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L'Italia nei concerti si riscatta durante la bella
stagione estiva, grazie ai suoi paesaggi, alle
sue città e ai luoghi d'arte, quando in situazioni
all'aperto, si svolgono grandi eventi come la
data degli Eels all'interno della rassegna Asti
in Musica: la Piazza offre una cornice davvero
speciale in un angolo della città piemontese suggestivo
ed intimo, sicuramente adatto ad ospitare la band
di Mr E.
Il tour estivo delle anguille prevede il taglio
netto degli archi, come suggerisce lo sguardo
criminale del logo sul manifesto del tour, protagonisti
invece della precedente sessione di concerti e
relativi cd/dvd dal vivo. Vedere gli Eels in versione
elettrica, quasi lo-fi, non è affatto cosa nuova,
ma il concerto di questa sera offre l'ennesima
occasione per ascoltarli ancora una volta in una
veste unica. Sappiamo che Mr Everett per non annoiarsi
troppo è solito variare le scalette da un concerto
all'altro, creare idee malsane nella presentazione
dei concerti, inventandosi show e pièces sempre
nuovi; infatti il trio si presenta sul palco travestito.
Ordinatamente fanno la loro comparsa: Mr Crazy
Al in tenuta da uomo della "security" e protagonista
indiscusso di questa carnevalata, Mr E da operaio
saldatore,The Chet da veterano militare e infine
il batterista Knuckles anch'egli a rappresentare
la working class con una divisa giallo-arancio
ed elmetto protettivo. Oltre ad essere in regola
con la 626 sono tutti rigorosamente corredati
da barbe incolte e da occhiali scuri, come a voler
tenere in ombra le loro apparenti cattive intenzioni.
L'attacco con "Saturday Mornig" è il segnale che
la band lancia per fissare il primo livello di
rock elettrico, che nel corso della serata verrà
più volte superato e presentato a volumi e velocità
altalenanti. Un approccio molto originale che
va ad anticiparci un'esibizione ricca di sorprese,
sia cabarettistiche che sonore: tanto per iniziare
il compito di quello che "fu" il bassista della
band non sarà di suonare, a parte qualche coro
e vari sonagli ritmici, ma quello di recitare
la parte dell'ignorante addetto alla sicurezza
del leader, ripercorrendo con diverse imitazione
bizzarre le fasi giornaliere di una body-guard,
dagli allenamenti fisici al limitato rapporto
comunicativo con le persone (pubblico e musicisti).
Nei primi tre brani la dose di rock cresce a dismisura,
il quartetto ha l'aria di volersi divertire, le
due chitarre prendono una direzione più seriale
e chiusa, come sottolineano i riff di "Rock Show",
brano di Iggy and The Peaches, suonata in una
versione ancora più energica, fino ad approdare
a suoni più baritonali e arrangiati negli accordi
gibsoniani di "Crazy Love" (Willie Dixon): quest'ultimo
apre un ponte sonoro tra i pezzi elettrici più
aggressivi e alcuni grandi pezzi della musica
americana interpretati con classe blues.
Durante la performance di "Eyes Down" Big Al si
allena in una sorta di disciplina orientale fatta
di calci rotanti e mosse improbabili di karate
che si protraggono fino a "Dirty Girl". La fine
di ogni brano è contornato dai suoi intermezzi
idioti: nonostante il divertimento stia prendendo
il sopravvento su tutto il set, tutti svolgono
a pieno i propri ruoli di musicisti, andando a
riscoprire ora un vecchio successo di Waits ("Jesus
Gonna Be Here") ora il pop-shout di "Mother Mary",
scandito dall'organo di Mr E che a forza di evoluzioni
pop e psichedeliche rischia un fuori strada, tanto
da dovere improvvisare uno sketch per rimettersi
in carreggiata.
Solo l'intimità e la suggestione di "A Magic World"
separa una serie di vecchi successi pop: "Rags
To Rags", "My Beloved Monster", quest'ultima nuovamente
rivisitata in chiave soul, e la tagliente "Last
Stop: This Town" coronano la parte centrale del
concerto. L'ultimo brano è un viaggio di oltre
dieci minuti, sottolineato dal vento che si scatena
sul palco e che trasporta i riverberi rendendoli
ancora più profondi. Le vibrazioni elettriche
sono portate ad un livello sempre più alto, soprattutto
nella fase conclusiva, quando Mr E lascia il lavoro
al fedele trio, rientrando in scena solo per la
strofa conclusiva.
Ma i toni non si sono ancora ammorbiditi e dopo
una malinconica "Railroad Man" il combo si lancia
in una doppietta da veri Souljacker: con "Dog
Faced Boy" e "Souljacker Pt.1" gli Eels fanno
ondeggiare il pubblico in una sorta di danza indotta
da lunghi elettro shock di rock robusto. Al minaccia
con un guanto di lattice un'ispezione anale verso
il pubblico delle prime file, il bassista scende
minaccioso dal palco a distribuire battiti di
cinque prima e panna montata poi, con il divertimento
dei presenti ormai totalmente conquistati.
Nonostante lo show volga al termine, l'atmosfera
è ancora carica e sfocia in lezioni di musica
americana ad alti volumi di rock and roll. Unico
appunto è la mancanza dell'ennesima sorpresa,
come successe l'ottobre scorso al Conservatorio
di Milano, quando i protagonisti tornarono sul
palco a spettacolo chiuso, ma ce n'è abbastanza
per un concerto sorprendente. Degno della fama
e della natura degli Eels.
SET LIST:
SATURDAY
MORNING
OLD
SHIT/NEW SHIT
THE
OTHER SHOE
ROCK
SHOW (IGGY POP/PEACHES)
CRAZY
LOVE (WILLIE DIXON)
EYES
DOWN
DIRTY
GIRL
NOWADAYS
JESUS
GONNA BE HERE (TOM WAITS)
MOTHER
MARY
THE
SOUND OF FEAR
MY
BELOVED MONSTER
A
MAGIC WORLD
RAGS
TO RAGS
AGONY
LAST
STOP: THIS TOWN
NOT
READY YET
RAILROAD
MAN
DOG
FACED BOY
SOULJACKER
PT.1
I
PUT A SPELL ON YOU (SCREAMIN' JAY
HAWKINS)
THAT'S
LIFE (FRANK SINATRA)
CANCER
FOR THE CURE
I
LIKE BIRDS |
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