|
L'atmosfera
è pregna di spiritualità, un incenso fumante è posto
accanto al pianoforte posizionato sull'altare di una
chiesa sconsacrata. Sono da poco passate le dieci ed
ecco Omar Sosa che si presenta, in completo bianco stile
arabeggiante, con un lumino e una sciarpa rossa che,
dopo alcuni riti propiziatori dal significato a noi
oscuro, pone sul pianoforte.
Appena mette le mani sulla tastiera, il pubblico si
accorge che Omar Sosa non è un pianista jazz come tanti
altri ma è un sacerdote che ha saputo unire tra loro
diversi stili senza mai perdere il senso del ritmo che
è fortemente presente in tutto il suo "piano solo".
Omar Sosa accompagna le sue melodie etniche con la sua
voce sussurrata e con alcuni suoni campionati e lo fa
con una religiosità e uno stile inconfondibile, con
leggerezza e divertimento.
Si vive un mondo diverso quando si assiste ad una performance
di Omar Sosa. Ci sono echi africani, riverberi cubani,
il jazz americano e il sapore del mediterraneo riuniti
in una magica alchimia ma soprattutto si avverte una
forte presenza del divino, la grande Madre che, secondo
Sosa, unisce tutti i popoli e le culture. Più che un
incontro di jazz, quindi, un live di Omar Sosa è un
incontro di culture, di essenze che il pianista cubano
riesce a unire grazie al suo innegabile talento e alla
sua costante ricerca.
La serata, purtroppo, non raggiunge picchi elevati di
intensità e sicuramente chi si aspetta un "piano solo"
come quelli di Bollani o Jarrett non viene ripagato
pienamente.
Ma Omar Sosa regala al pubblico numeroso un set emozionante,
ispirato, ricco di suoni, odori e colori provenienti
da altre realtà.
A fine serata, dopo aver suonato brani da "Mulatos",
"Afreecanos" e dal suo ultimo lavoro, oltre a suite
completamente improvvisate, coinvolge direttamente il
pubblico in un brano dal sapore tipicamente cubano.
Le note vibrano aeree verso il cielo e ancora si riescono
a percepire nella chiesa mentre mi incammino verso l'uscita.
Una sensazione di pace domina il mio animo e torno a
casa rilassato e soddisfatto.
Foto di Italia Santocchio
|