Fabrizio Coppola

Fabrizio Coppola

Brescia


07/02/2006 - di Christian Verzeletti
FABRIZIO COPPOLA

07 febbraio 2006
LIO BAR (BS) Tappa bresciana per Fabrizio Coppola che sta portando in giro le canzoni del suo secondo cd "Una vita nuova". Il Lio Bar, piccolo locale nei pressi della stazione, si presenta affollato ed offre una buona occasione per ascoltare un concerto rock.
La musica di Coppola non ha mai nascosto la propria matrice americana e questo fa ben sperare per il tiro della serata.
Fabrizio si presenta in trio, chitarra-basso-batteria, privo dell'apporto alle tastiere di Corrado Solarino che con piano, Fender Rhodes e organo ha contribuito a rendere meno spigoloso il suono del nuovo cd. Il concerto inizia con un buon piglio: "Antenne", "Lungo i viali" e "Tutto resta uguale" sono tre pezzi che mettono subito di fronte il rock italiano di Coppola, che già era riuscito finora a convincerci in più di un'occasione facendoci sperare in un giovane capace di crescere con una personalità più rock di quanto la media del nostro paese riesca a proporre.
Anche stasera le canzoni girano attorno agli accordi di una Fender e la sezione ritmica batte in modo energico, ma la performance si fa però presto ripetitiva: i brani soffrono più del solito la mancanza di variazioni e non basta la convinzione dello stesso Coppola, impegnato nei ritornelli ad alzare delle linee melodiche che rimangono comunque troppo simili e lineari.
Qualcosa di diverso si sente nell'attacco de "Il migliore", aperta dall'armonica che la fa suonare come un mezzo blues, e ne "Il dolore che non hai" portata per un attimo giù dal palco e poi conclusa con "The apartment song" di Tom Petty, una delle cover più gettonate nel repertorio del cantautore milanese. Non basta però per dare una svolta al set, anche perché quando arrivano i pezzi più interessanti a Coppola viene a mancare la voce: "Volontà" suona cattiva, quasi urlata nella sua convinzione, ma rasenta la stonatura. Va un po' meglio con "La superficie delle cose", sostenuta dal suono più scuro ed arruginito di una Telecaster Thinline, e con la conclusiva "Radici", che gira dura sulla falsa riga di uno stoner-rock.
Dopo nemmeno un'ora di musica il concerto si conclude: troppi limiti hanno impedito a Coppola di coinvolgere i presenti lasciando con una sensazione di incompiutezza proprio nel momento in cui sembrava potesse arrivare qualcosa di più. A questo punto però un piccolo fuori programma riesce a smuovere la serata: dopo una mezz'ora i musicisti salgono nuovamente sul palco dimostrando di aver voglia di suonare e il pubblico stavolta segue con maggior apprezzamento. Vengono proposti altri cinque pezzi tra cui un paio di cover, "Last kiss", portata alla ribalta dai Pearl Jam, e "The dock of the bay" di Otis Redding.
Alla fine Fabrizio Coppola ha dato comunque prova di credere nella sua musica e di volerla mettere in gioco: questo lo può aiutare a crescere. È un dovere a cui non ci si può sottrarre quando si fa rock, anche in italiano, e un augurio che facciamo a questo giovane. Scaletta:
- Antenne
- Lungo i viali
- Tutto resta uguale
- Non ci sei più
- La città che muore
- Il migliore
- Cerco ancora te
- Il dolore che non hai / The apartment song
- Volontà
- La superficie delle cose
- Radici

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