Sarebbe sterile e inutile star qui a discutere di un fonico che non riesce proprio a far funzionare il microfono per la distorsione della voce di David Eugene Edwards, dei volumi degli strumenti forse non regolati alla perfezione, di una spia che non c´è modo di sistemare (chiedete pure al batterista che puntualmente si alza in piedi mostrando il suo dissenso e facendo ampi gesti al tipo della consolle).
Sono dettagli, riportati per dovere di cronaca, ma sinceramente poco rilevanti, e a noi non frega un cazzo! Perché quello che è andato in scena il sei luglio scorso su di un piccolo palco in legno, ornato solamente con tappeti screziati e dalle tinte autunnali, è ciò che di più sincero e viscerale può offrire oggi il genere Americana (ovviamente Wovenhand è molto di più, ma bisogna pur semplificare). La band è composta da quattro elementi: David Eugene Edwards, il bassista Pascal Humbert, il batterista Ordy Garrison, John Rumley alla steel guitar e percussioni. La formazione è solida, rodata e propone brani provenienti soprattutto dall´ultimo album ´The Threshingfloor´, con un occhio rivolto anche a ´Consider The Birds´ e ´Mosaic´. David rimane seduto per tutto il tempo, non accenna sorrisi, il volto aspro e fiero è nascosto da un cappello da cowboy, canta come se predicasse sermoni sull´apocalisse, con gli occhi ribaltati in una sorta di trance sciamanico, dal quale spesso rinviene scalciando l´aria come se volesse assestare colpi di sperone al suo mustang selvaggio. Alterna canti ipnotici e spiritati dalla forte impronta old time/traditional, come l´iniziale ´Sinking Hands´, ´Whistling Girl´ e ´Kingdom Of Ice´ (suonati con un banjo del 1887, comprato da un musicista del Colorado), a vere e proprie sferzate elettriche: le versioni di ´The Threshingfloor´ e ´Winter Shaker´ sono ruvide, sferraglianti e la distorsione satura completamente l´immobile aria bolognese. I suoni gotici e dark si sublimano nella cover dei Joy Division ´Heart & Soul´ e nel tormento battente di ´Off The Cuff´.
Non ha senso analizzare un concerto degli Wovenhand come un mero susseguirsi di canzoni, ma come un´esperienza musicale incessante, un flusso spirituale in cui le sole pause sono delle nenie ossessive -con radici ben salde nei canti dei nativi americani- che Edwards intona spesso con la sua voce trascendentale e metafisica, come all´inizio di ´Raise Her Hands´ o della già citata ´The Threshingfloor´. Il finale è affidato a ´Your Russia´, un monolito elettrico, col bassista sul bordo del palco ad aizzare il pubblico finalmente in piedi ad ondeggiare. Immenso!
Setlist:
Sinking Hands
The Threshingfloor
A Holy Measure
Tin Finger
Heart & Soul
Kingdom Of Ice
Raise Her Hands
His Rest
Orchard Gate
Winter Shaker
Off The Cuff
Whistling Girl
Your Russia