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Stasera la piazza è più ordinata e silenziosa, forse per i posti seduti,
forse per il rispetto che si deve a un concerto di Bob Dylan. Faccio fatica
a pensare ad una serata migliore di quella di ieri con Neil Young, ma,
se è vero che Bob era nel backstage, non dovrebbe essere da meno. In tirbuna
vip si vedono Fernanda Pivano, Dori Grezzi e Lawrence Ferlinghetti seduti
vicini, poi Francesco De Gregori, Giorgio Cordini, mentre tra il pubblico
questa volta scorgo Alberto Fortis. Qualcuno indossa anche un cappello
di pelle di leopardo.
Mi sento già fremere al pensiero.
Poco dopo le 21.00 compare Charlie "occhi azzurri" Sexton in un elegante
completo grigio, seguito a ruota da Larry Campbell, capelli lunghi e aria
misteriosa, aumentata dal lungo abito nero. Alla batteria spunta un basco,
mentre Tony Garnier fa il suo ingresso quasi coperto dal contrabbasso.
Non riesco a vedere da quale parte entri Bob, ma me lo trovo davanti in
un completo nero con l'unica concessione di una righina bianca sul fianco
dei pantaloni all'insegna della massima professionalità artistica. Mentre
le casse stanno ancora diffondendo "La sinfonia del nuovo mondo" di Dvorak,
parte un mezzo bluegrass, spinto dal contrabbasso; solo nel finale riesco
a riconoscere "Rovin' gambler".
Uno sguardo per iniziare "The times they are a-changin'" in una versione
densa in cui il leggendario brano folk si tramuta in una sostenuta country-song;
Dylan appare svogliato, accenna qualche assolo, poi lascia perdere e va
a dire qualcosa a un roadie, per tornare al microfono con la folla che
lo acclama. "Desolation row" aumenta i giri, Bob tira la sua acustica
fino al blues, gratta ogni singola parola con una voce seccata dal tempo
e mostra il ghigno a chi lo osanna dalle prime file.
Non ci sono stati saluti, nemmeno una parola, anche il gruppo mantiene
la stessa serietà che distingue chiunque suoni con Dylan. L'arte richiede
tutta la dedizione possibile e nessuno come lui ne è conscio.
Il tempo che Bob imbracci una Fender e Charlie Sexton una Gibson nera
che comincia a sussultare un boogie sporco, pieno di accordi secchi: "Maggie's
Farm"! Bob la parla per intero e mette tutto il fiato in un incredibile
finale in cui detta gli stacchi con l'armonica a polmoni aperti. Non si
fa in tempo ad esultare che la slide di Larry Campbell introduce "Just
like a woman", rovinata solo dalle stelline che qualcuno accende dai balconi
attorno, ma il bridge cantato da Bob su "It was raining from the first
/ And I was dying there of first" è talmente cupo e intenso da spazzare
via tutto, prima delle commoventi note conclusive dell'armonica.
Non riesco a capacitarmi di come il gruppo stia suonando alla grandissima:
Larry Campbell passa dalla slide al violino, Sexton lavora su non so quante
chitarre, basso e batteria spingono come meglio non si può. "If you see
her say hello", "Don't think twice, it's all right", il blues stoppato
di "Masters of war", graffiata anche da un dobro, e "One too many mornings"
formano una sequenza che vorrei riuscire a registrare dentro di me in
ogni nota. "Stuck inside of mobile" inizia la parte più elettrica del
concerto ed è una delle cose più belle della serata: Dylan e Sexton eseguono
contemporaneamente diversi assoli alle chitarre producendo un impasto
di grande qualità. Bob spezzetta ogni singola parola con una pausa aumentando
così l'effetto delle battute del "Memphis blues".
Con "Positively 4th street" e "Drifter's escape" scoppia il caos sotto
il palco, nessuno rimane seduto, anche chi ha prenotato le poltroncine
blu è costretto ad alzarsi. Ad ogni sguardo verso Sexton, Bob entra con
un assolo che poi trattiene forse per evitare il plauso della folla e
per andare a riprenderlo da un angolo diverso. "Rainy day women # 12 &
35" è una ulteriore accellerata e anche l'occasione per presentare la
band prima di scendere dal palco.
Si ricomincia con "Things have changed" più sporca e nera che su disco;
qua Bob si concede una Fender personalizzata con tanto di firma sul manico.
"Like a rolling stone" non ha invece nulla della concessione, ma una potenza
che Dylan aumenta quasi urlando "you got no secrets to conceal": la voce
di Bob non è mai stata bella, ma proprio quell'essere così roca e nasale
ne ha fatto di riflesso l'unica in grado di cantare parole come arte.
L'esecuzione è magistrale con i musicisti in riga sul fronte del palco
a puntare gli strumenti verso il pubblico.
Qua ce ne sarebbe già più che abbastanza, ma Sexton e Campbell si avvicinano
ai microfoni e intonano un profondissimo coro: "Knockin' on heaven's door"!
La versione che Bob ne fa è romantica e decisa allo stesso tempo, dettata
dal basso acustico di Tony. Dylan praticamente parla il testo, mentre
i due chitarristi ripetono ai cori la melodia del ritornello.
Degli accordi ruvidissimi ed elettrici lanciano nella piazza "All along
the watchtower" con Sexton che ribalta il famoso riff spaccando l'aria
fino al maestoso finale. I ritmi della band e il canto di Bob dissacrano
i suoi più grandi successi e rendono arduo ogni tentativo della folla
di accompagnare le canzoni che così riescono a meravigliare ancora di
più. Questi mutamenti permettono tra l'altro a Dylan di riaffermare se
stesso e il suo talento di fronte a un pubblico che non smetterebbe mai
di volerlo come in passato.
E allora "I shall be released" si veste di un lieve blues che poi si libera
nel toccante ritornello, sostenuto ancora dai cori celesti di Sexton e
Campbell. "Highway 61 revisited" è una botta continua di boogie e bluegrass
con tutte le luci accese sulla piazza; mi dà i brividi sentirmi addosso
gli sguardi di Sexton e anche gli occhi stretti di Bob girati nella mia
direzione. Il finale è esaltante e Garnier sale letteralmente sulla batteria
per le ultime battute.
Le chitarre acustiche tornano a distendersi per "Blowin' in the wind",
arricchita da una serie di brevi assoli che Dylan lancia all'interno della
canzone. Tutto finisce con un lungo coro a tre voci a ripetere il ritornello
più famoso della storia del rock: "the answer my friend is blowin' in
the wind".
Mi fermo un po' in piazza per cercare di prendere coscienza di quanto
ho visto, vorrei che restasse nella memoria il più possibile. L'aria sembra
più leggera, come dopo un improvviso cambiamento atmosferico, ma mai ho
assistito a un temporale di una tale bellezza.
Mi accendo una sigaretta e me ne resto qui, ancora per qualche minuto,
accanto a queste canzoni.
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TRACK
LIST
Roving Gambler.1
The Times They Are A-Changin' .2
Desolation Row .3
Maggie's Farm .4
Just Like A Woman.5
If You See Her, Say Hello .6
Don't Think Twice, It's All Right.7
Masters Of War .8
One Too Many Mornings .9
Stuck Inside Of Mobile With The .10
Memphis Blues Again
Positively 4th Street .11
Drifter's Escape .12
Rainy Day Women #12 & 35 .13
Bis:
Things Have Changed .14
Like A Rolling Stone .15
Knockin' On Heaven's Door .16
All Along The Watchtower.17
I Shall Be Released.18
Highway 61 Revisited.19
Blowin' In The Wind .20
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