Dan Stuart E Don Antonio

Dan Stuart E Don Antonio

Roma / Le Mura


10/05/2017 - di Giovanni Sottosanti
A volte non hai bisogno di andare troppo lontano, anche la tua amata città, ultimamente tanto bistrattata e denigrata, trova, tra le pieghe di un degrado urbano quasi inarrestabile, oasi di ristoro per un cuore assetato di emozioni forti, uniche e incancellabili.

La strada che da Tucson conduce a Città del Messico da questa sera compare ridisegnata attraverso nuove coordinate emozionali, ben visibile su tutte le mappe cosmiche dei sentimenti. Dan Stuart e Don Antonio,  fuorilegge impenitenti e senza paura nelle Strade Blu della musica, decidono che questa è la sera per scrivere una nuova meravigliosa storia di musica e di sogni, perché le due parole fanno rima e abitano nel cuore di chi vuole trovare un senso vero allo scorrere inesorabile del calendario. Sguainano le chitarre come fossero pistole in un film western e iniziano una cavalcata che in due intensissime ore ci porta attraverso il deserto polveroso e arido, la lingua arsa dalla sete e lancinanti assoli di chitarra a tracciare il cammino, blues rarefatti e sognanti, rock tesi e taglienti come lame, su fino al border, dove il rock`n`roll si impregna di sapori forti e speziati.

Un viaggio sospeso e dilatato, onirico, in cui Dan palesa un ottimo stato di forma psicofisica nonostante il jet lag, istrionico e goliardico pungente, graffiante e sarcastico come sempre, raggiunge in alcuni momenti del concerto un`impressionante simbiosi vocale e fisionomica con Neil Young, cappello panama e andatura ciondolante incluse. Don Antonio tiene ben saldo il timone della nave, traccia la rotta e la dipinge con le sei corde della sue chitarra, una tavolozza in cui trova sempre il colore giusto per colorare il singolo battito del cuore, cristallizzare quel momento rendendolo unico, non c`è una sbavatura, ogni sfumatura al posto giusto, anche perché Diego Sapignoli alla batteria e Franz Valtieri al sax e tastiere partecipano alla magia stendendo un magico tappeto di suoni che porta dritto per dritto in Paradiso.

What Are You Laughing About? è un rock teso e tagliente, ispirato da un poema del poeta uruguaiano Mario Benedetti e presente nel disco The Deliverance of Marlowe Billings del 2012. Dallo stesso album arriva Gringo Go Home, crepuscolare ed evocativa, mentre Elena ha colori ed andatura tex mex, come buona parte di Marlowe`s Revenge dello scorso anno. That`s How Every Empire Falls è uno splendido brano del singer songwriter R.B.  Morris, nativo di Knoxville, Tennessee, adepto di John Prine e della sua etichetta Oh Boy e in luce tra fine anni 90 e primi 2000 con alcuni pregevoli album di alternative country.

Dan fa suo il brano con intensità e rispetto. Quando poi decide di aprire il cassetto dei ricordi sono brividi lungo la schiena per tutti, perché il riff di Gravity Talk riporta in circolo gli anni gloriosi e adrenalinici del Paisley Underground,  days of wine and roses, giorni di esaltazione, successi, eccessi e rovinose cadute. Old Chief era il secondo brano dell`album Gravity Talk e stasera trova uno spazio live solitamente non abituale, Little Things In Life invece impreziosiva  Scapegoats, l`ultimo capolavoro dei Green On Red targato 1991.

Zombie For Love ulula un blues sporco, sanguinolento e torcibudella, come nel 1989 dai solchi di Here Come The Snakes, mentre Down To The Bone, gioiello incastonato nel primo e indimenticabile Danny & Dusty, partecipa al finale torrido e arroventato, chitarre tirate allo sfinimento e una Suspicious Minds tanto inattesa quanto acclamata.

Ti scuoti la polvere dagli stivali e disseti l`ugola in fiamme, non hai tante parole da dire perché devi dare spazio e voce alle emozioni, lasciarle depositare e sedimentare in quel posto segreto che sai solo tu, pronte ad essere ritrovate ogni volta che ne avrai voglia.

Foto per gentile concessione di: Vittorio La Pietra
 

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