Alessio Lega

Alessio Lega

CaffÈ Letterario - (bg)


08/01/2005 - di Christian Verzeletti + Vito Sartor
 ALESSIO LEGA

8 gennaio 2005
CAFFÈ LETTERARIO (BG) Ci sono canzoni che rimangono dimenticate per anni e poi vengono recuperate per farne un successo. Ce ne sono altre che sembrano rimaste sepolte per un tempo più lungo, ma, una volta in superficie, colpiscono con una forza ancora maggiore. A quest’ultima categoria appartengono le canzoni di Alessio Lega.
Più di qualcuno si è accorto di come questo giovane cantautore leccese stia emergendo e il riferimento non va solo al disco d’esordio, quel “Resistenza e amore” premiato al Tenco 2004, perché la sua musica investe ed è investita dalla canzone italo-francese, per non dire europea. Non a caso il concerto al Caffè Letterario di Bergamo si è aperto con un brano di Renaud, “Venditor di sassi”. Sono poi seguiti “Parigi val bene una mossa” e “Straniero”, tanto per fissare la distanza che intercorre con i soliti “artisti” del nostro paese: la musica di Alessio Lega ha le sue radici nella canzone anarchica, spudoratamente politica e passionale. Più che di un’influenza artistica, si tratta di un’adesione incondizionata a livello ideale e musicale: lo conferma anche il lavoro di traduzione di cui nel corso della serata si sono sentiti alcuni sprazzi con “Pirati” (del cantautore russo Bulat Salvovic Okudzava), con “Chissà” (di Allain Leprest) e con “La birra” (di Jacques Brel).
Sono canzoni utopiche più che militanti, di quelle che osano ancora essere rivoluzionarie e pronte a cambiare il mondo: lo stesso coraggio lo si ritrova anche negli arrangiamenti, sostenuti in questo tour da Gianluca Giusti (tastiere) e da Rocco Marchi (basso e chitarra) dei Mariposa, oltre che dal navigato Mimmo Mellace alla batteria.
Nonostante la componente strumentale sia ridotta a tre elementi, la musica scorre in pieno con le liriche di Lega: a tratti sembra assumere una dimensione orchestrale per poi sintetizzarsi in canali minimali. Il concerto diventa così in ogni senso un atto tanto impegnato quanto ironico, tanto vibrante quanto beffardo: pezzi di cantautorato, slanci di overtoure, odi recitate, siparietti da cabaret e pezzi di modernariato elettrico che sfiorano il progressive.
Lega decanta le parole e le melodie dimostrando di essere già più di un’esordiente: il suo modo di cantare gli permette interpretazioni forti e drammatiche, capaci di scuotere con un’intensità grave. Gli stessi personaggi delle canzoni diventano figure emblematiche, autori di gesti immortali: da una parte “Oasi nel deserto” è icona della femmina moderna, libera nel corpo ma asciutta nel cuore, e dall’altra “Rachel Corrie” è testimone della donna valorosa, votata ad un’indipendenza pacifista. Questa crescita di ideali rende sempre più drammatico il set, lo precipitata in un rock urticato fino ad arrivare alla storica “Gorizia”, in una versione rallentata che ancora grida giustizia, e a “Vigliacca”, con il pubblico a sussurrare il testo del pezzo come se già fosse un classico.
Di canzone in canzone il concerto tocca anche momenti di rabbia e provoca una partecipazione, che i gesti e le parole dei musicisti incarnano mai banali, anche quando è un pugno chiuso ad essere alzato. In questo contesto persino un pezzo apparentemente semplice come “Nemmeno per un attimo” vive di un climax che tramuta il suo andamento da carillon in una gioia bandistica; lo stesso succede con “La birra” che è sospinta dal ritmo di una pizzicata.
Alla fine i bis non sono richiesti o concessi, ma concertati come delle logiche conseguenze: dopo l’inedita “Avventura di carta”, Alessio esegue “Padron mio” di Matteo Salvatore in compagnia del coro Pane & Guerra. La serata si chiude quindi come in un cerchio per l’esibizione del coro e per la reprise finale di “Vigliacca”.
Rimane un senso di scoperta che non deriva dall’aver assistito all’esibizione di un esordiente: è piuttosto il moto di una coscienza che risale dopo aver incontrato qualcuno ancora pronto a dare il sangue. Fino a insorgere e risorgere in una canzone, come in un’ideale di libertà.. CORO PANE & GUERRA:
TORNA A CASA AMERICANO
CANZONE PER ION (Renato Franchi)
PARTIGIANI DELLA VAL SERINA
DAL FRONTE NON È PIÚ TORNATO
IL DISERTORE

ALESSIO LEGA:
VENDITOR DI SASSI
PARIGI VAL BENE UNA MOSSA
STRANIERO
PIRATI
RESISTENZA E AMORE
OASI NEL DESERTO
RACHEL CORRIE
GORIZIA
VIGLIACCA
ODE AL MOTO PERPETUO
GENOVA
NEMMENO PER UN ATTIMO
CHISSÁ
LA BIRRA
AVVENTURA DI CARTA

ALESSIO LEGA + CORO PANE & GUERRA:
PADRON MIO
VIGLIACCA






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