Prima serata di punta del Festival, dopo l’apertura avvenuta solo il giorno prima. L’ospite atteso non necessita di presentazione, e la grande affluenza qui in Villa Arconati dimostra quanto questo jazzista sia sulla breccia della musica internazionale.
Merito dei suoi successi, del sua popolarità, della sua bravura sopraffina, e sicuramente ai suoi 50 anni di carriera come ci ricorda ´stupito´ lo stesso Herbie durante i live: un concerto pieno di compromessi, con un approccio in secondo piano, da pop star più che da istrione del genere. Sia ben inteso non sono mancati momenti magistrali, in cui il nostro impegnato da solo dietro pianoforte classico e tastiera ha dimostrato la sua taratura da grande composer. Altro punto di forza del concerto di Hancock è la capacita di coinvolgere in perfetto equilibrio giovani artisti, marginali rispetto al suo standard e rispetto alla grande presenza di Greg Phillinganes alle tastiere e alla voce, potente nei duetti e millimetrico nel supporto dei programming e nella creazioni di atmosfere davvero profonde.
Ovviamente non si smentisce nemmeno il grandissimo Vinnie Colaiuta con un grande performance forse sin troppo sacrificata ma di un supporto ritmico perfetto e virtuoso nonostante la sua funzionalità sia rimasta veicolata alle coordinate di questo set.
Per la restante squadra il buon Herbie riserva tanto spazio, talenti in qualche modo emergenti, coinvolti da maestro che ha badato a loro durante tutto lo show: grandi lezioni di vita, grandi lezioni di musica impartite durante le esibizioni, nei giochi a due, nell’affetto dimostrato, soprattutto con la giovane Tal Wilkenfeld. La bassista australiana ha il compito di scaldare il pubblico, appassionata di funky/acid jazz trova spazio nelle aperture ritmate e nei momenti più sensuali e a volte inseguendo a fatica la scia lasciata dai grandi sul palco; a volte eccessiva e anche un tantino fuori luogo.
Forte del suo ´Imagine Project´ Herbie Hencock dedica la seconda parte del concerto al disco in questione, versioni tutto sommato piacevoli, distaccandosi dai messaggi strumentali virtuosi della prima parte.
Viene omaggiato Lennon, i Popoli del Mondo (Africa su tutte, ma anche i popoli nomadi come la cover dei Tinariwen) e il messaggi o di pace lanciato dall’autore con questo disco di ampio respiro, fatto di musica pop e world.
Non è stato facile mediare questo show, gli elementi erano troppi ma tutti rappresentati, forse con un po’ troppa sobrietà e spirito paternalistico .
Line up:
Herbie Hancock – pianoforte e tastiere
Vinnie Colaiuta – batteria
Tal Wilkenfeld – basso
Lionel Loueke – chitarra
Greg Phillinganes - tastiere
Kristina Train- voce