Battleme

Battleme

Isola Liri (FR) / Industrie Sonore


11/10/2017 - di Giovanni Sottosanti
Incursioni in territori musicali desueti, ma comunque limitrofi e ben assimilabili, perché quando cuore, grinta e passione muovono ragazzi di svariate provenienze a prendere in mano strumenti musicali e a suonare, allora non contano i generi, conta un denominatore comune che in questo caso unisce e non divide. Tutto questo preambolo per dire che ieri sera, forse per la prima volta, sono andato a sentire un concerto con due band di cui non conoscevo nulla o quasi, fatta eccezione per consigli di amici e rapidi e frettolosi ascolti dalla rete.

Industrie Sonore a Isola Liri coniuga alla perfezione professionalità e passione, uno studio di registrazione che diventa set per eventi live preziosi e di nicchia. Gli Alternative Station arrivano da Rimini con la freschezza e l`incoscienza dei ventenni, ma un curriculum in cui spicca l`apertura per Vasco Rossi a Modena Park. Un mood oscuro e graffiante, tra brit pop, garage e indie rock, un`apertura verso dolci ballate, ma soprattutto una fisicità sul palco, una grinta, una padronanza della scena e degli strumenti sul palco che sorprendono in ragazzi così giovani. La voce del cantante Andrea Donati, potente e scura, aggiunge un potenziale in più alla band. Il tempo è dalla loro parte.

I Battleme, originari di Austin, Tx, da alcuni anni sono di stanza a Portland, Oregon. Già attivi sulla scena underground circa dal 2009, registrano un`impennata della loro notorietà grazie alla serie televisiva Sons of Anarchy, che utilizza più volte i pezzi della band, compresa una splendida cover di Hey Hey, My My. Matt Drenik ne rappresenta la mente, l`anima, la voce e la chitarra elettrica, coadiuvato da James Eliot Jones basso e chitarra, Randal Blaschke chitarra e basso e Scott Noben batteria.

I quattro partono sparati e danno vita ad un set a dir poco adrenalinico, furibondo, travolgente. Pestano duro senza soluzione di continuità, non si tira quasi mai il fiato, giù dritto con un rock figlio degli anni `70, Led Zeppelin e Deep Purple su tutti, deviazioni verso l`hard rock, incursioni nel punk, nel garage e nel grunge. I quattro appaiono davvero indiavolati, Matt sprigiona una notevole presenza scenica, sostenuta anche da un`incredibile somiglianza con il Pete Townshend giovane, curioso il continuo cambio di strumenti tra bassista e chitarrista, la picchia di brutto e anche i piatti chiedono pietà. Poi quando meno te lo aspetti, nel finale, arriva un`improvvisa apertura verso folk ballad di classica matrice roots. Le orecchie fischiano, la temperatura è in ebollizione, un concerto in cui grinta, cuore e sudore sono andati perfettamente a braccetto. Nomi nuovi da appuntare nella sconfinata agenda delle scoperte musicali.

Foto di: Vittorio La Pietra