Gogol Bordello

Gogol Bordello

Castellazzo Di Bollate (mi)

10/07/2006  |  di Vito Sartor

Gogol Bordello

10 luglio 2006
Villa Arconati - Castellazzo di Bollate (MI)

Come ogni anno si rinnova la kermesse musicale più importante dell'area nord-milanese. Il Festival di Villa Arconati negli ultimi anni si è guadagnato fama e considerazione per aver ospitato, in ogni sua edizione, validi gruppi di artisti della scena musicale mondiale: la varietà del programma ha garantito ancora una volta un meritato successo di pubblico già nelle prime due serate d'esordio, ovvero per il grande evento con Robert Fripp (fondatore dei King Crimson) e il concerto di Riccardo Cocciante.
In cartellone viene poi l'appuntament all'apparenza meno impegnativo, divertente e comunque di qualità, con gli attesissimi Gogol Bordello: la band ucraino-russo-americana ha già all'attivo ben quattro album, ma si è fatta conoscere nel nostro paese solo con l'ultimo "Gypsy Punk", grazie agli inserti di un italiano non molto ortodosso nel brano "Santa Marinella" che li ha portati in vetta alle classifiche degli Mp3 più scaricati dalla rete.
Non ci sono i preliminari negli show dei Gogol: la tensione è già alta ancor prima di iniziare e l'ensemble (di adozione) newyorkese compare sul palco con una posa decisamente molto teatrale, fatta di travestimenti e di divertenti atteggiamenti da sporchi ubriaconi dall'ispirazione criminale. In realtà ci vuole ben poco per comprendere che davanti a noi ci sono otto musicisti davvero validi e che questo progetto musicale è frutto di un lungo e meditato lavoro evidente in ogni istante dello show.
Il complesso dei ritmi in levare di "Immi Punk", un sorta di inno zingaro-clashiano, unisce la gran cassa che picchia dritta e si contrappone alle risonanze acustiche di una musica folk punk. L'importante è far ballare, avrà pensato Eugene quando lasciò le consolle da dj nei club della Grande Mela per intraprendere la carriera di musicista a tutti gli effetti, e allora il migliore modo è ampliare la scena dei live con la presenza di due splendide acrobate circensi che fanno la loro prima comparsa con un folle sgambettio a rinforzare i cori del velocissimo punk rock di "Never Young". Il brano lascia poi spazio a tutta la componente folk del combo: il violinista Sergey Ryabtzev e il fisarmonicista Yuri Lemeshev anticipano con soluzioni e innesti balcanico-zigane quello che sarà l'importante ruolo della componente tradizionale in questa musica "bordello".
"Not a Crime" si lancia invece in uno stile più urbano, con un pizzico di elettronica, sia nella voce che nelle aggiunte di samples che richiamano a dub e dance. E mentre la grancassa ancora una volta ci fa vibrare la cassa toracica, ci sembra di capire che al frontman dei Gogol i decibel messi a disposizione non bastano: di sicuro non sono sufficienti allo spettacolo proposto in "East Infection", dove la coreografia di Elisabeth Sun e Pamela Racine diventa una presenza indispensabile al cospetto di quel re zingaro-metropolitano che ancora non è arrivato nemmeno alla metà della sua scoppiettante esibizione, senza nulla togliere agli altri componenti che contribuiscono a reggere un frenetico movimento sul palco tra slanci rock'n'roll, balli dell'Est e dance da terzo millennio. Come se non bastasse, tutto è poi troncato da citazioni classiche e da inserti hard rock demodé, provenienti da una sgangherata chitarra acustica o ampliati da sbalzi elettrici contenuti in parentesi coreografiche come il wash-board suonato dalle due splendide teatranti nella lunghissima "Dogs Wearing Barking".
La musica dei Gogol è vorticosa e allo stesso tempo precisa, ben costruita su schemi e su basi di conoscenze musicali quasi perfette: la pantomima del cantante ubriaco o del musicista da taverna ormai sfatto calza a pennello nel contesto sbragato dello spettacolo, ma il gruppo non nasconde la bravura e la lucidità fisica di tutti i musicisti che partecipano all'esibizione con lo stesso coinvolgimento di un pubblico che acclama i brani e i singoli hits. "Start Wearing Purple" è anticipata da un verso di operetta per poi precipitare in un accenno di flamenco nella wave post punk di "Mishto" che lascerà lo spazio per ritrovare una salsa punk da danzare in "60 Revolutions". "Fuck Globally" rispolvera vecchi e nuovi inni riot, ma soprattutto regala l'ennesimo inserto strumentale con un bellissimo dialogo in stile yiddish tra violino pizzicato e chitarra elettrica. Quindi "Underdog World Strike" vede Elisabeth e Pamela cimentarsi in gesta bandistiche con piatti e gran cassa prima del canonico rito degli encore: il cavallo di battaglia "Santa Marinella" che giunge dopo il primo bis al rientro della band, quando il cantante si congratula con l'Italia per la vittoria ai mondiali di calcio. Mentre il fisico asciutto e quasi atletico di Eugene esplode in un'energica patchanka latina stile Mano Negra, il concerto si conclude con una lunghissima performance di "Baro Foro", eseguita all'infinito fino a lasciare la band e il pubblico stremati in segno di reciproca gratitudine.

Scaletta:
Immy Punk
Sally
Never Young
Not a Crime
East Infection
Dogs Were Barking
Start Wearing Purple
Mishto
60 Revolutions
Trouble Friends
Think Locally, Fuck Globally
Underdog World Strike
Darling
Punk Rock
Santa Marinella
Illumination
Baro Foro


Foto di Angelo Redaelli
e di Vito Sartor

 

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