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Bloom, attivissimo centro culturale di Mezzago, con una puntualità impeccabile
anche per quest’anno ha organizzato quello che da tempo si conferma ormai
un appuntamento fisso per gli amanti della migliore musica: la discesa
in Italia dei norvegesi Motorpsycho, da queste parti gruppo di culto per
molti.
Spendere parole per illustrare le tappe che hanno portato il trio a venir
considerato la formazione europea che più di altre ha saputo influire
sui gusti dell’ultima generazione dei più attenti ascoltatori e musicisti
può risultare scontato soprattutto se gli artisti in questione hanno dalla
loro un’invidiabile attività sia live che discografica con ben 14 album
pubblicati in 11 anni di attività oltre ad una miriade di EP.
Per una sera ancora il miracolo di questa band si compie radunando oltre
mille spettatori provenienti da tutto il paese e una buona percentuale
di stranieri, caso più unico che raro per un concerto da queste parti.
La fila fuori dalle porte è ancora lunga, mentre all’interno ormai lo
spazio di fronte al palco si fa sempre più stretto.
Qualche minuto di attesa ancora ed ecco che lo spegnersi delle luci sancisce
l’inizio di quello che senza dubbio rappresenterà uno dei più formidabili
eventi del nostro autunno musicale.
Da questo punto in poi tutto sarà chitarre, sudore, dilatazioni soniche
mozzafiato, immagini proiettate ora in rugginosa alternanza e poi in traballanti
in sovrapposizione a suggestive progressioni psichedeliche, energia ed
emozioni regalate a piene mani alla platea che ricambia cantando, dimenandosi
a più non posso e osannando con il maggior calore possibile uno dei simboli
più eclatanti della fierezza underground degli anni ’90. Ai lati opposti
del palco il basso e il microfono di Bent sanno che possono contare sulle
presenze simmetriche e rodate del chitarrista Snah; alle loro spalle rispettivamente
l’agile batterista Gebhardt e, a far la differenza, il mellotron di Slagsvold,
tanto potente da superare a tratti le possenti distorsioni della chitarra
in furiosi e annebbianti assoli, non meri riempimenti ma parti integranti
di brani complessi ma dal fascino mordace del miglior rock n’roll.
Da ricordare assolutamente la versatilità con la quale il gruppo è in
grado di coniugare generi ed attitudini talmente diverse fra loro da apparire
inconciliabili: la psichedelica acustica con il rock pesante, il sound
della San Francisco di fine anni ’60 con il miglior grunge, senza dimenticare
quel gran marasma del movimento post rock all’interno del quale i Motorpsycho
godono del ruolo di sperimentatori di primo piano.
La costante melodica fa la fortuna di certe soluzioni sonore che strizzano
l’occhio a diversi grandi del passato, cui senza dubbio i norvegesi devono
molto: Beach Boys e Led Zeppelin, AC/DC e i migliori dischi Motown, Grateful
Dead e gli MC5, dei quali vengono proposti in un lungo medley nei bis
rispettivamente “Turn on your lovelight” e “Black to Comm” in una forma
ad esatta metà tra funk ed hard rock.
La scaletta pesca senza soluzione di continuità nel repertorio della formazione
senza dimenticare le hit di maggior successo: “All is loneliness” cambia
veste tramutandosi in una nenia il cui nocciolo esplode in mille pezzi
lasciando una inaudita scia noise, le chitarre levate all’unisono sul
riff di “S.T.G.” riportano a tempi in cui bastavano capelli e barba lunghi
per farsi amare dal pubblico più oltranzista, mentre “Go to California”
appare solare e demodé come poche composizioni dei nostri tempi, caleidoscopica
e affascinante nella sua complessità. I quattro svolgono egregiamente
la loro parte anche nei riusciti intrecci vocali di “For free” e “Neverland”,
brani per nulla semplici che convincono appieno anche nella prova live.
Per ben due ore e mezza i Motorpsycho fanno di tutto per dimostrare il
loro indiscutibile valore al proprio pubblico, dispensano energia e dimostrando
una compattezza invidiabile, impressionando grazie pure ad un impianto
eccellente dal quale ogni minima sfumatura sonora è potuta risaltare in
tutta la sua geniale eccentricità. La loro ricerca reclama prepotentemente
una vitalità fuori dal comune, lontana dal compiacimento di un mero revival
dei bei tempi che furono, attualizzando di questi la forma e soprattutto
l’entusiasmo, elemento che sempre le formazioni di indiscutibile valore
sanno dimostrare nei confronti del proprio fare musica. Incontrare i Motorpsycho
dal vivo è un’esperienza che chiunque senta il bisogno di capire dove
il rock nella sua accezione contemporanea sta evolvendosi, dovrebbe fare.
Appuntatevelo: la prossima volta non avrete più scusanti.
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Scaletta:
01. Pills,
Powders + Passionplays
02. Serpentine
03. For Free
04. Starmelt
05. Neverland
06. Hey Jane
07. 577
08. Circles
09. What if ...
10. Stained Glass
11. S.T.G.
12. Nothing to Say
13. Little Ricky Massenburg
14. All is Loneliness
15. Go to California
16. You Lied
17. Black to Comm -
Turn on Your Lovelight -
Black to Comm
18. Vortex Surfer
Formazione:
Bent Sæther
voce, basso,
chitarra acustica
Hans Magnus “Snah” Ryan
chitarra elettrica,
acustica, voce
Håkon Gebhardt
batteria, chitarra acustica, organo, voce
Bård Slagsvold
tastiere, voce
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