Francesco De Gregori

Francesco De Gregori

Villa Arconati


13/07/2013 - di Gianmario Ferrario
Francesco De Gregori sta girando i palchi italiani con il suo ultimo lavoro, Sulla Strada (2012), album (da lui stesso vivamente consigliato) di ritorno alla scrittura di inediti, come non succedeva da Per brevità chiamato artista (2008).

Chiaramente, un musicista della sua taglia e della sua discografia, deve essere abile nell’intrecciare i grandi successi a canzoni più recenti, il pubblico partecipante è in buona parte adulto, anche se le giovani leve non mancano e fioriscono soprattutto al momento del ritorno sul palco della band per i bis conclusivi. 

Dopo i primi brani di riscaldamento, in cui anche le varie sezioni di strumentisti devono assestare i propri interventi alla scaletta, è Titanic a darci il buon umore e lo slancio, merito, oltretutto, dell’arrangiamento dei fiati che riesce a renderla ancora più estiva e vivace.

Il primo boato arriva con Generale, c’è poi una Viva l’Italia più Dylaniana, in cui l’armonica e la chitarra acustica in prima linea riescono a darle un tocco più folk e vagabondo.

Immancabile è l’accenno al grande Lucio Dalla, storico compagno di avventure del cantante romano, il quale, nel momento più intimo dello spettacolo, luci basse e silenzio, ci regala una citazione strumentale di Come è profondo il mare.

Stucchevole poi, la traduzione di un testo di Cohen degli anni ’90, The Future, spaccato visionario e critico sulla realtà del nostro presente dal punto di vista sociale. 

Vengono fuori musicisti molto preparati, capaci di improvvisare assoli di chitarra sul rock’n’roll di Finestre Rotte, oppure di arricchire i paesaggi sonori con un tappeto di lap steel o mandolino, compito di Alessandro Valle, fino all’eleganza del violino della brava Elena Cirillo

Qualche errore di valutazione nel rifare attaccate Buonanotte fiorellino in due temi diversi, quando bastava l’ultima versione più dixie che comunque sarebbe risultata originale e divertente. 

Resta il fatto che La donna cannone è ancora la canzone più sentita dal pubblico, sono bastate le prime tre note della scala cromatica a far venir fuori tutta l’esultanza della gente. Del resto, siamo d’accordo su quanto sia di una bellezza intramontabile e di quanto, ancora, il buon De Gregori continui a suonarcela ai suoi concerti, salvandoci da temporali improvvisi e regalandoci un pezzo di storia vivente del cantautorato italiano. 

Abbiamo apprezzato la sua splendida forma, il suo sempre verde marinaresco stile (peccato abbia tagliato dalla set list i Marinai ndr) e goduto anche il suo modo di interagire con la band e, non di sovente, anche con il pubblico: introducendo Il bandito e il campione non manca di citarne l’autore (“l’ha scritta el me fredel”) Luigi Grechi, memore delle vicissitudini che questo pezzo porta circa il loro rapporto migliorato e recuperato negli anni fino alle recenti collaborazioni. 

Rispetto al passato più vicino, Francesco De Gregori sembra vivere uno dei suoi momenti migliori, merito soprattutto del sopracitato ultimo lavoro in studio che trova compimento e conferma nella dimensione live del cantautore. Un live set godibile, tra equilibrio melodico, interazione strumentale e passione comunicativa in un rinnovato percorso artistico che dura da quasi un lustro.

Ce ne andiamo sulle note di Rimmel che chiude questa calda e temporalesca serata d’estate, e ci sentiamo tutti come l’essere andati ad una lezione di catechismo poetico e musicale.

 

 

 

 

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