|
Canzoni
e poesia, parole e musica: è una storia lunga,
segnata da un'attrazione a cui non si può - e
forse non si deve - resistere.
È un binomio che, come in qualunque coppia, ha
bisogno di una scintilla per realizzarsi. Quando
succede, c'è sempre da stupirsi. Da continuare
a stupirsi. Soprattutto quando, a provocare la
prima scintilla, è un amministrazione comunale
che si prende carico di organizzare tre giornate
sulla Beat Generation con tanto di concerti, readings
e aperitivi letterari.
Già, la Beat Generation: chi meglio di quel movimento
ha provocato e consumato l'attrazione fatale tra
poesia e musica, tra parola scritta e ritmata?
E chi meglio dei musicisti rock (e jazz) ne ha
tramandato la passione, ne ha tenute accese le
braci? È allora un'accoppiata che funziona, che
fa ancora scintille, quella tra la Beat Generation
e la musica rock: non a caso a conclusione della
tre giorni "Grangi Beat" è stato invitato Giulio
Casale, voce e chitarra degli Estra, uno che da
tempo cerca di tenere vivo proprio quel sacro
fuoco, quel "beat".
Al momento impegnato nella costruzione di una
carriera solista più cantautorale, Giulio "Estremo"
si è presentato sul palco con una chitarra acustica
e con qualche libro. Seduto su una seggiola, ha
cominciato a far cantare la parola leggendo brani
e poesie della Beat Generation, ripescando pezzi
degli Estra e proponendo in anteprima alcune canzoni
del suo nuovo disco "In fondo al blu".
La prima cosa che ha stupito è stato il tasso
emotivo dello spettacolo: non solo una serata
di cultura e di interesse letterario, ma un concerto
carico di vibrazioni, in cui l'artista ha offerto
le sue emozioni nella maniera più spoglia e diretta.
Casale è stato abile nel costruire un set in cui
testi e canzoni (cover comprese) erano connessi
fino ad essere gli uni il proseguimento degli
altri: le "parole avventate" dei Beat sono diventate
complementari alla scrittura inquieta del cantautore,
bravo a sottolineare ogni verso con una mimica
facciale e vocale molto efficace.
Il pubblico ha percepito con attenzione reagendo
in maniera differente ad ognuno dei brani, come
spinto da onde simmetriche ma mai uguali: un'approvazione
entusiasta ha accolto le canzoni, mentre applausi
intensi hanno fatto seguito alle letture, ma ci
sono stati anche attimi di silenzio, talmente
tesi da lasciare i presenti ammutoliti come alla
fine di "Mosca nella solitudine, Segovia nella
neve" di Ferlinghetti. Altrettanto toccante è
stata la proposta dello storico discorso del Capo
Seattle sulla vendita della terra all'uomo bianco,
esempio di una riflessione e di una partecipazione
al mondo della natura care anche ai poeti beat.
A quel punto, "L'uomo col futuro di dietro" è
parsa proprio una metafora di quel Capo indiano
e ancor di più dell'uomo moderno, costretto a
dissetarsi con i pochi sorsi di vita che gli sono
rimasti.
"Sacrale" ha quindi concluso il set riassumendone
gli ideali e le emozioni, prima che Giulio Casale
si rendesse disponibile alle richieste del pubblico:
"La strada" è risultata particolarmente a tema,
come pure "Fiesta", il cui battito rock popolare
è stato ritmato dai presenti con un costante battimano.
Una sorpresa poi la cover di "Redemption song"
di Bob Marley, colma di dolcezza e di forza, e
un altro pezzo del nuovo disco, "Marina Elisa",
che ha confermato la statura delicata di Casale
come cantautore.
Infine una cover de "Le elezioni" di Gaber, colma
di un'ironia tanto divertita quanto provocante,
tanto impegnata quanto sottile, come nella miglior
tradizione dei folksinger. Come negli slanci più
vitali della poesia beat.
Alla fine artista e pubblico sono rimasti a guardarsi
negli occhi, l'uno sporgendo dal palco e gli altri
dalle sedie, commossi, emozionati, come quando
si verifica un incontro raro.
VIENI
"Per i poeti, con amore" (da "Il Manifesto populista"
di Lawrence Ferlinghetti)
The times they are a-changin' (Bob Dylan)
"Saluti cosmopoliti" (Allen Ginsberg)
SO
CHE NON SO
"Non sparate sul facocero" (Gregory Corso)
"Potere" (Gregory Corso)
"The Whole mess almost" (Gregory Corso)
IT'S
ALL OVER NOW BABY BLUE (Bob Dylan)
"Ultimi viaggi" (da "Un po' di emozioni" di Fernanda
Pivano)
CARA
GIOVANE VERGINE CHE MI PARLI DI SUICIDIO
"Chiaro?" (da "Saluti cosmopoliti" di Allen Ginsberg)
"Mosca nella solitudine Segovia nella neve" (Lawrence
Ferlinghetti)
HALLELUJAH
(Leonard Cohen / Jeff Buckley)
Discorso di Capo Seattle al Presidente degli Stati
Uniti
L'UOMO
COL FUTURO DI DIETRO
Umiltà (da "Sullo zero" di Giulio Casale)
In piedi sullo zero (da "Sullo zero" di Giulio
Casale)
SACRALE
LA
STRADA
FIESTA
REDEMPTION
SONG (Bob Marley)
MARINA
ELISA
LE
ELEZIONI (Giorgio Gaber)
|