|
Si
sapeva che sarebbe stata una festa: bastava ascoltare
"The Seeger Sessions" o dare un'occhiata alle
scalette del primo scorcio di questo tour 2006.
Ma è stata molto più di una festa: l'unica data
italiana di Bruce Springsteen con la Seeger Sessions
Band è stata più di quanto gli stessi protagonisti
sul palco si potessero aspettare.
"Stasera ci divertiamo" ha detto Springsteen alla
seconda canzone nel suo italiano traballante,
senza immaginare che da lì a fine concerto si
sarebbe fatto trasportare tanto da annunciare
e promettere ripetutamente, come il più accanito
dei suoi fan, di voler tornare a suonare nel nostro
paese già nel prossimo autunno. E anche gli increduli
si sarebbero ravveduti al boato che ha accolto
la notizia, più forte di tutti gli applausi e
i cori che hanno seguito ogni canzone.
Ma meglio andare con ordine per capire come Springsteen
e il suo pubblico sono riusciti a raggiungere
un punto tanto alto di coinvolgimento reciproco.
Non capita spesso di vedere i musicisti accolti
sul palco dal loro leader che li aspetta al varco
per dare ad ognuno una pacca sulla spalla e che
poi al primo pezzo li invita a presentarsi uno
ad uno con un assolo. Non capita spesso di trovare
un pubblico pronto a cantare persino canzoni mai
sentite prima ("How can a poor man stand such
times and live"). E non capita spesso nemmeno
di trovare uno Springsteen che, chitarra da folksinger
al petto, balla a gamba alta come un busker.
Curiosa anche la disposizione del palco: un paio
di drappi e qualche lampadario a dare un tocco
retrò, un pianoforte d'epoca e una panca in legno
su cui saliranno a suonare i fiati, forti di un
trombone dalle dimensioni davvero vistose.
Sorprendente sin da subito la scaletta con una
"Johnny 99" trasformata in uno shuffle carico
di un talkin' ritmato e strusciato. Ma non è stata
l'unico brano del passato a sfoggiare nel corso
della serata nuove vesti antiche.
Dal vivo poi le canzoni di "The Seeger Sessions"
hanno combinato ancora di più un senso di lotta
e di resistenza, di gioia e di fratellanza, esaltato
da Springsteen con il suo atteggiamento verso
la band e verso il pubblico.
Bruce ha diretto magistralmente 17 elementi suonanti:
chitarra acustiche, pedal steel, banjo, piano,
organo, fisarmonica, violini, sax, tuba, trombe,
trombone, contrabbasso e batteria, tutti superlativi
nel condire e shakerare la materia traditional.
Ne è venuta un'energia forte anche di momenti
di raccoglimento che hanno attinto alla storia
della lotta per i diritti civili e rimandato alla
tragedia di New Orleans: per questo in più di
un pezzo Springsteen ha lasciato il microfono
alla voce nera di Mark Thompson.
Sottoposta allo stesso trattamento di "Johnny
99", "Cadillac ranch" si è trascinata in una "Mistery
train train" durante la quale tutti sono stati
invitati a salire in carrozza ("All aboard!").
"My Oklahoma home" è stata invece caricata di
swing e "If I should fall behind" riarrangiata
in una gioiosa versione inedita.
Dopo "How can a poor man stand such times and
live", pezzo di Blind Alfred Reed per cui Springsteen
ha scritto tre nuove strofe, "Jacob's ladder"
ha continuato a salire di tono su una serie di
reprise sempre più alte e quindi è arrivato il
vero highlight della serata: le donne della band,
Patti Scialfa, Soozie Tyrrel e Lisa Lowell, si
sono impossessate della scena introducendo "Open
all night" a tre voci. Qua Springsteen ha dato
il meglio di sé cantando su un ritmo indiavolato
fino ad urlare con gli occhi fuori dalle orbite.
Logica e attesa "Pay me my money down", intonata
nel palazzetto ancora prima che Springsteen cominciasse
a cantarla e conclusa con una scenetta che ha
visto il Boss portare la sua banda giù dal palco
mimando un treno e lasciare poi la scena al trombone
e alla batteria.
Tutti gli 11.000 presenti si sono quindi raccolti
per "My city of ruins", che si è imposta su crescendi
soul impareggiabili, e per "When the saints go
marchin' in", sussurrata come una preghiera per
New Orleans.
In mezzo c'è stato ancora spazio per una "You
can look (but you better not touch)" impregnata
di cajun e zydeco con tanto di washboard e doppi
sensi ("if it don't stink") e per una "Buffalo
gals" scatenata. Poi Springsteen si è rimesso
sulla soglia del palco lasciando scendere i suoi
musicisti e abbracciandoli uno ad uno. Una festa
sì, ma anche una lezione di musica e di storia
mai così riuscita nella sua interazione: tutti,
dal palco al parterre, dalle gradinate al pit,
ne sono usciti visibilmente soddisfatti ed arricchiti.
Sono questi i concerti che riportano la gente
verso la musica e verso la tradizione. Oggi ce
n'è più che mai bisogno: meno male che Springsteen
ha invitato tutti per il prossimo autunno.
Si ringraziano Rodolfo Sassano, autore delle
foto,
e www.loose-ends.it
Scaletta:
Jesse
James
Oh,
Mary don't you weep
Johnny
99
Joe
Henry
Eyes
on the prize
Old
Dan Tucker
Cadillac
ranch / Mistery train
Erie
canal
My
Oklahoma home
If
I should fall behind
Mrs.
McGrath
How
can a poor man stand such times and live
Jacob's
ladder
We
shall overcome
Open
all night
Pay
me my money down
My
city of ruins
Ramrod
You
can look (but you better not touch)
When
the saints go marchin' in
Buffalo
gals
The Seeger Sessions Band: Sam Bardfeld
(violino), Art Baron (tuba), Frank Bruno (chitarra),
Jeremy Chatzky (contrabbasso), Larry Eagle (batteria),
Clark Gayton (trombone), Charles Giordano (tastiere),
Curtis King (cori), Greg Liszt (banjo), Lisa Lowell
(cori), Eddie Manion (sax), Cindy Mizell (cori),
Curt Ramm (tromba), Marty Rifkin (pedal steel
guitar), Patti Scialfa (cori), Mark Thompson (cori)
e Soozie Tyrell (violino).
|