Vinicio Capossela

Vinicio Capossela

Lugano / Estival Jazz


08/07/2017 - di Laura Bianchi
Piazza della Riforma a Lugano è gremita di gente per l`ultima serata di Estival Jazz, edizione numero 39, ricchisima di ospiti e per nulla interlocutoria rispetto a quella del prossimo anno, che si prospetta sbalorditiva. Hanno appena finito di suonare Jimmy Dludlu, talentuoso chitarrista mozambicano, che ha sorpreso tutti con la sua tecnica, abbinata a una simpatia travolgente, e Franco Mussida, con una sua composizione sulle emozioni che regala la musica. L’attesa è però tutta per Vinicio Capossela, per la prima volta sul palco della prestigiosa rassegna; ci si chiede se proporrà la setlist del recente tour, tratto dal pluripremiato Canzoni della Cupa, oppure se tornerà ai tempi in cui bazzicava i jazz club dell’hinterland milanese ed emiliano, proponendo rivisitazioni di Tom Waits.

Ma Capossela è artista totale, sempre in equilibrio fra sperimentazione e canzone d’autore; e per Lugano ha pensato un concerto straordinario in ogni senso, multiforme, sfaccettato, una sorta di passaporto che lo presenti al meglio per chi ancora non lo conosce, e che esalti i numerosissimi appassionati, che assiepano entusiasti le transenne attorno alla zona degli ospiti, prima compassati, poi stupiti, infine sedotti dall`entusiasmo e dall’energia di una performance superlativa.

Cappellaccio da contadino con vistosa spilla con scritta Rock and Roll, chitarra a tracolla da cantastorie ambulante e sorriso contagioso, Capossela inizia quasi in sordina, con Femmene e La padrona mia, dalle Canzoni della Cupa, ben sottolineate dalle trombe mariachi di Angelo Mancini e Sergio Palencia; ma poi il concerto decolla con la travolgente Nachecici, che dà il via alle danze, e diventa rito propiziatorio, ballo esorcistico, celebrazione della vita, immersione nei temi e nei ritmi ancestrali di una terra che non è più solo l’Irpinia, ma diventa Terra, con la maiuscola, intrecciando world music e improvvisazione, cantautorato e festa popolare.

Capossela, ispirato ed elettrizzante, sfida il proverbiale aplomb svizzero coinvolgendo la platea con un fuoco di fila di brani splendidamente cantati e suonati da una band d’eccezione, su cui spiccano l’intrepido Glauco Zuppiroli all’imprescindibile contrabbasso e il poliedrico Alessandro Stefana alle chitarre: La marcia del camposanto, L’uomo vivo, Il ballo di San Vito, un accenno di Pena de l’alma intrecciata con la recente e bellissima Il treno, dedicata a tutti gli emigrati, di ogni tempo, sono solo alcune delle perle di una collana che abbellisce una serata di per sé speciale.

E che lo sia anche per Capossela, si capisce ulteriormente, quando dedica alla Lugano libertaria un’inedita versione di Addio Lugano bella, chiosando la scelta con una frase significativa: Per un mondo più a misura d`uomo e meno a misura del capitale, e sottolineando il proprio appoggio alla lotta sindacale di 34 lavoratori della Navigazione Lago Maggiore. Un gesto significativo, apprezzato dal pubblico, che testimonia l’attenzione e la sensibilità di un artista imprevedibile, poliedrico, umorale, ma indiscutibilmente originale, che sta vivendo una stagione proficua e creativa.

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