Calexico

Calexico

Milano / Alcatraz


13/11/2012 - di Roberto Contini
I Calexicosono arrivati a Milano nel corso di un estenuante tour, iniziato il 14 settembre a Colonia e che avrà termine il 1 dicembre ad Atene, per lanciare il loro ultimo cd Algiers uscito ai primi di settembre. L’Alcatraz ha riservato loro una calorosa accoglienza e praticamente il tutto esaurito con oltre 1000 persone seppur  in un contesto di spazio ridotto rispetto alla capienza massima. Sono arrivato abbastanza ben preparato dal momento che avevo visto che avevano ripetuto in modo abbastanza omogeneo la medesima setlist dall’inizio del tour, ma devo dire che la resa dal vivo è stata veramente eccezionale. Opening act da parte dei Blind Pilot, una band dell’Oregon che richiama vagamente gli Avett Brothers, anche nella strumentazione (con la presenza di Kati Claborn al banjo): varrebbe bene di risentirli con più calma ed attenzione.

Una mezzora, poi arrivano puntuali i Calexico  I brani provenienti da Algiers la fanno da padrone : si inizia con Epic. Segue un loro classico Across the wire tratto da Feast of Wire  dove primeggia il suono  della tromba, ma in entrambi i pezzi è la nostalgia mariachi a farla da padrone. Si va avanti con Splitter ancora da Algiers , poi ancora un richiami mariachi con Roka (danza de la muerte ) tratta dall’album Garden Ruin a cui seguono Dead Moon e Para ancora da Algiers. Poi un classico, Minas de Cobre da Black Light. Arriva poi Inspiracion  da Carried to Dust, seguite da una bellissima Sunken Waltz da Feast of Wire. Ecco arrivare poi due dei brani più belli da AlgiersFortune Teller e Maybe On Monday, due ballate malinconiche e suggestive. Ritornano i ritmi mariachi con No te vayas cantata interamente in spagnolo  e Corona, quest’ultima tratta da Convict Pool, con le trombe in grande evidenza.

Da qui in poi il concerto cambia decisamente ritmo : All system red mette in bella evidenza  le chitarre,  ancora di più protagoniste nella cover di Alone again or dei Love, a cui si adatterebbe bene la definizione di ’wall of sound’ se non fosse il marchio di fabbrica di Phil Spector, comunque sia, il pubblico è in delirio di fronte a questo incalzare di suoni Segue Crystal frontier uno dei brani più intensi ed esemplificativi di tutta la produzione dei Calexico.

Per i bis mi sarei aspettato Look At Miss Ohio di Gillian Welch e David Rawling, presente in tutti gli ultimi concerti del tour, invece è una sorpresa a sparigliare le carte For Your Love degli Yarbirds, suonata con i Blind Pilot  la band di supporto del tour,  in una versione decisamente accattivante che riesce a non far rimpiangere  troppo Slowhand, con stop and start e  frequenti cambi di ritmo. Rieccoci ad  Algiers, con Sinner In the Sea, ma è con Guero canelo tratta da  Feast of Wire  che il pubblico si scatena,  con le trombe di Jacob Valenzuela e Martin Wenk che menano la danza. Si finisce con  The Vanishing Mind, ultimo brano di Algiers.

Insomma un concerto che è sempre riuscito a tener ben viva l’attenzione del pubblico, con Joey Burns sempre protagonista, affiancato egregiamente da tutta la band, ma soprattutto da John Convertino, il cui groove elegante ed espressivo lo pone, a mio avviso, tra i più significativi batteristi della storia del rock .

 

SETLIST

Epic

Across the wire

Splitter

Roka

Dead Moon

Para

Minas de cobre

Inspiracion

Sunken Waltz

Fortune Teller

Maybe On Monday

No te vayas

Corona

All systems red

Alone Again Or

Puerto

Crystal frontier –

encore:

For your love

Sinner in the sea

Guero canelo

Bis finale : The vanishing mind

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