Ermal Meta

Ermal Meta

Capracotta, Largo dei Sartori


09/09/2017 - di Arianna Marsico
Ermal Meta in questo suo lungo tour ha raggiunto ogni meandro dello stivale. Arriva quindi a Capracotta, a 1421 metri sul livello del mare. Ma a dispetto del luogo , “periferico” per certi aspetti, l’entusiasmo di questo “ragazzo paradiso” è quello da stadi stracolmi. L’accoglienza del piccolo centro molisano non è stata da meno. Ho guardato con un sorriso (l’entusiasmo dell’adolescenza è una cosa preziosissima che poi non torna più) quindicenni o giù di lì sistemarsi sotto il palco dalle tre di pomeriggio. A sera Largo dei Sartori è pieno. A suggellare il benvenuto è il tradizionale mantello locale che è stato regalato ad Ermal e che il cantante indossa mentre sale sul palco con un sorriso per il  primo brano Odio le favole, cantato a squarciagola.

Assente giustificato è il batterista Emiliano Bassi, fresco di paternità, il quale ha lasciato le parti registrate. Questo limita parzialmente le possibilità di riarrangiare i brani dal vivo, quindi per forza di cose non ci si allontana particolarmente da quanto inciso nel disco. Ma dà comunque una buona idea  della resa live di un pop nel senso migliore del termine. Un pop orecchiabilissimo che sa parlare d’amore in modo fresco e carico di gioia, come in Pezzi di Paradiso. Che non manca di far riflettere in modo serio ma non retorico, come nella dolorosa Lettera a mio padre.

 Gravita con me fa saltare tutti con la sua onda pop – new wave. A questo punto Ermal inizia a scherzare sul freddo (la quota si fa sentire e davvero non sembra settembre) a cui le “piccole anime non sono abituate”. E Piccola anima  cantata all’unisono scalda i cuori. La voce del cantante, solo sul palco, in momenti come questo lascia davvero senza fiato. Se in New York si fa morbida come una coperta stesa tra distanze oceaniche, in Amara Terra mia con i suoi acuti quasi raggela nella malinconia della terra perduta. Ha un qualcosa di lirico ed essenziale, di lentezza di altri tempi,  di cui lo stesso Modugno sarebbe orgoglioso.

Ragazza Paradiso riempie la piccola piazza di un entusiasmo biunivoco. Perché non sono solo i presenti a cantare a squarciagola ogni singola parola ma è anche Ermal a non risparmiarsi, ad abbracciare idealmente tutti con i gesti e la voce.

Vietato Morire tra canto, controcanto e le voci della piazza ha una maestosa coralità, che rende ancora più vivide le immagini di un bambino portava ancora “i pantaloncini”. Schegge viene introdotta da un racconto di un sogno, che spiega il rapporto tra la musica ed il cantautore.  La tastiera stende una coperta di velluto sul delicato rimpianto del testo.

La chiusura è affidata ad una commovente A parte te con le sue note senza tempo come lo scorcio di un “vecchio cortile che ha un cancello sbiadito”. La parte finale è tutto un incrocio tra strofe  ringraziamenti alla band e a chiunque abbia permesso tutto quanto con il proprio contributo. E un atto di amore e di umiltà verso il suo pubblico, tra il freddo della serata ed i palloncini che volano per aria,  detto da Ermal con un sorriso sincero:“Grazie a voi perché sapete senza di voi io non sono un cazzo!”.

E con la grazia di un “salto in alto” esce di scena con le sue perle colorate.

 

 

 

 

Setlist

Odio le favole

Pezzi di Paradiso

Lettera a mio padre

Gravita con me

Piccola anima

Ragazza paradiso

Bob Marley

Voodo Love

Volevo dirti

New York

Amara terra mia

Umano

Buio e Luce

Come il sole a mezzanotte

Vietato morire

Rien ne va plus

Schegge

Voce del verbo

La vita migliore

Bionda

Straordinario

Era una vita che ti aspettavo

A parte te

 

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