The Sonics

The Sonics

Roma / Traffic Live Club


06/05/2017 - di Giovanni Sottosanti
Here Are The Sonics!!!

Le pessime abitudini italiche per quanto concerne l`orario di inizio dei concerti procrastina ben oltre la mezzanotte del 6 maggio l`attesa spasmodica dei fan, che riempiono di calore e passione il Traffic Live Club di via Prenestina a Roma. Pertanto è ormai il 7 quando sul palco si materializza la leggendaria garage band from Tacoma, The  Sonics o quel che ne resta, dato che l`unico superstite della iniziale line-up è stasera il sassofonista Rob Lind.

Nessuna paura,  perché gli altri quattro giovanotti presenti sul palco se la battono alla grande, non facendo rimpiangere in nessun modo gli illustri predecessori. Freddie Dennis, basso, voce al vetriolo e un riporto degno del miglior Franco Strippoli di 90° minuto, Dusty Watson, drummer potente e preciso, Jake Lord on keyboards & vocals, allampanato, tatuato e inquietante fuoriuscito dalla Famiglia Addams e Evan Foster, guitar hero devastante, titolare di assoli incandescenti e grondanti acido da ogni corda, partono con il gas a manetta, come Valentino al Moto GP.

Cinderella e Shot Down sono una combinazione micidiale, un destro-sinistro che sdraierebbe un bue, C`Mon Everybody passa Eddie Cohran attraverso la centrifuga e il frullatore sonoro del rock garage, restituendolo all`entusiasmo del pubblico già in fase accesa di pogo. La carica contagiosa di Sugaree arriva dall`ultima fatica discografica, l`ottimo This Is The Sonics del 2015, mentre Have Love, Will Travel inacidiva i solchi del primogenito Here Are The Sonics, anno di grazia 1965. I ragazzi, si fa per dire, sono davvero in palla, tirano come treni e picchiano senza sosta, un`ora e venti filata, dritti alla meta, nessuna resa.

Devastanti versioni di Keep A Knockin`, Louie Louie, Money e Lucille partecipano alla festa collettiva, gli assoli di Evan Foster a dirigere il terrificante muro sonoro che i cinque riversano in sala senza perdere un colpo, del resto non sono forse la più grande band garage, proto punk e proto grunge? Psycho chiude il set prima dei bis, aperti da I Don`t Need No Doctor, scritta da Ashford, Simpson e Armstead, portata al successo da Ray Charles nel 1966 e successivamente interpretata da svariati gruppi, tra cui Humble Pie e New Riders Of The Purple Sage. Sotto il trattamento dei Sonics risuona, neanche a dirlo, acida e distorta, come del resto Strychnine e Witch che chiudono il concerto, tutti a casa, storditi, assordati, sudati, stanchi ma felici.

This Is The Sonics

Foto di: Antonio Ruotolo