Francesco Guccini

Francesco Guccini

Milano


10/11/2006 - di Luca Meneghel
Francesco Guccini

10 novembre 2006 - Datch Forum, Milano Questa è la storia di una serata ordinaria: della solita band, dei soliti arrangiamenti, delle solite battute e dei soliti racconti. Del resto Guccini lo ha dichiarato senza mezzi termini, il giorno precedente, sulle pagine de "La Repubblica": "È cambiato tutto. Io no". E allora ecco il solito forum che lo chiama a gran voce, ecco lo stupore nel vedere tanti giovani, ecco gli amici di vino e di musica: Tempera, Biondini, Tavolazzi, Marangolo… Questo è Francesco Guccini, questi i suoi concerti: così è da decenni, così sarà sempre. Entra, qualche battuta scontatissima contro Berlusconi, Bush, Mastella e la finanziaria Prodi (giusto per la par condicio), e poi via con l'immortale "Canzone per un'amica": il rito ha inizio.
A ben vedere, però, qualche "novità" c'è: a differenza dell'ultimo tour (2004), in cui presentava il bel "Ritratti", questa volta Guccini non ha nulla da presentare, nessun disco inedito da alternare agli immancabili classici. È proprio questa libertà dagli schemi promozionali dei nuovi album che permette di andare a scavare nel passato, scovando delle chicche che di rado possiamo sentire ai suoi concerti: una canzone antica come "Noi non ci saremo" (con annesso racconto di quando cercò di sedurre una bella ragazza d'oltremanica traducendola in un inglese traballante…), la magnifica "Canzone della bambina portoghese" (e siamo ai tempi di "Radici", primo disco di Francesco), "Lettera" (dedicata agli amici di un tempo), "L'isola non trovata", "Vorrei", "Quello che non" e "Canzone delle domande consuete" (due rarità davvero pregevoli, estratte dal disco "Quello che non" del 1990).
Se dell'ultimo "Ritratti" ci regala solo "Una canzone", Guccini può stupirci con un inedito: si intitola "Su in collina", molto probabilmente farà parte del prossimo disco (per il quale siamo in alto mare: sempre su "La Repubblica" dichiara di aver pronte solo due canzoni) e racconta, molto intensamente, la lotta partigiana (per un giudizio più fondato è meglio però aspettare la versione in studio).
E infine, ovviamente, i classici: "Eskimo", "Cirano", "Incontro", "Il vecchio e il bambino", l'impeccabile "Auschwitz", "Farewell" (che rovina, interrompendola, perché la band sale troppo di tono) per finire col consueto tripudio di "Dio è morto" e "La locomotiva" (raccontando, come ormai sappiamo benissimo, che è tratta dal diario di un operaio anarchico bolognese, che è stata scritta di getto, ecc ecc). Niente di nuovo, ed è giusto e bello così: a differenza di un artista come De Gregori, che ama cambiare anche notevolmente gli arrangiamenti dei propri pezzi portandoli in giro sul palcoscenico, Guccini sa di avere dei classici immortali che il pubblico ama per quello che sono e così li vuole sentire. Andare a sentire Guccini è ogni volta come andare in osteria, con un vecchio amico bravo con la chitarra che fa cantare all'unisono tutta la tavolata, senza sperimentazioni, cambiamenti o altro.
Tolto qualche problema acustico iniziale, tolto qualche errore del nostro (peccato, davvero, per "Farewell"), Francesco ha regalato come sempre due ore e passa di sano divertimento per quel suo popolo che non accenna mai a diminuire, ma vede anzi ogni volta rinfoltirsi le proprie schiere con nuovi giovani, che lo scoprono sui banchi di scuola. Alla prossima allora, sperando in un nuovo disco a breve mentre la Emi pubblica a giorni un triplo cd con i 40 pezzi migliori di Francesco: ce ne sarà davvero per grandi e piccini!

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