|
Il
fado è la tradizionale canzone portoghese e prende
il suo nome dal latino fatum: documentata dal
XIX secolo e particolarmente viva a Lisbona, si
concentra principalmente proprio sul tema della
soggezione dell'uomo al destino.
Dulce Pontes è oggi una delle massime rappresentanti
sebbene ne abbia alle volte rivisitato e personalizzato
la struttura.
La Pontes viene infatti considerata l'erede della
mitica Amalia Rodrigues, considerata l'anima del
fado, sebbene la sua carriera artistica non abbia
inizio da subito seguendo le orme della tradizione
popolare; prima di riscoprire il fado ha fatto
alcune colonne sonore per pubblicità. A rendere
nota la sua voce al grande pubblico potremmo dire
sia stata la collaborazione con Morricone. Ormai
la sua fama è internazionale, ha suonato ovunque
ed ha al suo attivo sette album.
L'impegno costante nello studio della tradizione
e nella ricerca di nuove sonorità per esprimerla,
che si sentono in particolar modo durante le performance
live, hanno portato la cantante non solo a comporre
e ricreare vecchi brani, ma soprattutto ad andare
alla ricerca di nuovi suoni, strumenti e strumentisti.
Il suo metodo di ricerca è quello etnomusicologico:
registratore alla mano si reca nei punti più sperduti
del Portogallo a raccogliere e registrare la tradizione.
Canta anche in altre lingue, non solo in portoghese:
in effetti la canzone portoghese ha dei richiami
molto forti ad esempio con quella napoletana,
avvicinamento questo che già era stato fatto per
la Rodrigues.
Il fado per la Pontes è una filosofia di vita
e durante il concerto emerge questo mescolarsi,
questo confine labile fra la musica e la vita;
è un modo per l'interprete di leggere cantando
ciò che desidera, come del resto aveva fatto la
Rodrigues con grandi poeti, per questo bisogna
essere umili per cantare il fado. Un'umiltà che
la Pontes manifesta ringraziando continuamente
e parlando fra un brano e l'altro con un caloroso
pubblico.
Accompagnata da una strumentazione acustica, con
due fadisti, di cui uno alla chitarra portoghese,
la Pontes ha saputo scaldare il pubblico, riempirgli
l'animo di malinconia, di allegria fino ad ubriacarlo
con la danza. Sarà forse per il suo passato di
ballerina, ma la danza nella sua performance ha
un ruolo essenziale: si rivela come una gestualità
primitiva, originaria, un movimento armonioso
e lento della braccia che sposa la ritualità del
battere a terra i piedi nudi con sonagli legati
alla caviglie. Una danza antica di origine afro-portoghese,
sincretica, che si pone accanto alla centralità
musicale del suo canto. Una voce calda e potente,
in grado di estendersi, di stirarsi e di avvolgere
il pubblico; una voce che esce copiosa quasi fosse
emessa dal risuonare vuoto di tutta la cassa toracica.
La strumentazione spazia da una steel guitar al
violoncello, dalla chitarra acustica braguesa
ai fiati. Questi ultimi estremamente importanti
per la resa della performance in quanto hanno
legato ogni brano ad un'atmosfera epica, offrendo
un concerto colmo di tradizione e soprattutto
di interpretazioni intense.
|