Ricordo benissimo l’emozione che ho provato da ragazzino quando ho scoperto i Black Crowes. Quasi per caso, ero rimasto affascinato dalla copertina di Southern Harmony and Musical Companion che era in vendita nel negozio di dischi usati della mia città e così decisi di acquistarlo. All´ascolto di Sting Me rimisi in discussione me stesso. Fu come prendere una strada, seguire un flusso, trovare un tesoro. Potete immaginare cosa ho provato ieri sera quando i miei paladini sono saliti sul palco di Vigevano e hanno iniziato lo show proprio con questa canzone.
Erano dieci anni che I Corvi Neri non venivano in Italia, la gente fremeva, non vedeva l’ora. E forse anche per i fratelli Robinson e co. è stata una serata all’insegna della nostalgia, visto che hanno eseguito gran parte del repertorio storico tralasciando i comunque magnifici brani degli ultimi lavori. Sting Me, Jealous Again, Soul Singer. Good Morning Captain e poi una lisergica versione di Wiser Time da rimanere in viaggio almeno per tre giorni. Massimo rispetto per Marc Ford, ma il fraseggio slide di Luther Dickinson è al momento uno dei migliori d’America e ieri sera il ragazzo ha dato proprio il meglio di sé.
Il concerto si è mosso altalenando ballads e improvvisazioni, esprimendosi attraverso il tiro soul/rock che ha sempre caratterizzato questa band mettendo un po’ in secondo piano la loro folk dimension. Si è raggiunto un picco d’emozione altissima durante Thorn in my Pride, grazie alla straordinaria impro che si è del tutto distaccata dal contesto prendendo una sua forma, fino a ricongiungersi con il ritornello del brano ripreso in grande stile, visti anche i divertenti balletti da Freakly Chicken del magnifico Chris Robinson. Peccato solo che all’appello mancavano le coriste, avrebbero regalato ai presenti qualche canzone di By Your Side certamente gradita.
Chiaro che l’approccio di questa band è cambiato nel tempo, gli anni sono passati e oggi vivono il palco in un altro modo. E’ visibile che alcuni brani continuano a suonarli più perché piacciono alla gente che per volontà artistica. Ma il bello sta proprio nel fatto che, una volta dentro nell’esecuzione, i musicisti in questione riescono a lasciarsi trasportare dalla situazione suonando ancora con freschezza, vivendo ancora forti emozioni.
I complimenti vanno anche al bravo Paolo Bonfanti che, evidentemente emozionato per l’occasione, è riuscito comunque ad aprire per la band americana dando alla serata un buon contributo con il suo energico blues.
Quest’anno, il festival Dieci giorni suonati sta ospitando grandissimi artisti dando alla gente la possibilità di trascorrere bellissime serate. Con i Black Crowes abbiamo vissuto per circa un’ora e mezza il suono dell’America e, almeno per il sottoscritto, rimarrà un evento indimenticabile.