Paul Weller

Paul Weller

Bologna / Estragon e Genova / Piazza delle Feste


10/09/2017 - di Giovanni Sottosanti
La mia prima volta con Paul Weller live è in realtà una doppietta, che da Roma porta fino a Genova, passando per Bologna. In una domenica in cui Giove Pluvio decide di aprire tutti i rubinetti a sua disposizione, io e il mio amico Antonio decidiamo di guadare una Roma inondata, neanche fossimo a bordo dell`arca di Noè. Per fortuna ci lasciamo il nubifragio alle spalle e, dopo un doveroso pit stop presso La Locanda della Ribollita a Chiusi, siamo pronti per un piacevole incolonnamento autostradale fino a Firenze Scandicci e oltre. Bologna ci accoglie con un cielo plumbeo ma senza pioggia, l`Estragon recita il sold out e tiene a battesimo la mia prima live con The Modfather. Per svariati motivi le nostre strade non si erano mai incrociate, pur avendo apprezzato all`epoca gli Style Council e, a ritroso, i Jam.

La carriera solista di Paul mi aveva coinvolto fino al Live Wood, poi ci eravamo persi un po`di vista, complici sue scelte musicali non del tutto in linea con le mie. Sulle note visionarie di Tomorrow Never Knows guadagna il palco, alto, magro, quasi ascetico, con lui la band, chitarra, basso, due batterie e tastiere. È I`m Where I Should Be ad aprire la serata, ballata ariosa contenuta in Saturn Pattern, mentre Nova, psichedelica e sognante ha il compito di illustrarci il nuovo A Kind Revolution.

Tornano in pista gli Style Council di Cafè Blue con il loro pop intrigante e l`eterna My Ever Changing Moods. Il pubblico apprezza e applaude convinto, Paul continua a intercalare vecchio e nuovo, in un continuo rimando tra passato e presente. Saturns Pattern è nuovamente rappresentato con White Sky, Long Time, la title track e Going My Way, mentre ancora gli Style Council ballano con tutto l`Estragon al ritmo di Have You Ever Had It Blue e Shout The Top. Dal suo primo solista estrae Into Tomorrow, gran pezzo in odore di sixtees, chitarre lanciate e organo a tessere la trama. She Moves With A Fire torna all`ultimo disco, prima che Porcelain Gods indichi la direzione per Stanley Road, rock e psichedelia perfettamente a braccetto. Above The Clouds rallenta il ritmo, rarefatta e sospesa, Paul poi lascia la chitarra e al piano esegue You Do Something To Me, altra ballata raccolta dalle parti di Stanley Road.

Colpiscono la grande versatilità e la naturale capacità di passare da un genere all`altro, abbracciando con estrema padronanza rock, pop, soul, funky, ballads, punk, wave ed elettronica. Woo See Mama apre A Kind Revolution in chiave pop e stasera si incastona perfettamente nella scaletta, in cui a seguire trovano posto due perle tratte da Heavy Soul, Friday Street e Peacock Suit, rock vibranti, tesi e taglienti come lame, echi rollingstoniani in agguato. The Changingman chiude alla grande la prima parte, atmosfera di corale euforia.

I bis vedono i musicisti sul palco seduti in fila per un intenso set acustico, in cui irrompono i Jam con Monday, seguiti dalla sempre suggestiva Wild Wood, poi Hopper e What Would He Say? dalla produzione più recente, per finire ancora dalle parti di Stanley Road con Out Of The Sincking.

Nuova pausa e nuovi bis, questa volta full band e These City Streets apre un set elettrico e infiammato, seguita da Broken Stones, grandissima ballad, ancora i Jam con Start per chiudere poi con una tiratissima Come On/Let`s Go, salta l`Estragon intero.

Finito? Neanche per sogno, Paul, generoso e disponibile, torna una terza volta, perché per mandare tutti a casa stremati e contenti ci vuole l`inno giusto e cosa c`è meglio di Town Called Malice da The Gift dei gloriosi Jam? Better stop dreaming of quiet life, `cause it`s the one will never know.

 

Il giorno dopo Antonio torna in Capitale, ma viene sostituito da Marco, che mi raggiunge in treno a Bologna. Pronti, via e Genova compare nel navigatore di bordo. La cucina della campagna parmense allieta il nostro pranzo e soprattutto il palato con tortelli di zucca e di patate da estasi mistica. Genova è un tuffo al cuore di ricordi e racconti paterni, che emergono prepotenti e struggenti da scorci panoramici mozzafiato, dal fascino senza tempo dei carruggi, dalla maestosità di Piazza De Ferrari e del Porto Antico. Il concerto si svolge a Piazza delle Feste, sotto una sorta di grande tendone, molto funzionale e fresco.

La set list ricalca per larga parte quella della sera precedente, compaiono Hung Up da Wild Wood e Up In Suze`s Room da Heavy Soul, nei bis Paul propone He`s The Keeper tratta da Heliocentric e Whirlpool`s End, tanto per tirare in ballo ancora Stanley Road. Per il resto l`ossatura del concerto si mantiene inalterata, cambia solo l`ordine con cui vengono proposti i brani. Rispetto alla sera precedente ho avvertito forse un filo di carica in meno in Paul e nella band, c`è stato qualche momento di riflessione in più, ma forse è giusto così. Inezie, comunque due grandi show per un autore e interprete che ha riconfermato, una volta di più, tutto il suo valore.

Foto di Antonio Ruotolo

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