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Ecco
una splendida occasione, mi sono detto, per verificare (e magari giustificare)
il mio scetticismo nei confronti di certe manifestazioni di sfrenato
entusiasmo da parte della stampa britannica. Certo per avere la possibilità
di incidere il primo album su una major come la Virgin, accorgersi
che magari non suona neanche male e ritrovarsi in cima alle classifiche
grazie ad un video dall’apparenza psycho-noir programmato frequentemente
da MTV, |
è necessario
che intervenga qualcosa che va oltre la semplice fortuna o il puro talento.Comunque,
viste le premesse, non potevo certo farmi sfuggire l’occasione di vedere
sul palco ‘il trio che si sta contendendo, assieme agli Strokes, lo scettro
di miglior USA alternative band’ (..?!?..). Aprono il concerto i Milionaire,
il loro rock ha pesanti influenze noise e qualcosa dei Nine Inch Nails,
sono un treno in corsa ed il pubblico ne è parecchio entusiasta, il risultato
è che l’atmosfera si scalda notevolmente anche se la temperatura al Velvet
non avevo proprio bisogno di ulteriori incentivi. Alla fine i Milionaire
fanno davvero una bella figura, a dispetto del nome che portano. Arriva
così il fatidico momento della verità, Peter Hayes e Robert Turner, i due
californiani, si alternano basso, chitarra e voci, mentre l’inglese Nick
Yago è alla batteria. Primi due colpi di plettro e la chitarra che Turner
impugna pare divenire un oggetto incandescente… poi, ci crediate o no, ecco
la triste impressione che quei due colpi siano stati il picco emotivo dell’intero
concerto. Di sicuro l’entusiasmo, peraltro pacato, di quel centinaio di
fans presenti potrà contraddire queste parole ma i BRMC non (mi) hanno convinto,
affatto. Prestazione standard per un trio standard, ma senza il carisma
e la grinta necessaria i brani che nell’album propongono un rock graffiante,
vagamente sixties, scadono in qualcosa più simile ad un pop sgonfio, apatico
sia negli spunti che nelle intenzioni. L’impressione generale, pubblico
compreso, è stata obiettivamente monotona. Dal canto mio, mi sia perdonato,
sono stato costretto più volte a condividere il dissenso con altri al bancone
del bar, perché dal palco segnali incisivi giungevano a dir poco raramente,
col rischio concreto di una trasformazione dei tre ‘rockers’ in latitanti.
Dopo circa un’ora ho cercato, nuovamente, di scansare via pregiudizi e mi
sono avvicinato al palco, fortuna voleva fosse proprio il momento di "Whatever
Happened To My Rock 'N' Roll", il brano del video sopra citato. Mi sono
concentrato ma… niente da fare. Il delizioso groove di rock-detroitiano
ne usciva ancora una volta malconcio, forse l’ultima, non so… perché in
seguito, assalito dalla noia, me ne sono andato anzitempo. Comportamento
molto poco professionale il mio, lo so, ma di professionale ne avevo già
abbastanza di un successo discografico, quello dei Black Rebel, tutt’altro
che genuino. |