Orchestra Di Piazza Vittorio

Orchestra Di Piazza Vittorio

Milano

07/07/2006  |  di Vito Sartor

Orchestra di Piazza Vittorio

07 luglio 2006
Cascina Monluè (MI)

Prendete un venerdì di inizio luglio: Milano giace silenziosa, stanca e deserta per via dei primi esodi estivi. Il tempo è nevrotico, scarica la sua rabbia con una fine pioggia persistente dopo il classico temporale estivo; la serata è fresca ma sembra andare davvero storta per gli organizzatori (Arci Milano) di questi eventi musicali qui alla Cascina Monluè: la samba blues dei Jinka Percussion non è stata sufficiente a tenere lontane le nuvole.
Fortunatamente in aiuto arriva l'Orchestra di Piazza Vittorio, che ci permette di assistere ad una rara e vera "pangea musicale". L'incontro tra le diverse culture viene espresso dall'ensemble multietnico per mezzo di un eccezionale gioco di imitazioni strumentali dei reciproci stili tradizionali: la formazione e quindi i popoli rappresentati sono in parte cambiati rispetto al primo disco, ma i musicisti mostrano ancora più vigore creando nuove sinergie. Proprio questa dote ad adattarsi e ad evolversi è il vero motivo del successo della serata e del cammino intrapreso dalla band: tutti i musicisti (ne abbiamo contati tredici, ma arrivano anche fino a quindici elementi) dimostrano buone capacità tecniche in un gioco d'insieme sottolineato dal divertimento e dai numerosi sorrisi. Il rito d'iniziazione di questa danza gioisa è ben marcato dal blues berbero guidato dall'oud elettrico in "Sahara blues"; dopo una parentesi di percussioni (dal Sudamerica all'Africa sub sahariana) la preghiera di "Laila", aperta dai due musicisti senegalesi con un duetto di kora e jam di bonghi, lascia intravvedere un originale parallelismo, a cui si contrappone piacevolmente lo stile vocale maghrebino del front-man Houcin Ataa che fa il suo ingresso in contemporanea agli arrangiamenti del terzetto d'archi, mentre la progressiva ritmica moderna del contrabbasso si unisce alle aperture più esotiche del duetto africano.
Dal vivo è più facile farsi coinvolgere e lasciarsi trasportare da un movimento ritmico improvvisato, essere distratti dalle atmosfere create e perdersi nell'influsso sonoro dell'OPV: troppo spesso il nostro esamaminare tende a sezionare nel tentativo di definire l'insieme di tecniche, le origini degli strumenti o la provenienza dei musicisti che sul palco assumono invece un'unica identità. Lo stesso concetto è sottolineato con ironia anche dal maestro Mario Tronco, quando spiega un divertente aneddoto sul perché questo progetto sia destinato a "fallire": "dai mondiali di calcio è uscita in ogni musicista una parte di un razzismo silente (s'intende calcistico ndr) e quindi ho capito che devo lasciare perdere". Sono comunque solo parole di contorno, pronunciate dopo il bellissimo omaggio al grande "Fela" Kuti, con l'afro-funky rievocato a meraviglia dal terzetto di fiati in quello che diventa un inno pacifista dal sapore latino riscoperto nella voce del cantante e poli-strumentista Calos Paz.
Nella musica dell'orchestra emergono elementi di matrice fusion e molto altro. "Vagabundo Soy" è una canzone d'amore scritta da Ernesto (batterista e carismatico del gruppo) a Cuba: nonostante le sue liriche innocenti è stata considerata eversiva per il solo fatto di parlare di evasione e di viaggio. Qui tutto il combo romano si cimenta nella scuola latino-caraibica del son e della salsa cambiandosi di ruolo e facendosi guidare dalle performance danzerecce di Ernesto, cantante e ballerino che chiama anche un intervento della chitarra acustica in stile brasiliano. Ancora esplorazioni latino americani vengono da "Mambo de Machahuai" per fare emergere tutta la bravura vocale e strumentale di Carlos, che si esibisce con un doppio flauto in una sorta di tradizionale andino.
Nonostante la battuta pronunciata a metà concerto, il progetto dell' Orchestra di Piazza Vittorio pare proprio destinato a durare e crescere: in un periodo in cui la musica etnica rischia di tramutarsi in uno stile occidentale, scambiare questa grande famiglia per una formazione di tendenza è l'errore più grosso. La dimostrazione di equilibrio, coordinamento (sottolineata dalla direzione live di Tronco) e di arrangiamento (indispensabile il lavoro del terzetto d'archi e del triplo set di percussioni) sono il frutto di un lavoro strutturato, a volte giustamente semplificato ma di assoluto spessore, in una musica portatrice di un messaggio di pace e di divertimento.


SET LIST
STANNA
SAHARA BLUES
FELA
LAILA
SANNU
VAGABUNDO SOY
ENA ANDI
MAMBO DE MACHAHUAI
SONA
BALESH TEBSNI

Orchestra Di Piazza Vittorio



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