Il concerto di Joao Donato alla Casa del Jazz di Roma è l´evento dell´anno per gli appassionati di MPB ma, purtroppo, per una serie di ragioni misteriose, è passato in secondo piano, forse anche a causa della data infausta. Comunque, un dieci agosto così ventilato non s´era mai visto, almeno da qualche anno a questa parte.
In ogni modo, alle ventuno e trenta la palla è al centro e comincia il concerto di uno degli inventori della bossa nova, un pianista dinamico col suo trio di fuoriclasse. La sua non è bossa nova tradizionale, piuttosto si potrebbe definire come un latin-jazz basilare, preciso, melodicamente non troppo variegato ma dal ritmo frenetico. La scaletta è tutta composta di classici irrinunciabili come Nasci para bailar, Sambou sambou, l´onomatopeica A Ra fino ad arrivare a Minha Saudade, scritta dall´amico Joao Gilberto, e ad Amazonas, che permette ai musicisti di spaziare sul pentagramma e improvvisare. A dare ancora più brio all´ensemble di Donato sono due musicisti italiani, molto vicini alla musica brasiliana : il chitarrista Eddy Palermo e il percussionista Stefano Rossini. Infatti, il loro inserimento in Amazonas è fondamentale, arricchiscono la melodia con diverse sfumature restituendo, alla fine, un brano nuovo ma che non tradisce il classico originale. Non sono mancate le rarità in scaletta, tra le quali è opportuno menzionare Joana, brano dedicato alla figlia presente in prima fila, e un altro pezzo dedicato al secondogenito.
Donato è uno dei pionieri della musica brasiliana e mancava dal 1964 in Italia, anno in cui fece un concerto in Versilia. E´ strano che un artista così affermato e importante non sia stato mai contattato per un live set, pertanto il concerto alla Casa del Jazz ha assunto i connotati di un esibizione unica, speciale, e, in un´ora e mezzo, il pubblico ha potuto riabbracciare o conoscere un artista difficile da incontrare e classificare. Ricordiamo, infatti, per dare almeno un´identità a Donato, la sua collaborazione con Eumir Deodato ma anche i suoi dischi imperdibili con Joyce e Wanda Sa o un album come A Bad Donato, considerato il Bitches Brew brasiliano. Senza spostarsi troppo dalle sue radici jazz e bossanovistiche, il pianista brasiliano ha avuto modo di sperimentare vari generi musicali arrivando, oggi, ad offrire un esuberante latin jazz, forse risaputo, ma preciso e senza compromessi. Insomma, come avere settantasette anni e non sentirli! Il trio si diverte sul palco, ride, scherza (soprattutto su pezzi come Bananeira) ed è la dimostrazione vivente di come si possa ancora fare musica senza pensare sempre e solo all´aspetto economico e redditizio. Il pubblico ha apprezzato molto i musicisti richiamandoli sul palco per il consueto bis. Donato ha dato ancora dimostrazione del suo pianismo impressivo, regalando ulteriori momenti di relax e gioia che hanno saputo disegnare sorrisi sui volti dei presenti.
Il merito va soprattutto al direttore artistico della rassegna organizzata alla Casa del Jazz perché non solo ha saputo costruire un cartellone variegato e interessante ma ha saputo inserire alcune rarità come il set di Joao Donato, che hanno reso felici i tanti appassionati di bossa nova e musica brasiliana presenti a Roma (e non solo).