Stadio

Stadio

Chiari (bs)


06/09/2002 - di Andrea Salvi
STADIO 06.09.2002
CHIARI (BS)
Già vedo le vostre facce, e mi pare di udire gli improperi che mi starete mandando. “Ma come”, direte voi “che ci fa una recensione degli Stadio sulle pagine di un magazine indipendente, serio e soprattutto competente quale Mescalina?” Vabbè, sulla competenza lasciamo pure dei dubbi, ma non è in ogni caso questo il punto.
Fatemi levare una piccola soddisfazione, quella di rendere finalmente giustizia ad un certo ambito musicale che, pur essendo assolutamente mainstream, non ha mai rinunciato alla propria qualità, sincerità e soprattutto genuinità. Gli Stadio rientrano appieno in questa categoria, e senza timore di smentita posso affermare che la loro storia rappresenta un modello per chiunque ritiene che le doti sopraccitate debbano trovare sempre più spazio nella nostra amata musica italiana.
La storia degli Stadio è suggestiva. Il gruppo prende forma agli inizi degli anni ’80 dalla provocazione di alcuni musicisti che all’epoca accompagnano Lucio Dalla dal vivo. Turnisti di un certo calibro, mossi da un desiderio di autosufficienza artistica che spesso si fa strada in certi rapporti di dipendenza, decidono di fare da sé, contando su una preparazione e un bagaglio di esperienza fuori dal comune, oltre che la determinazione di far sentire la propria voce in un mondo dominato dall’appiattente tendenza al cantautorato.
Nella dimensione live questa coesione si presenta immutata anche a distanza di 20 anni, sprigionando un’energia che dal palco è trasmessa direttamente al pubblico in modo assolutamente esemplare, grazie ad una formula ampiamente collaudata, nella quale trovano spazio oltre alla formazione base anche due tastieristi ai quali è assegnato il compito di rifinirne le sonorità.
Il ritmo si assesta da subito sui binari di un energico quanto passionale pop-rock, nel quale giocano un ruolo chiave l’aggressiva chitarra e i fulminanti assoli dell’ottimo Andrea Fornili.
Proprio come ci si aspetterebbe la scaletta pesca a piene mani ad un repertorio smisuratamente ricco di successi, al punto che l’effetto è quello galvanizzante di trovarsi di fronte ad uno spettacolo il cui vertice è puntualmente superato dal brano successivo. Popolare nel senso migliore del termine, questa musica riesce ad unire un pubblico vario ed entusiasta.
Il segreto del successo degli Stadio sta proprio nella ricerca continua e attenta di un modello assoluto di forma-canzone, di melodie accattivanti, di testi che scrutano con un occhio partecipe e ricco di sarcasmo l’universo sentimentale, frutto della storica collaborazione di autori tra i quali un certo Vasco Rossi (La faccia delle donne, Acqua e sapone) e l’allora debuttante e sconosciuto Luca Carboni (Puoi fidarti di me, C’è), liriche sulle quali in origine avrebbero scommesso in pochi.
A rapire il grande pubblico sono le tematiche amorose che il vivace e coinvolgente leader Gaetano Curreri canta con una vocalità solo apparentemente rauca e raccolta, per lanciarsi in inconfondibili crescendi nei quali tutto il pathos è delegato a veri e propri virtuosismi in cui si rivela un’estensione vocale fuori dal comune.
Sui grandi video ai lati del palco scorrono le immagini che hanno accompagnato la band nella sua carriera: baci celebri della storia del cinema per ”Ti mando un bacio”; un amore durante la guerra nell’ex-Jugoslavia per “Un volo d’amore”; la vita dentro e fuori il campo del calciatore Maratona per “Doma il mare doma” a lui dedicata; fotogrammi di un’epoca il cui simbolo sapevano essere delle icone rock per “Chiedi chi erano i Beatles”. È durante l’ascolto dal vivo di questo ultimo brano che la consapevolezza di avere di fronte uno dei più autentici gruppi dell’ultimo ventennio si materializza all’istante in un pensiero, con l’immediatezza di un tuffo al cuore. Sensazione che nella precedente “Swatch” (uno dei più felici testi d’amore mai scritti da Guccini e non a caso regalata agli Stadio), già si era insinuato in me, a farmela cantare parola per parola, in preda ad un irrefrenabile trasporto.
La scaletta viene snocciolata episodio per episodio, evitando ampiamente l’effetto greatest hits grazie all’ironia del bravo Curreri che ha saputo rendere questo concerto una serata unica alla quale chiunque, sono certo, avrebbe saputo trovare almeno un motivo di soddisfazione.
Mi raccomando, la prossima volta fatevi beffa dei vostri pensieri prevenuti e delle tutte italiane sindromi da disgusto da classifica (quando un artista entra nella top ten è un venduto, diventa commerciale…), lasciatevi lusingare dall’ennesima rima cuore-amore. Non ve ne pentirete. STADIO:
- Gaetano Curreri - (voce e tastiere)
- Andrea Fornili - (chitarre)
- Giovanni Pezzoli - (batteria)
- Roberto Drovandi - (basso)
- Fabrizio Foschini - (tastiere)
- Maurizio Piancastelli - (piano e tastiere)



TRACK LIST:
Un disperato bisogno d’amore
Dammi 5 minuti
Ti mando un bacio
Lo zaino
Un volo d’amore
In paradiso con te
Doma il mare doma
Muoio un po’
Ballando al buio
Sei tu che mi accendi
Puoi fidarti di me
Porno in TV
Ho bisogno di voi
Swatch
Acqua e sapone
Bella più che mai
La faccia delle donne
Chiedi chi erano i Beatles
Generazione di fenomeni
Stabiliamo un contatto
Sorprendimi
C’è
Vorrei
Grande figlio di puttana
Andiamocene tutti a casa
Allo stadio

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