Radici Etno Contest

Radici Etno Contest

Parco Nazionale del Pollino - Viggianello (PZ)

08/08/2011  |  di Annalisa Pruiti Ciarello



Ed anche quest´anno la manifestazione patrocinata dal M.E.I. Radici Etno Contest giunge al termine. Nell´incantevole cornice naturale del comune di Viggianello, immerso nel verde del Parco Nazionale del Pollino, s´è disputata la finale del suddetto contest. Dopo numerose selezioni, i tre finalisti sono risultati Juredurè, Nigro, e Marzouk Mejri & Vito Ranucci. Tre modi apparentemente differenti di approcciarsi alla musica etnica, ma accomunati dalla continua ricerca delle proprie radici. Quelle radici che trovano il terreno fertile nel calore del sud e nelle sue vibrazioni. Il Mediterraneo è ancora una volta la culla di queste nuove esperienze musicali.

I primi a rompere il ghiaccio sono gli Juredurè, sono in nove e d´improvviso il palco si scalda d´una carica dirompente. Dopo un’intro che ricorda vagamente le composizioni del francese Yann Tiersen, sale sul palco munito di valigia di cartone e fazzoletto al collo il frontman della band bolognese d´adozione, ma d´origini calabre. Paragonano all´Africa il loro sud, terra di emigrati ed immigrati. Tanto rumore per nulla, l´illusione e la delusione, di chi approda sull´isola di Lampedusa, di quei pochi “fortunati” poi costretti a fuggire altrove. Questo pezzo dal titolo Africa, per l´appunto, vede la calda collaborazione della talentuosa Viviana Nero, da tempo parte integrante del gruppo.

Per i nove membri galeotto fu il conservatorio “G.B. Marino” di Bologna, che li fece incontrare. Rimedio e co. coniano un nuovo modo di far musica, gemellaggio tra le sonorità balcaniche della Croazia, patria del batterista Dino Deghenghi e il calore della taranta calabra. Il loro particolare stile, tra jazz balkan e patchanka, fu scelto nel 2010 dal regista tedesco Wim Wenders, sensibile alle problematiche dell´immigrazione, per la colonna sonora del mediometraggio Il volo girato in Calabria nel 2009. Hanno all´attivo un album, Senza confini, e per Ritorno non ci resta che attendere l´arrivo di settembre.

D’un tratto calano le luci, il palco si svuota e tre elementi sostituiscono il precedente caos: è giunto il momento dell´esibizione di Nigro, che accompagnato da contrabbasso e batteria, stupisce il pubblico. Il calabrese Pasquale Nigro è un fenomeno alla fisarmonica, reinventa un etno folk a metà strada tra tradizione e avanguardia. I tre strumenti appaiono come legati tra loro, in totale simbiosi; nessuna sbavatura per quattro pezzi impeccabili.

Ad accompagnarlo sul palco, la suadente voce di Valentina Ciarlo, che ci regala una magica ballata in lingua francese, Clandestino Volontaire, e già il titolo dice tutto. Il musicista calabrese, dopo aver collaborato per anni con i Rosaluna, nel 2009 manda in stampa il suo primo lavoro solista, Orientato a sud, dal quale sono tratti alcuni brani presentati al festival.

Suoni da “mille e una notte” per il terzo gruppo in gara: salgono sul palco Marzouk Mejri & Vito Ranucci, connubio perfetto tra oriente e occidente. I ritmi orientaleggianti delle percussioni di Mejri, sono accostati alle tastiere di Ranucci, memore della lezione dell´elettronica degli anni ´80. Un’esibizione che ha il sapore di un viaggio, in terre apparentemente lontane, terre di sultani e odalische.

Il compositore partenopeo Vito Ranucci, è gia conosciuto al pubblico per aver scritto le musiche del film “Le rose del deserto”, diretto dallo scomparso regista toscano Mario Monicelli. Per quest´insolito duo sonorità magrebine fuse al chillout parigino. L´ipnotico Mejri riesce ad infondere e veicolare nel pubblico il calore della Tunisia. Durante l´esibizione la piazza è colta da un tripudio di sensazioni piacevoli, una sorta di escursione termica, tra il freddo del Pollino e l´immobile calore che il palco emana.

Tre i candidati al premio, un solo vincitore, Marzouk Mejri & Vito Ranucci: avranno la possibilità di pubblicare il loro album per MK Records. Ma nessuno dei tre finalisti resta a bocca asciutta, poiché chi ha allietato il pubblico, da esso è stato premiato: gli Jurèdure vincono il premio della Giuria Popolare. Per quanto riguarda Nigro, riscuote successo tra la giuria ed ottiene il Premio della Critica, per la sua particolare, e nel contempo tradizionale, esibizione.

Il festival è stato un crescendo di emozioni e sensazioni, i tre finalisti hanno saputo coinvolgere emotivamente il pubblico e sono riusciti tutti a fondere la storia della musica del sud con le influenze provenienti da mondi diametralmente opposti.  Parola d´ordine del festival: sorpresa.


La chiusura dell´evento è stata affidata al Parto delle nuvole pesanti: da anni sono una garanzia del folk rock. Circa due ore di puro spettacolo, tra satira e cinica ironia. Alle due del mattino la piazza è gremita di gente che si diletta a saltellare a suon di taranta. Ad affiancare la band capitanata dal cappellaio matto De Siena, oltre a Sirianni  e Crudo, sono saliti sul palco vecchie e nuove conoscenze della band d´origini calabresi, tra cui gli appena premiati, Antonio  Rimedio e Nigro...e dalla giuria alla batteria Gennaro De Rosa. Variopinti i membri della band, così come i loro brani, travolgenti e “pizzicanti”.

Coverizzano la celebre Riturnella, la canzone popolare a cui i calabresi sono non poco affezionati, e resa famosa all´intera Italia dal cantautore Eugenio Bennato. Dedica affettuosa e satirica agli uomini del potere è L´imperator, che si conclude con il ragliare dell´asino, con cui la band trascina il pubblico in una collettiva risata. Tra un cappello e l´altro, De Siena ci introduce tarante di tutti i tipi. E dopo qualche brano è giunta l´ora de ‘U lupu, dedica all´abitante a quattro zampe della Sila. Giunge poi l´ora della rabbiosa Raggia.

Non poteva mancare la canzone che ha sancito la popolarità della band, già conosciuta a livello nazionale, uno dei brani della colonna sonora di Qualunquemente, ultimo film di Antonio Albanese:  il pezzo in questione è Onda Calabra; il pubblico già caldo continua a ballare instancabile, come loro tutti sul palco. E dopo il classico “bis” o l´urlato “fuori”, Il parto ritorna sul palco, per 4 brani conclusivi, prima di un malinconico arrivederci.

Si spengono le luci sul palco, cala il sipario sul festival che anche quest´anno ci ha sorpreso, chiude i battenti momentaneamente e vi dà l´arrivederci all´anno prossimo.

Radici Etno Contest



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