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Una
notte romana, un teatro del centro che si tramuta,
allo scoccare della mezzanotte, nel luogo perfetto
per accogliere i sapori variegati di una musica
fascinosa, un cantautore originale, la sua simpatia
irresistibile, una band con i fiocchi, una platea
entusiasta: così si potrebbero riassumere gli
ingredienti che hanno caratterizzato il concerto
di Pacifico (Gino De Crescenzo) in quel di Roma
il 10 dicembre.
L’artista milanese dal vivo dimostra pienamente
di avere alle spalle tanta esperienza: grazie
anche alla lunga militanza nell’eclettica rock-band
dei Rossomaltese in qualità di chitarrista, autore
e co-fondatore, oggi è un arrangiatore sopraffino
e un grande musicista. Pacifico sa bene quindi
come dosare ritmo e melodia, in una setlist che
alterna i brani del suo secondo album da solista
(“Musica leggera”) a quelli del pluripremiato
cd d’esordio (“Pacifico”) e mostra tutte le sfaccettature
della sua poliedrica arte.
Nel concerto infatti ce n’è per tutti i gusti.
La band passa agevolmente dall’indie-pop dell’avvolgente
“Lo sai che siamo uguali?”, costruita attorno
alla deliziosa chitarra elettroacustica di Gino,
al rock travolgente di “Pacifico” e al sound acustico
della caustica “Come un fuoco lento(S.M.O.G.)”.
Se gli assolo di chitarra di Silvio Masanotti
intessono spesso ricami delicati, le raffinate
linee di piano affidate a Diego Baiardi accarezzano,
cullano, stregano. Da segnalare sono poi i sapienti
crescendo e le chiusure strumentali da applauso
degli intensi arrangiamenti live di “Solo un sogno”
e “Musica leggera”. Il perfetto coordinamento
tra due musicisti versatili e ricchi di classe
come il bassista Camillo Bellinato e il batterista
Johannes Bickler consente infatti a Pacifico di
potersi dilettare a suo piacimento con i cambi
di ritmo.
Una base ritmica pregevolissima d’altronde è il
segreto di pezzi come “Fine fine” (un gioiellino
sullo stupefacente, piccolo prodigio della pioggia
vivificatrice), come la solare “A poche ore” o
ancora come “Il Faraone”, sarcastica riflessione
sul destino tragicomico degli artisti emergenti.
È il carisma di De Crescenzo però a creare di
volta in volta l’atmosfera giusta per ogni singola
canzone. Come ha dimostrato nella sottile indagine
de “Le mie parole”, Gino conosce a perfezione
il valore e il peso che possono avere frasi, battute,
versi. Il cantautore pertanto riesce in modo magistrale
a stemperare ed alleggerire la commozione delle
ballate più introspettive con la sua autoironia
e i dialoghi scherzosi improvvisati col suo pubblico.
Pacifico sa sorprendere e spiazzare la platea
con bolle di sapone di ogni foggia, foto istantanee,
“fontanelle” e coriandoli, per dissacrare la solennità
seriosa del concerto con quella che chiama “la
liturgia della leggerezza”. Sa anche però incantare
gli spettatori con le sue introduzioni parlate
pregne di lirismo, come instaurare un clima di
forte empatia, come immergersi totalmente nelle
sue note.
Insomma, Pacifico ha talento e in fatto di musica
la sa lunga. Eppure, in concerto appare timido,
nonostante la sua eloquenza naturale di poeta
e intrattenitore: ha un fare umile, gentile, pacato,
sebbene i riconoscimenti e gli elogi della critica
avrebbero potuto renderlo altezzoso, scostante
o vanitoso. De Crescenzo è del tutto alieno da
manie di protagonismo o da smanie esibizionistiche.
Sul palco, con grande concentrazione e semplicità,
cerca di esprimere intatte le emozioni che hanno
generato le sue canzoni. È un cantautore che trasforma
in musica un complesso mondo interiore, che, come
l’oceano a cui allude il suo pseudonimo, avvicenda
momenti di quiete serafica a turbinose ed imperscrutabili
tempeste.
A giudicare dai sorrisi e dagli occhi lucidi o
divertiti dei presenti, questo carico multiforme
di sentimenti davvero attraversa l’animo di ogni
spettatore. Per conquistarlo definitivamente.
Scaletta:
Una luce
Gli
occhi al cielo
Fine
fine
Il
postino
Il
presente
Lo
sai che siamo uguali
Il
faraone
Ricordati
di me
Pacifico
Solo
un sogno
Le
mie parole
A
poche ore
Musica
leggera
Encore:
Come
un fuoco lento (S.M.O.G)
Ricomincia
ogni giorno
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