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Eileen
Rose la conosciamo: è una di quelle cantautrici
dal rock gentile e profondo, cresciute come virgulti
dal fertile terreno dell'american music. Da lei
ci si aspetta un concerto toccante e coinvolgente,
magari con qualche sferzata elettrica per dare
alle sue canzoni quel vigore che ha fatto un po'
difetto nell'ultimo disco "Come the storm" (2005).
Ad aprire la serata ci pensa Andrea Parodi, cantautore
di cui bisogna lodare anche l'impegno come tour-manager,
uno dei pochi rimasti ad occuparsi di veri songwriters.
Solo un paio di pezzi, in vista di quello che
dovrebbe essere il suo nuovo disco, previsto entro
la metà del 2006: sostenuto da Paul Rigby alla
chitarra e da Keith Rose al basso, Parodi offre
un assaggio di suoni ed atmosfere che partono
dall'Italia per calarsi nella terra di confine
tra Stati Uniti e Messico. "Liberi" ha infatti
più di un'affinità con il Bob Dylan di "One more
cup of coffee" ed anche con il Joe Ely di "Letter
to Laredo": è uno spirito outlaw che trova ulteriori
spazi nella successiva "Gabriela", rinforzata
dalla chitarra di Paul Rigby (già nella band di
Bocephus King ed ora con Neko Case).
Pur con soli due pezzi, Parodi ha dimostrato di
essere cresciuto e di aver acquisito maggior convinzione
rispetto a quanto gli abbiamo sentito fare ai
tempi de "Le piscine di Fecchio": di sicuro è
un buon segnale per il proseguo di una carriera
che potrebbe e dovrebbe compiere un passo importante.
Dopo una breve pausa tocca ad Eileen Rose salire
sul palco e da vera headliner questa signora cantautrice
si presenta da sola senza alcun timore: accompagnandosi
con la chitarra acustica, incanta con una versione
di "Tom Waits crooning" che lascia subito un segno.
Seguono un paio di ballate ben ricamate dalle
chitarre di Seth Goodman e di Russell Chudnovsky:
protagonista è comunque la voce della Rose, tesa
e profonda al punto da catalizzare l'attenzione
dei presenti. Da consumata performer avvicina
ulteriormente il pubblico con simpatiche introduzioni
in italiano e dimostra coraggio nel proporsi in
modo schietto anche quando sottlinea i risvolti
politici di una "Stagger home" rivolta a Bush.
La Rose vive il concerto con spontaneità e partecipazione:
questo diminuisce forse la sua concentrazione
al canto, ma le permette di rendere la scaletta
più viva, proponendo anche qualche pezzo inedito
come "Twenty dollar shoes" e "Bird of youth".
Dopo una toccante "Ocean of fire" eseguita al
piano, il country-rock di "Trouble from tomorrow"
fa salire la temperatura della serata: sono le
chitarre ad alzare il tiro con un suono che passa
dal rockabilly della Danelectro di Goodman al
rock sanguigno della Fender di Russell Chudnovsky.
Sulla spinta dell'entusiasmo a questo punto vengono
chiamati sul palco anche Andrea Parodi e Paolo
Pieretto per una "Nessuno mi può giudicare" di
Caterina Caselli, che sembra la più improbabile
delle cover: il pezzo viene invece trasformato
in un arrembante rock dai toni western e diventa
uno dei punti più alti dell'intero concerto, capace
di coinvolgere i presenti che rispondono all'unisono.
Concluso il set con "White wave" la Rose non ha
bisogno di scendere dal palco per la manfrina
dei bis: senza farsi pregare intuisce ed asseconda
la volontà del pubblico con una corale "Bye bye
love" degli Everly Brothers e con il country-rock
di "Booze talkin'" che gira a mille dalle parti
dei Blasters. Il trittico di chitarre offerto
da Goodman, Chudnovsky e Rigby è seguito sullo
slancio anche da un assolo di basso del simpatico
Keith Rose che sembra chiudere la serata. Ce n'è
ancora invece per qualche ballata regalata a chi
ancora non fosse sazio: prima "Time to go" al
piano e poi su richiesta "Good man", toccante
come una "Knockin' on heaven's door", e per finire
"Helpless" di Neil Young.
Eileen Rose ha dato prova di un talento e di una
sensibilità capaci di toccare le corde interiori
anche di ancora non conosca la sua musica.
Andrea
Parodi:
Liberi
Gabriela
Eileen Rose:
Tom
Waits crooning
Genie
steps out
Rose
Stagger
home
Twenty
dollar shoes
Bird
of youth
Ocean
of fire
Trouble
from tomorrow
Nessuno
mi può giudicare
White
wave
Bye
bye love
Booze
talkin'
Time
to go
Good
man
Helpless
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