Daniele Silvestri

Daniele Silvestri

Festival di Villa Arconati


10/07/2013 - di Vito Sartor
Proprio due anni  fa, qui al Festival di Villa Arconati, avevamo avuto occasione di assaggiare un bel live di Silvestri. A dire il vero non ci aveva colpito molto il suo concerto, ci era sembrato molto immobile, un set che poggiava le sue fondamenta sulla solita band di turnisti che fanno il loro bravo compitino e niente più. Ovviamente all’epoca come oggi non è mancato il suo bellissimo rapporto con il pubblico che ama sempre di più questo, un po’ “scanzonato”, cantautore romano.

Si parte con un riscaldamento medley, Daniele esprime “il suo bisogno di rock” scaldando per bene la sua nuova formazione tra funky e pop. Banda che oggi appare arricchita e supportata da nuovi elementi come Rodrigo d’Erasmo al violino, Guglielmo Gagliano al violoncello, impegnato ad aprire le danze), e il chitarrista Massimo Giangrande grande chitarra decisa e ottimo supporto ai cori.

Seguimi è la vera apertura di questo concerto, brani che percorrono l’antologia discografica di Daniele, dagli esordi agli ultimi successi (qualche embrionale inedito compreso – Stizziscitici). Oggi le canzoni vengono sempre introdotte e ricamate dal violino rock di Rodrigo (splendide in Via col vento), a volte dilatato, a volte mordente e fluido, così come gli accompagnamenti di violoncello. La parentesi acustica e folkeggiante si ha con Sornione dove emerge la flemmatica voglia autorale nel raccontare canzoni dal gusto popolare che prosegue con il suono med de il viaggio (con tanto di bouzouky). E’ forse questo il Silvestri che ci piace di più, con le sue imperfezioni vocali, con il suo stile cazzeggiante e romanesco naturale, lontano dagli artifizi delle hit che oggi pagano all’artista e non solo, uno discreto salario.  

La parentesi politico-retorica non poteva mancare, invece è mancata all’appello Cohiba: l’anacronistica L’uomo col megafono sembra controbilanciata da Precario il mondo, oggi i megafoni sono più accessi di ieri ma meno presenti alle tv e nei giornali; di precariato poi fra poco non si potrà nemmeno più parlarne dato che il paese si trova nel mezzo di una grande depressione. Fortunatamente di proclami dal palco non se ne sono sentiti, il suo modo di fare l’artista è al di sopra di ogni ruolo sociale e il rapporto tra il pubblico e Silvestri e da semplici e (tanti) vecchi amiconi. Si chiude il siparietto sociale con L’Appello dedicata a Falcone e Borsellino con un bella piece di cori e agende rosse.

Arriva poi Roy Paci a scaldare il clima duettando alla tromba con il percussionista Ramon Caraballo anche lui armato di tromba impegnato persino nello pseudo Flamenco della doccia in cui tutti si dilettano nell’arte andalusa, peccato che lo scherzo sia giusto per le due risate. Il  trombettista sarà uno degli ospiti che questa sera hanno solcato il palco di Daniele Silvestri: infatti non è mancata la comparsa sul finale dell’ amico Max Gazze’ e di Diego Mancino che canta lo scotch brano tratto dall’omonimo disco in cui Diego collaborò.

Ci si prepara per il gran finale riservato ai ritmi dance e funky di Gino e l’Alfetta e Salirò per ritornare con due “encore” autorali come il successo sanremese A bocca chiusa e un classico come Testardo.

Set List

-  Il bisogno di Rock - Love Is in the air - Il bisogno di te

-  Stizziscitici

-  Seguimi

-  Sornione

-  Il viaggio

-  Via col vento

-  L’uomo col megafono

-  Precario il mondo

-  L’appello

-  Il flamenco della doccia

-  Me fece male a chepa

-  Lo scotch

-  Acqua che scorre

-  Il mio nemico

-  Sono io

-  Gino e l’Alfetta

-  Salirò

-  A bocca chiusa

-  Testardo

 

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