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La
carriera di Marco Iacampo, songwriter veneto meglio
conosciuto come GoodMorningBoy, corre veloce al ritmo
dettato da un'ispirazione tanto personale quanto mutevole:
sin dai tempi degli Elle i cambiamenti portati dalla
vita hanno influito sulla sua creatività in modo esplicito
ed evidente aprendogli davanti nuovi percorsi.
Da qualche tempo Marco si esibisce in un'inedita veste
solista che avevamo avuto modo di verificare già quest'estate
a Galliera Veneta durante un'intensa esibizione al Fosbury
Festival: dietro alla sua indole pacata nasconde sempre
un'irrefrenabile voglia di trovare nuove strade che
però ora percorre con l'ausilio esclusivo del canto
e della chitarra acustica.
Questo approccio più da songwriter permette agli accordi
e alle melodie di arrivare al cuore senza il minimo
ostacolo. Non a caso il set è aperto da "Your Heart",
un brano che si assimila all'istante, scritto al presente
ma rivolto al passato, verso la strada fatta, verso
un amore e una casa in attesa.
I testi e i pensieri liberati prima delle canzoni rispecchiano
una spontaneità che trova forma in una musica concreta:
il risultato ha un peso autorale e a tratti anche le
fattezze di un blues guardato da angolature differenti
che ti capita di ascoltare come se fosse l'ultimo ("The
Last of These Blues") con la melodia che, invece di
seguire le ripetizioni di un ritmo ben definito, diventa
sempre più dolce.
L'esperienza onirica di "HamletMachine" si è tramutata
in un corpo più essenziale, che si porta appresso "solo"
un bagaglio da songwriter e un lato autobiografico più
maturo: "Promised Land" è il simbolo di una nuova meta
non ancora raggiunta, di un ragazzo sempre alla ricerca
di sè stesso.
Come già in altre occasioni, dal vivo la scaletta è
intervallata da un paio di cover sorprendenti che segnano
la serata: "Magnolia" di J.J. Cale e la classica "Nature
Boy". Tra qualche brano sanguigno e alcuni marcati da
un'intimismo malinconico che ricorda anche Terje Nordgarden,
il concerto prende la direzione del folk più puro in
"Snowfall" per poi sprofondare nel soul rock romantico
di "Under Cover" e "Curious Eye".
La parte più divertente delle serata viene introdotta
da una serie di citazioni di "endrighiana" memoria:
secondo la filosofia di Marco bisogna sempre guardare
ai frutti che ancora devono sbocciare, anche se per
generarli è indispensabile passare prima da un seme,
da un albero e da un fiore, o meglio da ciò che abbiamo
in precedenza cresciuto per poi donarlo alle ragazze
(…). Tra i nuovi pezzi "Fruits" è quello dai colori
più sgargianti, caratterizzato da una metrica veloce,
come una filastrocca moderna o un rap in rima con una
melodia dipinta su una tela infinita a ritrarre la natura
umana.
"We Walk While Dreams Are Tied" invita poi a non abbandonare
i sogni e a continuare a camminare: qui la voce gioca
un ruolo importante, le parole si fondono con gli accordi
di chitarra in un finale aperto verso un'eco che risuona
sfumato ancora per qualche secondo.
Diverso quello che accade in "All is Falling", richiesta
dai presenti, che coglie impreparato Iacampo costringendolo
a cimentarsi con un ritmo acustico imperfetto e un testo
dimenticato. Il risultato è comunque terapeutico, il
pubblico apprezza e rimane incantato da una parte finale
suggellata da una "Nature boy" cantata in modo tanto
struggente da far pensare ad Elvis Costello.
Alla fine non è dato sapere quale strada deciderà di
seguire Marco Iacampo, se continuerà sulla via di GoodMorningBoy
o se intraprenderà un percorso più solista come quello
indicato stasera, ma possiamo essere certi che, qualunque
sia la direzione, questa risponderà alla voce personale
dell'ispirazione e del talento.
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