|
Ecco
come un'esibizione dal vivo può farti cambiare idea
sul messaggio musicale di una band, forse una delle
tante che vengono importate dagli USA, ma che dal vivo
stravolge completamente ogni aspettativa senza però
ribaltare quello che è il significato della loro musica.
Il gruppo in questione si chiama Band Of Horses, viene
da Seattle e forse "Cease To Begin" non è neanche stato
uno dei dischi più belli usciti nel 2007: rimane il
dubbio di non averlo ascoltato con le orecchie giuste,
a giudicare dal pubblico accorso e dai i pezzi cantati
a squarcia gola dai ragazzi delle prime file. Se non
altro per la magnifica performance di questa sera, siamo
rimasti completamente plasmati davanti a questo stupendo
sipario pop-rock.
Ben Bridwell, Rob Hampton e soci non si risparmiano,
si lanciano immediatamente nelle forme tradizionali
di un rock autorale con grande scioltezza. La voce del
front-man è alta e potente tanto da immortalare momenti
emozionanti attraverso due ballate tratte da "Everything
All The Time" (2006): "Monster" si accende sulla steel
guitar tormentata da Ben, mentre in "The First Song"
le chitarre di Rob ricoprono le melodie puntando sulla
potenza di un suono elettrico alla Young.
Quando il singolo "Is There a Ghost" alza un polverone
di consensi, il gruppo si lascia trasportare poco dal
proprio soul affidandosi agli schemi del pezzo e forse
commettendo una delle poche imprudenze della performance:
il momento è inquadrato come una foto istantanea in
cui la band rinuncia al proprio stile libero e dinamico.
La tecnica dimostrata è comunque eccellente, anche quando
i cinque ritornano a ricalcare la durezza del rock come
succede nel ritornello di "Great Salt Lake" introdotto
da una nuova metrica, o nelle aperture chitarristiche
di "Funeral" e in "Island on The Coast", in cui emerge
la mole sonora delle keyboards di Ryan Monroe. Le tastiere,
spesso volte a funzione di contorno, diventano in più
occasioni protagoniste dell'impianto melodico dei Band
Of Horses. E non solo: in un brano il tastierista si
erge in prima persona all'interno di una ballata da
brivido con piacevoli inserimenti seventy e blues.
Ben Bridwell continua a tenere alto il tono della sua
voce e si fa guidare dai ritmi sostenuti dei compagni
come succede nei tempi duplicati del folk di "The General
Specific"; è palpabile la sua emozione quando si impegna
ad interpretare quel mondo irreale, fantastico e immaginario
cantato in "Ode To LRC", in linea con il pubblico intero
("The World is such a beautiful place").
I Band of Horses si sono così accaparrati i consensi
del pubblico italiano (i fans provenivano da tutto il
Nord Italia) e hanno terminato il set mettendo in evidenza
la loro dote migliore, ovvero il lato sognante di un
folk di tanto in tanto innovato come nelle versioni
live di "Marry Song" e "Cigarettes Wedding Bands".
Alla fine hanno potuto permettersi anche una chiusura
in tutta rilassatezza, giocata tra di loro sul palco
con tanta complicità attraverso una cover dei Them Two,
"Am I a Good Man".
|