Marti

Marti

Morya (bs)


09/11/2007 - di Christian Verzeletti
MARTI

09 novembre 2007 - MORYA (BS) C'è tanta notte nella musica dei Marti e non a caso il loro concerto al Morya di Cellatica comincia con una manciata di letture che ruotano attorno alla figura di Cèline e che terminano con una poesia dello stesso Andrea Bruschi che cita appunto "Viaggio al termine della notte".
Quella dei Marti è una notte frequentata da personaggi noti al giro dei club da tarda ora e lo sanno bene dalle parti di Brescia dove il gruppo si è esibito per ben tre volte in poco meno di un anno.
Oltre allo scrittore francese al loro fianco ci sono idealmente David Bowie e Chet Baker, i Depeche Mode e Bukowski, Freud e Jung: queste "presenze" da una parte rendono ancora più stretti i sei musicisti sul palco, ma dall'altra ne ampiano notevolmente gli spazi aumentando le suggestioni della performance.
Già l'intro di fiati che prelude a "Rose" delinea ombre lunghe, pronte a muoversi in un'atmosfera buia in cui gli strumenti non sono semplici pezzi da arredamento: fiati, fisarmonica, contrabbasso, batteria, chitarra elettrica e soprattutto il piano Fender Rhodes sono oggetti che prendono vita al calar della sera e che creano un ambiente fosco, contemporaneamente antico e moderno.
Alle pareti del locale si appoggiano qualche effetto di tastiera ed un beat campionato dal batterista Andrea Franchi: tutti aspettano l'arrivo della voce di Andrea Bruschi, che, dopo qualche problema iniziale, comincia a destarsi nell'avant-pop di "Coming from".
A questo punto quella che pareva un'estetica oscura comincia a colare passione dalle parti quasi r&b di "Buying things from the past" e da una "God's thick wrist watch" che si pone subito come una delle migliori esecuzioni della serata.
Ancora qualche problema tecnico, con l'archetto del contrabbasso che si rompe proprio su "Sad girlfriend", ma ormai i Marti si sono calati nella notte e vi si riconoscono in ogni sfumatura, a partire da quelle spietate di "Bring me the head of", appena conciliate da fisarmonica e clarinetto.
Il tempo di un singolo, "September in the rain", che più che altro è un richiamo rivolto ad un'elitè di appassionati, e poi un solo di sax che scuote dall'incantevole torpore. È ora di muoversi e sulla spinta del basso elettrico e di una batteria, che per un attimo perde la presa sulla bacchetta, arriva "If you could see me now", seguita a ruota da una "Walkout of this club with me" con uno slancio quasi rock che chiude la scaletta.
Il locale però è ancora aperto, la notte lunga e il pubblico, affatto stanco, richiama i Marti a gran voce. I bis sono una serie di sorprese: prima una cover di Rainer Werner Fassbinder e poi un paio di pezzi nuovi, tra cui una "The opening night" ispirata al regista John Cassavetes che riscuote l'approvazione anche di un cane accucciato in sala (avendo parlato di Cèline non potevano mancare certi animali randagi).
Chiude l'acid-funky-dance di "They're so small", giusto per ricordare quanto la notte sia il tempo e il luogo dei diversi, forse di quelli che sono davvero grandi. In molti di quelli che vivono solo di giorno non se ne sono ancora accorti, ma i Marti è proprio lì che vivono: al termine della notte.
SET LIST:
Intro
Rose
Coming from
Buying things from the past
God's thick wrist watch
Sad girlfriend
No Sundays
Bring me the head of
September in the rain
If you could see me now
Walkout of this club with me


Each man kills the things he loves
The price we pay
The opening night
They're so small Foto di Elena Dotti

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