Tom Petty & The Heartbreakers

Tom Petty & The Heartbreakers

Londra / Hyde Park


08/07/2017 - di Giovanni Sottosanti
Calpesti l`erba di Hyde Park e sei consapevole di camminare nella storia, le emozioni si librano in volo come le farfalle bianche che Mick Jagger liberò  verso il cielo in quel  5 luglio 1969 per celebrare il nemico-amico Brian Jones, morto due giorni prima.

Dopo una doverosa sosta al merchandising, alle 14.00 in punto JAMES HUNTER SIX prendono possesso del palco centrale e in mezz`ora circa ci dimostrano come anche un bianco, per giunta inglese, possa dar vita ad uno show di soul e r&b torrido e bollente come se on stage ci fossero James Brown, Otis Redding, Wilson Pickett e Jackie Wilson. Due chitarre, contrabbasso, batteria, tastiere e sassofono e giù a dritti per la strada già tracciata da Minute By Minute e Hold On, gli ultimi due apprezzatissimi dischi usciti per la prestigiosa Daptone Records.

Cambio palco ed è il turno degli SHELTERS, quartetto californiano asceso alle cronache rock dopo il disco omonimo delle scorso anno, sponsorizzati niente meno che da Tom Petty e successivamente anche da Little Steven. Il gruppo è capitanato da Chase Simpson e Josh Jove, incredibilmente somigliante a Phil Alvin giovane, entrambi suonano la chitarra e cantano, sostenuti dalla sezione ritmica basso e batteria di Jacob Pillott e Sebastian Harris. Il loro impatto live è dritto e senza fronzoli, un rock deciso di stampo classico con influenze garage, pop e incursioni nelle ballads, la strada maestra da seguire già ben segnata da Tom Petty, oltre a lui si percepiscono influenze di Stones, Faces e Replacements. Freschi ed energici, il primo disco li ha promosso a pieni voti, li attendiamo alla conferma dei prossimi lavori.

Quando tocca ai LUMINEERS ormai la grande distesa di Hyde Park si è riempita, il gruppo di Denver richiama anche tanti giovani, pronti a cantare ogni brano proposto dalla band. Confesso la mia ignoranza nei loro confronti, li ho ascoltati inevitabilmente per radio ma non ho approfondito. Stasera non mi fanno una grande impressione, li ho trovati anche bravi ma poco incisivi, nessun guizzo, poca inventiva e un rifarsi al folk classico con tanto di grancassa, barbe lunghe, cappelloni e mandolino che fa molto tendenza hipster, mi suona tutto un po`costruito a tavolino con poca spontaneità, l`hit facile radiofonico buttato con furbizia e molto calcolo. Gruppi come i Decemberists e gli Avett Brothers sono arrivati prima su questo filone e mi sembrano sinceramente di un altro spessore.

STEVIE NICKS accende la macchina del tempo e di colpo ci ritroviamo in pieni anni `80, con Bella Donna, Gypsy, Dreams e Landslide a rinverdire l`epopea dei Mac ed una carriera solista che, dopo un inizio promettente, ha virato verso scelte più commerciali. Il carisma e la voce restano intatte, gli anni invece non si chiedono mai ad una signora, però noi sappiamo che sono già 69 e sul fisico sono ben evidenti. Quello che colpisce negativamente è il suono d`insieme della band, troppo carico, tronfio e ridondante, non è sufficiente la chitarra del glorioso Waddy Watchel, nel suo pedigree si segnalano partecipazioni live e in studio con personaggi del calibro di Keith Richards, James Taylor, Warren Zevon e Jackson Browne, per affrancarsi sonorità tipicamente FM tanto di moda una trentina di anni fa. La signora di Phoenix è ancora capace di commuovere e toccare corde emozionali scoperte, deve però aggiornare il suono.

 Il momento tanto atteso arriva poco dopo le 20.15, caldo, stanchezza, fame e piedi che urlano pietà vengono ampiamente ripagati da TOM PETTY & THE HEARTBREAKERS, in un concerto che si avvicina ad essere uno dei più belli mai visti in assoluto. Anche Tom appare invecchiato, gonfio e con qualche tremolio in più nelle mani, ma sono particolari irrilevanti rispetto alla potenza, la compattezza, la pulizia e la semplicità nel suono, la capacità espressiva e di coinvolgimento, le scenografie spettacolari ed essenziali al tempo stesso, perfette per sostenere una setlist da urlo. Rockin`Around  With You apriva il primo disco e da lì, dalle origini, decide di partire Tom per illustrare una storia, un suono e una band che non ha nulla da invidiare ad altri nomi illustri, anzi per dirla tutta il titolo di miglior rock`n`roll band del mondo è da anni appannaggio di Tom con i fidi Heartbreakers.

La macchina funziona alla perfezione, ogni meccanismo oliato a dovere, Steve Ferrone on drums, Benmont Tench tastiere, Ron Blair al basso, Scott Thurnston piano e lo splendido Mike Campbell on guitar formano una squadra perfettamente assemblata con il biondo leader. Mary Jane`s Last Dance e You Don`t Know How It Feels scatenano entusiasmi e cori, Forgotten Man ci conferma che anche la produzione più recente di Tom è all`altezza del passato, il pezzo in questione è tratto da Hypnotic Eye del .

I Won`t Back Fown e Free Fallin` proseguono il viaggio attraverso un canzoniere a dir poco invidiabile. Walls era in She`s The One, colonna sonora del film omonimo, anno 1996. Dopo Don`t Come Here No More è il momento del duetto storico, Stop Draggin`My Heart Around chiama sul palco Stevie Nicks e il tuffo nel passato è completo. It`Good To Be King è dilatata, lenta e rarefatta con lunghe parti strumentali psichedeliche, quasi sul palco ci fossero i Dead, Tom dirige un`orchestra in cui nessuno stecca la partitura. Crowling Back To You, poi Wildflowers dall`omonimo, splendido solo album del 1994, il coro di tutto Hyde Park accompagna Learning To Fly, mentre alle spalle della band scorrono suggestive immagini in bianco e nero che li ritraggono agli inizi della carriera. Yer So Bad fu uno dei singoli tratti da Fool Moon Fever, che nel 1990 segnò la prima avventura di Tom senza i fidi compari, I Should Have Know It sembra un pezzo dei Lynyrd Skynyrd ed è un significativo estratto da Mojo. Refugee e Running Down A Dream non hanno bisogno di presentazione, Hyde Park è un coro unico, Mike Campbell suona la carica e la Rickenbacker inanella assoli mandati a memoria.

I bis si aprono con You Wreck Me, altro estratto da Walflowers, pezzo tremendamente semplice, diretto e deciso, prima che un altro riff inconfondibile in odore di Bo Diddley ci mandi tutti a casa, oh yeah, alright, take it easy baby, make it last all night, she was an American Girl e loro sono semplicemente TOM PETTY & THE HERTBREAKERS!!! Alla fine ci guardiamo negli occhi, io e i miei compagni di viaggio non abbiamo bisogno di parole, è tutto nei nostri cuori, rapiti in una calda sera del luglio londinese da un biondo rocker di Gainesville e dalla sua combriccola di Rubacuori.