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Lo
stato di grazia del "nuovo" Springsteen in versione
folk e traditional era cosa nota già dall'uscita di
"We shall overcome" e dalla prima trance del tour che
lo aveva visto protagonista di un memorabile concerto
al Forum di Milano pochi mesi fa. Fedele alla promessa
fatta proprio in quell'occasione ("Ci vediamo in autunno"),
il Boss è tornato in Italia per ben sette appuntamenti:
tanta abbondanza si spiega con il suono fertile della
Seeger Sessions Band e con un rinnovato desiderio di
assecondare i fans che lo ha portato a moltiplicare
anche le proprie uscite discografiche (l'ultimo disco
è stato ristampato in una nuova versione, "American
land", con l'aggiunta di alcuni brani e video inediti).
Delle date che hanno aperto il tour europeo proprio
nel nostro paese, la più attesa era quella di Verona.
All'affascinante colpo d'occhio dell'Arena non è però
corrisposto un pubblico partecipe: troppo eterogenea
la folla, composta in parte anche da vip e da spettatori
occasionali, restii a farsi coinvolgere da un concerto
ad hoc.
Sin dalle note di di "Down the river to pray" dalla
colonna sonora di "Fratello dove sei?" diffuse dagli
altoparlanti prima dell'entrata in scena, la scaletta
è stata ricca di particolari: la prima sorpresa è arrivata
da "Samson and Delilah", attaccata a cappella come un
gospel, ma la vera dedica a Verona è venuta da "Fire"
con un verso riferito a Romeo e Giulietta che Springsteen
non ha mancato di sottolineare.
I diciassette elementi sul palco hanno sopperito ad
un suono non all'altezza in tutte le zone dell'Arena
sfoggiando una ricchezza strumentale e una capacità
scenica invidiabile. La prima parte del concerto è stata
segnata da una "Atlantic city" riarrangiata perfettamente
per archi e fiati e da una "If I Should Fall Behind"
ripresa in coro dai fans.
Poi Springsteen ha lasciato la scena a Patti Scialfa,
forse perché era l'ultima esibizione della moglie prima
del suo rientro negli States: il gesto di cortesia non
ha però sortito l'effetto sperato perché "Valerie" è
stata a dir poco fiacca. Non è bastato poi tirar fuori
dal cilindro una "Bobby Jean" in una versione molto
dylaniana; solo la forza soul di "How Can A Poor Man
Stand Such Times And Live?" e la contagiosa "Jacob's
Ladder" hanno cominciato a recuperare la tensione perduta.
"The river" ha ben assorbito l'ennesima mutazione, questa
volta in chiave irish con tanto di flauto celtico, prima
che le danze venissero aperte da una scatenata "Open
all night". Dopo una cover di "Rag mama rag" della Band
e la preghiera carica di speranza di "When The Saints
go marchin' in", la chiusura è stata affidata ad un
brano inedito, "This Little Light Of Mine", e alla nuova
"American Land", questa volta con tutti i presenti a
ballare.
Nonostante non sia stata una delle sue esibizioni da
incorniciare, Springsteen ha regalato un concerto esemplare,
che anche vip e turisti avranno motivo di ricordare
come un evento nettamente sopra la media.
Si ringraziano gli autori delle foto e il sito www.badlands.it
SET LIST:
1. John Henry
2. O Mary don't you weep
3. Old Dan Tucker
4. Samson and Delilah
5. Eyes On The Prize
6. Jesse James
7. Atlantic City
8. Oklahoma home
9. If I Should Fall Behind
10. Valerie
11. Bobby Jean
12. Mrs. McGrath
13. How Can A Poor Man Stand Such Times And Live?
14. Jacob's Ladder
15. The River
16. Open All Night
17. Pay Me Money Down
18. Fire
19. Rag Mama Rag
20. Oh When The Saints
21. This Little Light Of Mine
22. American Land |
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