Un concerto dei Calla richiede spirito e ambiente giusto, raccolto e ben disposto verso un'immobilità non solo interiore. Il Donne Motori di Brescia si rivela fisicamente adatto per le sue dimensioni e per la gente che lo stipa di attenzione e di fumo. Il gruppo di Aurelio Valle attacca con "Don't hold your breath", brano tratto dall'ultimo disco "Televise". È subito chiaro che la serata sarà intrisa di profonde lentezze, anche nei suoi momenti più duri: Aurelio ha un approccio quasi distaccato, pochissime parole e una voce bassa, che si muove a stenti sui suoni cadenzati della band. Non è un caso che allo schermo di fianco al palco vengano proiettate immagini dei Velvet Underground, sicuramente uno dei maggiori riferimenti per i Calla, che riescono a suonare oscuri senza bisogno di alcuna posa: sul palco i movimenti dei musicisti non concedono nulla allo spettacolo, preferendo seguire le movenze delle loro canzoni e offrendo così un'immagine assolutamente coerente e dedita alla loro musica. È un approccio che non ammette compromessi, a rischio di far apparire monotono lo svolgersi dei brani, ma che allo stesso tempo rende personale la proposta dei Calla. Il suono infatti risulta ancora più avvolgente: se in studio i tocchi di programming davano qualche parvenza sofisticata, dal vivo invece qualunque effetto si trascina con lo stesso passo ruvido dei feedback di chitarra. Il concerto ha delle impennate sublimi con "Astral" e con "Trinidad", eseguita in coppia con "I shall be released" di Bob Dylan, quasi a voler ribadire il perenne contrasto tra luci ed ombre presente nella musica del trio d'origine texana. Allo stesso modo Aurelio e compagni passano da ballate che si trascinano cupe a momenti più agressivi, in cui la band alza un muro del suono altrettanto drammatico.
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