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Due
giorni dopo il concerto all'Arena di Verona Springsteen
si esibisce a Perugia e già parecchie ore prima dell'apertura
dei cancelli si incontrano facce note che hanno deciso
di seguire più date di questo tour. Per nulla scoraggiati
dalla pioggia, non sono solo i fans più accaniti a sapere
che ogni concerto di Bruce, anche ad un paio di giorni
di distanza, può riservare molto più di qualche modifica
in scaletta.
Con loro ci posizioniamo davanti al palco e possiamo
godere meglio dell'enorme quantità e qualità di lavoro
compiuta strumentalmente dalla band: vedere da vicino
l'apporto di Marty Rifkin tra dobro e pedal steel è
uno spettacolo, così come cogliere le sfumature dei
due diversi violini di Sam Bardfel e Sozzie Tyrrell
oppure i passaggi di Charlie Giordano dalla fisarmonica
al pianoforte all'organo o ancora quelli di Art Baron
dalla tuba al mandolino.
Si comincia con "Atlantic city" a conferma dello status
che questo pezzo ha raggiunto anche con il suo nuovo
arrangiamento e si prosegue passando per una "Further
On (Up The Road)" in versione celtica con tanto di penny
whistle e una "Cadillac ranch" molto black in medley
con "Mistery train".
"Factory" viene dichiaratamente eseguita per esaudire
una richiesta e a fine concerto risulterà essere l'unica
vera sorpresa in una scaletta più standard rispetto
a quella di Verona, in un concerto però ben solido,
senza alcun calo di tensione.
Assiepato nell'Arena S. Giuliana il pubblico risponde
ad ogni sollecitazione partecipando in modo esemplare
a "My Oklahoma home" che cresce ad libitum sui fiati
comandati da Bruce. Rifiutata l'armonica, il posto di
"The river" viene preso dal folk intenso di "Erie canal",
molto apprezzato dal pubblico come quello di "Mrs McGrath".
"Devils & dust" invece non è una rarità, ma sorprende
con la tromba che si va a sovrapporre all'armonica.
Nulla è fuori posto e nemmeno una svista sul testo di
"Bobby Jean" permette di allentare la presa sul concerto:
la stessa canzone, ripresa dall'inizio, appare meglio
assestata rispetto a qualche giorno prima.
"Open all night" dimostra per l'ennesima volta le capacità
da vero Boss di Springsteen: da una parte si lancia
in un canto forsennato e dall'altra sostiene in assenza
di Patti Scialfa le parti vocali di un inedito coretto
maschile eseguito dai fiati. Alla voce poi si impone
nell'introduzione deep soul di "Jacob's Ladder" e nella
sempre crescente "My city of ruin".
"You Can Look (but you better not touch)" scatena la
festa, mentre nel mezzo dell'accoppiata di "This Little
Light Of Mine" e "American land" compare sul palco una
cioccolata in onore di Perugia. Che di sicuro avrà di
che essere fiera per aver ospitato un concerto di una
qualità rara, in grado di esaltare e trascendere i generi
del folk-rock.
Si ringraziano gli autori delle foto e il sito www.badlands.it
SET LIST:
1. Atlantic City
2. John Henry
3. Oh Mary Don't You Weep
4. Old Dan Tucker
5. Further On (Up The Road)
6. Jesse James
7. Cadillac Ranch / Mistery train
8. Factory
9. My Oklahoma Home
10. Erie Canal
11. Devils & Dust
12. Mrs McGrath
13. How Can A Poor Man Stand Such Times And Live?
14. Jacob's Ladder
15. Bobby Jean
16. Open All Night
17. Pay Me My Money Down
18. My City Of Ruins
19. You Can Look (but you better not touch)
20. When The Saints Go Marchin In
21. This Little Light Of Mine
22. American Land |
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