Vinicio Capossela

Vinicio Capossela

Teatro Bellini di Napoli


14/11/2012 - di Francesco Bove
E' musica di ardore e passione, quella di Vinicio Capossela, assenza e perdizione. Dal vivo, il rebetiko, dove l'amore viene sconsacrato e reso gitano, non è farsa, non è spettacolarizzato ma viene riproposto dal cantautore come un vento che aleggia, che diventa turbine, mare in tempesta per poi farsi calmo, estatico. E' il corpo a vivere la passione, Vinicio è solo un tramite, un malinconico cantore che ha voluto dedicare un suo live alla bellezza di questa musica, espressione di un popolo senza tempo, e lo fa con una visione concettuale ben organizzata, catapultando, sin da subito, il pubblico in una balera della storia musicale, senza sedie perché, a detta di Vinicio, “la musica popolare rebetika ha bisogno di mani e piedi liberi”. Rebetiko deriva dal turco “rebet” e significa ribelle, colui che non vuole sottomettersi a una società capitalistica e che ancora è alla ricerca della bellezza.

E' musica struggente, viscerale, che va condivisa, dove le lacrime e il lamento giocano un ruolo fondamentale. E' nostalgia, ricordo, vita. Dal vivo Capossela mette in gioco gran parte del suo repertorio: Morna, Con una Rosa, Contratto per Karelias, Scivola vai via, tra le tante. Il palco del Bellini si fa strada, taverna, locanda dei sentimenti, dove le cose semplici vengono trattate col giusto tatto. Sicuramente uno spettacolo intimo, acceso, ben orchestrato e congegnato, che mostra la maturità artistica di un cantautore che sta vivendo una nuova felice stagione. Un lavoro che non tiene conto del tempo così come classicamente lo intendiamo, che ha un suo respiro, lento, meditabondo.

Forse è proprio questo che attanaglia i presenti alle parole di Vinicio, alla sua musica, al suo fascino, per poi esplodere nella magia di un Ballo di San Vito finale, che lascia tutti col sorriso sulle labbra. Si torna a casa, si torna alla vita, si torna a un quotidiano che non abbiamo ancora imparato a sovvertire. 

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