Serata dedicata all’indie rock quella del 15 gennaio 2010 presso il Bloom di Mezzago, mitico locale di stampo ´underground´ che sta rivivendo una seconda giovinezza grazie ad un’interessante programmazione introdotta dalla nuova direzione artistica.
Van Cleef Continental e Gea sono i protagonisti della session, a cavallo tra sonorità rock, grunge, hard e punky.
I primi aprono le danze, o meglio danno fuoco alle polveri, presentandosi in formazione completa e chiarendo subito che non si tratta di un’esibizione di country rock, per quanto il gruppo debba parecchio ad una certa musica di derivazione ´desert´ americana.
Il lato live di questo combo di Brescia è decisamente più teso ed aggressivo rispetto a quanto emerge dalle tracce del loro ´Red Sisters´; si riducono di molto certe sfumature dark e certe coloriture della voce a vantaggio di una trama più immediata e con dinamiche più forti.
Il primo impatto è sostenuto dalla sezione ritmica che si avvantaggia di un ingrediente originale, atipico per questa categoria di gruppi: la presenza delle percussioni. Suonata da Lobo (tutti i componenti della band hanno nomi d’arte derivanti da soprannomi estremamente stravaganti) questa sezione dà un calore ed una pienezza che ´arrotonda´ e conferisce un corpo particolare ai brani, pur rispettando appieno lo spirito base del gruppo.
Alla batteria Helgast mantiene schemi impeccabili, nonostante un piccolo incidente fisico perfettamente dissimulato durante tutto l’arco dell’esibizione, mentre al basso Andrea fa da ponte tra ritmo ed armonia; Andrea è poi anche il cantante, che sotto la pressione dei volumi sonici deve rinunciare a un po’ di quelle bellissime sfumature più in rilievo nel disco.
Anche le tastiere sono di per sé uno strumento ritmico e in questo modo Elena le interpreta, mantenendo un’essenzialità encomiabile, aliena da prolissità che altri suoi colleghi invece professano; anzi, si potrebbe dire che si esprime con troppo ritegno e che se ogni tanto si riservasse qualche spunto di primo piano non sarebbe davvero male.
Su tanto tappeto ritmico Blodio, con la sua chitarra al vetriolo, esce a tutto tondo sia nei momenti solisti che nei momenti in cui picchia più di accordi; è una nostra modesta impressione ma, dato il suo sound tagliente, se dosasse passaggi solistici di un certo tipo potrebbe ricordare Tom Verlaine, la cui icona già evoca fisicamente.
I brani proposti sono stati contenuti all’interno di un’ora scarsa per dare spazio anche al secondo gruppo in programma, i Gea.
Sei sono i pezzi tratti da ´Red Sisters´, loro bellissimo cd di esordio; a questi si sono aggiunti degli inediti e soprattutto due sorprese graditissime, ´Strichnine´ (dei mitici Sonics) e ´I wanna be sedated´ dei mai troppo lodati Ramones, suonata quest’ultima in tempo dispari (7/8, ci hanno poi precisato i musicisti) con un gradevolissimo effetto di rubato e di imprevedibilità.
Unico neo: le chiusure dei brani erano improvvise e senza risoluzione dei temi, sovente sembravano interrotti a metà. Questo faceva perdere quella compiutezza del climax finale che nel rock spesso risulta determinante.
A parte questo dettaglio l’esibizione è stata piacevolissima e, grazie anche agli inediti ed alle covers, ha rivelato l’anima rock del gruppo che speriamo di gustare presto in un prossimo loro lavoro.
Nel frattempo aspettiamo di rivederli all’opera… ci domandiamo come sia la versione live di ´Moonlight Shadow´.