Dulce Pontes

Dulce Pontes

Castellazzo Di Bollate (mi)

13/07/2006  |  di Simona Jannotti Pecci - Simone Broglia

DULCE PONTES

13 luglio 2006
Villa Arconati - Castellazzo di Bollate (MI)

Il fado è la tradizionale canzone portoghese e prende il suo nome dal latino fatum: documentata dal XIX secolo e particolarmente viva a Lisbona, si concentra principalmente proprio sul tema della soggezione dell'uomo al destino.
Dulce Pontes è oggi una delle massime rappresentanti sebbene ne abbia alle volte rivisitato e personalizzato la struttura.
La Pontes viene infatti considerata l'erede della mitica Amalia Rodrigues, considerata l'anima del fado, sebbene la sua carriera artistica non abbia inizio da subito seguendo le orme della tradizione popolare; prima di riscoprire il fado ha fatto alcune colonne sonore per pubblicità. A rendere nota la sua voce al grande pubblico potremmo dire sia stata la collaborazione con Morricone. Ormai la sua fama è internazionale, ha suonato ovunque ed ha al suo attivo sette album.
L'impegno costante nello studio della tradizione e nella ricerca di nuove sonorità per esprimerla, che si sentono in particolar modo durante le performance live, hanno portato la cantante non solo a comporre e ricreare vecchi brani, ma soprattutto ad andare alla ricerca di nuovi suoni, strumenti e strumentisti.
Il suo metodo di ricerca è quello etnomusicologico: registratore alla mano si reca nei punti più sperduti del Portogallo a raccogliere e registrare la tradizione.
Canta anche in altre lingue, non solo in portoghese: in effetti la canzone portoghese ha dei richiami molto forti ad esempio con quella napoletana, avvicinamento questo che già era stato fatto per la Rodrigues.
Il fado per la Pontes è una filosofia di vita e durante il concerto emerge questo mescolarsi, questo confine labile fra la musica e la vita; è un modo per l'interprete di leggere cantando ciò che desidera, come del resto aveva fatto la Rodrigues con grandi poeti, per questo bisogna essere umili per cantare il fado. Un'umiltà che la Pontes manifesta ringraziando continuamente e parlando fra un brano e l'altro con un caloroso pubblico.
Accompagnata da una strumentazione acustica, con due fadisti, di cui uno alla chitarra portoghese, la Pontes ha saputo scaldare il pubblico, riempirgli l'animo di malinconia, di allegria fino ad ubriacarlo con la danza. Sarà forse per il suo passato di ballerina, ma la danza nella sua performance ha un ruolo essenziale: si rivela come una gestualità primitiva, originaria, un movimento armonioso e lento della braccia che sposa la ritualità del battere a terra i piedi nudi con sonagli legati alla caviglie. Una danza antica di origine afro-portoghese, sincretica, che si pone accanto alla centralità musicale del suo canto. Una voce calda e potente, in grado di estendersi, di stirarsi e di avvolgere il pubblico; una voce che esce copiosa quasi fosse emessa dal risuonare vuoto di tutta la cassa toracica.
La strumentazione spazia da una steel guitar al violoncello, dalla chitarra acustica braguesa ai fiati. Questi ultimi estremamente importanti per la resa della performance in quanto hanno legato ogni brano ad un'atmosfera epica, offrendo un concerto colmo di tradizione e soprattutto di interpretazioni intense.

Foto di Angelo Redaelli

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