Eels

Eels

Asti Musica

12/07/2006  |  di Vito Sartor

Eels

12 luglio 2006
Asti Musica - Piazza Cattedrale

L'Italia nei concerti si riscatta durante la bella stagione estiva, grazie ai suoi paesaggi, alle sue città e ai luoghi d'arte, quando in situazioni all'aperto, si svolgono grandi eventi come la data degli Eels all'interno della rassegna Asti in Musica: la Piazza offre una cornice davvero speciale in un angolo della città piemontese suggestivo ed intimo, sicuramente adatto ad ospitare la band di Mr E.
Il tour estivo delle anguille prevede il taglio netto degli archi, come suggerisce lo sguardo criminale del logo sul manifesto del tour, protagonisti invece della precedente sessione di concerti e relativi cd/dvd dal vivo. Vedere gli Eels in versione elettrica, quasi lo-fi, non è affatto cosa nuova, ma il concerto di questa sera offre l'ennesima occasione per ascoltarli ancora una volta in una veste unica. Sappiamo che Mr Everett per non annoiarsi troppo è solito variare le scalette da un concerto all'altro, creare idee malsane nella presentazione dei concerti, inventandosi show e pièces sempre nuovi; infatti il trio si presenta sul palco travestito. Ordinatamente fanno la loro comparsa: Mr Crazy Al in tenuta da uomo della "security" e protagonista indiscusso di questa carnevalata, Mr E da operaio saldatore,The Chet da veterano militare e infine il batterista Knuckles anch'egli a rappresentare la working class con una divisa giallo-arancio ed elmetto protettivo. Oltre ad essere in regola con la 626 sono tutti rigorosamente corredati da barbe incolte e da occhiali scuri, come a voler tenere in ombra le loro apparenti cattive intenzioni. L'attacco con "Saturday Mornig" è il segnale che la band lancia per fissare il primo livello di rock elettrico, che nel corso della serata verrà più volte superato e presentato a volumi e velocità altalenanti. Un approccio molto originale che va ad anticiparci un'esibizione ricca di sorprese, sia cabarettistiche che sonore: tanto per iniziare il compito di quello che "fu" il bassista della band non sarà di suonare, a parte qualche coro e vari sonagli ritmici, ma quello di recitare la parte dell'ignorante addetto alla sicurezza del leader, ripercorrendo con diverse imitazione bizzarre le fasi giornaliere di una body-guard, dagli allenamenti fisici al limitato rapporto comunicativo con le persone (pubblico e musicisti). Nei primi tre brani la dose di rock cresce a dismisura, il quartetto ha l'aria di volersi divertire, le due chitarre prendono una direzione più seriale e chiusa, come sottolineano i riff di "Rock Show", brano di Iggy and The Peaches, suonata in una versione ancora più energica, fino ad approdare a suoni più baritonali e arrangiati negli accordi gibsoniani di "Crazy Love" (Willie Dixon): quest'ultimo apre un ponte sonoro tra i pezzi elettrici più aggressivi e alcuni grandi pezzi della musica americana interpretati con classe blues.
Durante la performance di "Eyes Down" Big Al si allena in una sorta di disciplina orientale fatta di calci rotanti e mosse improbabili di karate che si protraggono fino a "Dirty Girl". La fine di ogni brano è contornato dai suoi intermezzi idioti: nonostante il divertimento stia prendendo il sopravvento su tutto il set, tutti svolgono a pieno i propri ruoli di musicisti, andando a riscoprire ora un vecchio successo di Waits ("Jesus Gonna Be Here") ora il pop-shout di "Mother Mary", scandito dall'organo di Mr E che a forza di evoluzioni pop e psichedeliche rischia un fuori strada, tanto da dovere improvvisare uno sketch per rimettersi in carreggiata.
Solo l'intimità e la suggestione di "A Magic World" separa una serie di vecchi successi pop: "Rags To Rags", "My Beloved Monster", quest'ultima nuovamente rivisitata in chiave soul, e la tagliente "Last Stop: This Town" coronano la parte centrale del concerto. L'ultimo brano è un viaggio di oltre dieci minuti, sottolineato dal vento che si scatena sul palco e che trasporta i riverberi rendendoli ancora più profondi. Le vibrazioni elettriche sono portate ad un livello sempre più alto, soprattutto nella fase conclusiva, quando Mr E lascia il lavoro al fedele trio, rientrando in scena solo per la strofa conclusiva.
Ma i toni non si sono ancora ammorbiditi e dopo una malinconica "Railroad Man" il combo si lancia in una doppietta da veri Souljacker: con "Dog Faced Boy" e "Souljacker Pt.1" gli Eels fanno ondeggiare il pubblico in una sorta di danza indotta da lunghi elettro shock di rock robusto. Al minaccia con un guanto di lattice un'ispezione anale verso il pubblico delle prime file, il bassista scende minaccioso dal palco a distribuire battiti di cinque prima e panna montata poi, con il divertimento dei presenti ormai totalmente conquistati.
Nonostante lo show volga al termine, l'atmosfera è ancora carica e sfocia in lezioni di musica americana ad alti volumi di rock and roll. Unico appunto è la mancanza dell'ennesima sorpresa, come successe l'ottobre scorso al Conservatorio di Milano, quando i protagonisti tornarono sul palco a spettacolo chiuso, ma ce n'è abbastanza per un concerto sorprendente. Degno della fama e della natura degli Eels.

SET LIST:
SATURDAY MORNING
OLD SHIT/NEW SHIT
THE OTHER SHOE
ROCK SHOW (IGGY POP/PEACHES)
CRAZY LOVE (WILLIE DIXON)
EYES DOWN
DIRTY GIRL
NOWADAYS
JESUS GONNA BE HERE (TOM WAITS)
MOTHER MARY
THE SOUND OF FEAR
MY BELOVED MONSTER
A MAGIC WORLD
RAGS TO RAGS
AGONY
LAST STOP: THIS TOWN
NOT READY YET
RAILROAD MAN
DOG FACED BOY
SOULJACKER PT.1
I PUT A SPELL ON YOU (SCREAMIN' JAY HAWKINS)
THAT'S LIFE (FRANK SINATRA)

CANCER FOR THE CURE
I LIKE BIRDS

 

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