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Questo
documento è stato girato tra il 2001, anno di
nascita dell'OPV, e il 2006: cinque anni di riprese
non sono affatto cosa semplice se si pensa alla
destinazione ignota di questo materiale video,
ma soprattutto alla costante presenza della telecamera
nelle fase salienti del lavoro che inizialmente
serviva per documentare interviste e passaggi
salienti del progetto musicale di Mario Tronco
ma che poi, dopo un adeguato montaggio, ha avuto
ragione di trasformarsi in questo splendido e
divertente film.
Inizia tutto come una sorta di scommessa, o avventura
se vogliamo, ma gli occhi di Mario fanno trasparire
sin dall'inizio le espressioni di un sogno che
oggi è diventato realtà. Il documento viene girato
tra gli abitanti del quartiere Esquilino di Roma,
il luogo ovviamente è la Piazza Vittorio (cinque
minuti dalla Stazione Termini), la cornice è fatta
da piccole botteghe, negozi e bancarelle del mercato
rionale dove sono impiegati come commercianti
centinaia di migranti: Senegal, India, Bangladesh,
Cina, una massa di umanità che ogni giorno scende
tra le vie del quartiere, vive la città come noi
non facciamo più da tempo, dall'alba a notte fonda,
con i suoi colori, i suoi profumi e soprattutto
i suoi suoni.
Le immagini si alternano in due movimenti costanti:
fotogrammi veloci, sfocati, come a sottolineare
la difficoltà del progetto e dei dialoghi mancati;
immagini chiare quando subentra un certo tipo
di razionalità, quando si attuano i primi rudimenti
di quelle che saranno le coordinate musicali dell'Orchestra
o semplicemente quando le cose cominciano a funzionare.
Dalla vicenda dell'Apollo 11, un ex cinema porno
in disuso, nasce un' associazione di persone ed
ecco che si mobilità il quartiere: la manifestazioni
contro la legge Bossi-Fini appena varata, ma anche
la volontà di tutti gli abitanti di migliorare
gli spazi comuni della città in risposta ai cortei
xenofobi e populisti fomentati da certi personaggi
della destra. Per la cronaca l'Associazione Apollo
11 attende ancora un responso per l'utilizzo dell'abbandonata
sala cinematografica, per ora si è evitato che
diventi una squallida sala bingo (per info www.apolloundici.it.).
Mario e Agostino fanno emergere la difficoltà
di trovare musicisti, si mobilitano un po' tutti
(Pinomarino, Beppe Servillo tra i tanti) ma i
primi incontri non hanno molto successo: non tutti
sposano subito l'utopia di Mario e compagni, gli
stessi musicisti pretendono certezze economiche,
ma gli amici si stringono intorno al progetto,
solo così può nascere l'avventura musicale.
Il finale lo conosciamo già, ma la trama è tutt'altro
che scontata: l'ironia nel documentario non manca,
i toni fiabeschi sono spezzati da quel sano realismo,
dalle riprese e dal montaggio fatto con naturalezza
domestica, l'ironia e i momenti divertenti si
susseguono alla tangibile difficoltà di inseguire
un sogno.
La musica diventa si fa così un promotore inequivocabile
di un dialogo universale. E forse rappresenta
un messaggio umano unico nel genere, quello di
un'arte a misura d'uomo davvero al di sopra delle
righe.
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