canta, recita e sussurra le
proprie esperienze tra un'interpretazione e l'altra
…e un sorso di whiskey. La sua performance è centrata
sull'ultimo album "Another Black Feather" proposto in
una veste nuda e scarna. Prima al Nidaba di Milano,
in una situazione di totale intimità, e poi all'Auditorium
di Bergamo, di fronte ad un pubblico più numeroso, ha
lasciato il segno con una una gran voce, bassa, pronta
ad esplodere e ad amalgamarsi ad ogni brano.
C'è tanto blues nascosto in ogni suo brano e lo si capisce
non solo dalla versione di "From The Bottom Up", lucidata
dalla slide e battuta con lo stivale sul palco, ma anche
dal modo sofferto di suonare l'acustica, caricando il
peso della pennata e lasciando vibrare le corde fino
a scordare lo strumento quasi ad ogni brano, complici
anche l'uso della slide e un ponte molto alto.
A Milano ha incantato con brani come la romantica "Nola",
dedicata alle strade di New Orleans, e la cover di J.B.Lenoir
"Parlez Moi D'Amour", cantata in francese. Un ruolo
fondamentale nella scaletta lo ha svolto in entrambe
le date "It's the day of atonement, 2001" grazie ad
un'esecuzione breve, come per "From the bottom up",
ulteriore prova di una rara capacità di gestire i pezzi.
Questa padronanza è stata evidente anche nelle canzoni
più melodiche, dal sapore spagnoleggiante come "Venezuela"
o più europeo come "Amsterdam crown".
Dandosi da fare con qualche scampolo di italiano la
Kurtz si è impegnata a chiarire la genesi di alcuni
brani significativi ("Nola", "Banks of the Edisto" e
"It's the day of atonement", scritta prima sotto forma
di poesia): con la sua voce, lasciata volentieri a risuonare
in sala, ha fatto memoria del sacred ground di New Orleans,
delle proprie origini e dei propri amori, omaggiando
anche Johnny Cash con "All over again". A Bergamo il
concerto si è prolungato prima con una cover di Bill
Withers e poi con altri due pezzi da novanta: una buia
"Somebody leave a light on" e una "Patterson" dotata
di un inserto drammatico cantato in italiano, appreso
dagli immigrati del New Jersey. Quindi la chiusura per
molti inaspettata con un pezzo di Prince, "Joy of repetition",
fatto echeggiare con la voce staccata dal microfono.
Pur non seguendo passo passo le battute del blues, Dayna
Kurtz ha dimostrato di saperne catturare lo spirito
e la forza. In attesa di un tour full-band, come da
lei stessa auspicato, queste date sono servite a toccare
corde profonde e a gettare le basi per un pubblico che
lei si merita anche nel nostro paese.
Set-list Bergamo:
Another black feather
Nola
The miracle
Venezuela
Banks of the Edisto
It's the day of atonement, 2001
All over again
Love where did you go?
Music box
Postcards from downtown
Amsterdam crown
From the bottom up
Love gets in the way
Hope she'll be happier (with him)
Somebody leave a light on
Patterson
Joy in repetition |
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