Sentieri Selvaggi

Sentieri Selvaggi

Teatro Elfo Puccini - Milano


07/03/2017 - di Paolo Ronchetti
Come subito ci ricorda il direttore di Sentieri Selvaggi Carlo Boccadoro, parlare della musica di Paolo Castaldi è praticamente impossibile. Classe 1930 - una vita passata tra insegnamento, pensiero e composizione, sempre attento a ciò che la contemporaneità sembrava suggerire ma anche sempre attento a sfuggire l’ovvio - Castaldi è sempre stato, oltre che compositore, teorico e polemista lucido, senza peli sulla lingua.

Personalmente debbo a Castaldi, e al coraggioso Giancarlo Cardini che lo interpretò incurante dei fischi nel Giugno 1979 all’Arena durante il concerto in onore di Demetrio Stratos, quella idea musicale di possibilità tendente all’infinito che spesso mi fa preferire l’ignoto e il rischioso al piacevole e rassicurante.

Con Castaldi siamo di fronte ad una musica che non esprime il “me stesso[1]” dell’artista né, tantomeno, dei sentimenti; una musica che cerca di superare l’avanguardia storica; una musica che, dopo Cage, aveva due possibilità: “il silenzio o l’ipotetico, il come se, la finzione”. Musica quindi come ”sentieri che si diramano, possibilità di fare dell’assurdo prendendo in prestito il linguaggio dal dadaismo storico”; “Una musica libera dalla logica… che può fare esplodere in ogni momento qualsiasi cosa e (dove) tutto è possibile”.

Ecco allora la mia personale idea che il programma della serata potrebbe avere “l’inatteso” come filo rosso tematico. Si apre con Clap per piano e clarinetto (Andrea Rebaudengo e Mirco Ghirardini), e l’inatteso qui sono i battiti delle mani dei musicisti, dapprima inaspettati e quindi lasciati ad attendere assieme alle pause, all’interno di una composizione dalla scrittura allo stesso tempo complessa e leggera. In Idem un quartetto accompagna l’elegante partitura per il Flauto di Paola Fre con una unica nota: un Si bemolle che continua in modo inatteso a cambiare forma, tempo, timbro e modo di essere suonato; una partitura interrotta da episodici colpi di tamburo e rumorosi inciampi di lattine.  In Simile C l’inatteso è nella possibilità data al direttore dell’esecuzione di far ripetere, quante volte ritiene opportuno, la battuta precedente alla notazione “Simile”. L’ensemble dei sette musicisti di sentieri Selvaggi, qui rinforzata da Viola Oboe e Fagotto, si muove elegante nella partitura (in cui mi pare di avvertire piccole tracce minimaliste e raveliane) e attenta alla direzione di Boccadoro.

Scale è senza dubbio una delle composizioni più eseguite di Castaldi. In questo brano, scritto per piano nel 1969, una serie di scale viene, in maniera conseguenziale ma inattesa, interrotta da frammenti tratti dalle opere di Chopin. Rebaudengo, che ha da anni il brano in repertorio, come al solito colpisce nel segno.

La chiusura della serata è affidata all’attesissimo Sunday Morning in cui i sette musicisti leggono una partitura che, a parte alcune parti scritte per flauto, percussioni e piano, richiede l’inatteso uso di un centinaio di oggetti che vanno dal polistirolo alla radio, dalle voci (molto usate) a pezzi di albero. E poi strumenti e pistole giocattolo, pentole, bicchieri, aspirapolvere, noci da schiacciare, fogli di carta, stracci e infiniti altri oggetti. La direzione del lungo brano (oltre i 30 minuti) è affidata ad un prezioso e attento Ghirardini che aiuta a districarsi nella complessa partitura dando dei timing perfetti. Esecuzione assolutamente preziosa in cui purtroppo, se proprio dobbiamo trovare un limite, alcuni suoni non erano ben percepibili (mi riferisco soprattutto a quelli prodotti da dietro e sotto il tavolo posto in fondo alla sala) e forse avrebbero necessitato di un pizzico di amplificazione.

Il pubblico che riempie la sala al completo, attento e competente forse anche più del solito, premia Sentieri Selvaggi con applausi scroscianti e meritati; applausi che si fanno ancora più intensi quando viene annunciata in sala la presenza del Maestro Paolo Castaldi.

Il prossimo appuntamento della rassegna sarà lunedì 20 Marzo con un programma dedicato alla musica di Luigi Nono, uno dei maestri italiani del 900 su cui la verve critica di Castaldi più si è fatta pungente negli anni passati. Verrebbe da dire un confronto bellissimo e assolutamente imperdibile.

Le belle fotografie della serata sono di Giovanni Daniotti che ringrazio.

Programma

Clap

Simile C

Idem

Scale

Sunday Morning

SENTIERI SELVAGGI

Paola Fre – Flauto

Daniele Arzuffi – Oboe

Mirco Ghirardini – Clarinetto e Direzione

Stefania Serri – Fagotto

Andrea Dulbecco – Vibrafono e Percussioni

Andrea Rebaudengo – Pianoforte

Piercarlo Sacco – Violino

Enrica Meloni – Violino

Simone Draetta – Viola

Aya Shimura – Violoncello

Carlo Boccadoro – Direzione

[1] I virgolettati sono tratti dall’intervista video Paolo Castaldi Compositore di Giacomo Gatti in cui Castaldi non risparmia giudizi critici anche ai nomi più prestigiosi delle avanguardie del `900

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