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Chi
segue la musica non solo italiana, sa che ogni
disco di Cristina Donà viene lanciato come un
sasso nello stagno. Riesce perciò facile immaginarla
in tour sospinta ogni volta da onde di dimensioni
diverse.
Alla Festa dell’Unità di Milano questa cantautrice
è arrivata quasi portata da una serie di cerchi
dalle movenze concentriche, provocati dall’ultima
sua uscita, la versione inglese di “Dove sei tu”.
Questa l’ha spinta a suonare prima in giro per
l’Europa e poi nel nostro paese in un propagarsi
di eventi che hanno ruotato attorno alla sua musica:
dal concerto del Primo Maggio al Festival “Libro
che cammina”, dall’Estate Fiesolana in cui ha
interpretato la musica dei Radiohead al progetto
“Soupsongs” dedicato a Robert Wyatt, dallo spettacolo
Stazioni Lunari ad un tributo a Neil Young, per
finire con la partecipazione al Festival della
Letteratura di Mantova. Tutto questo inserito
tra le date di in un tour estivo nel quale ha
progressivamente portato avanti una ricerca sul
suono e sulla forma canzone.
Anche la data della Festa dell’Unità ha avuto
uno sviluppo circocentrico: il concerto si è tenuto
nell’anfiteatro del Montestella sui cui pendii
si è radunato un folto pubblico. Sul palco la
Donà si è esibita in trio, accompagnata al basso
da Stefano Carrara e alla batteria da Cristian
Calcagnile.
Dopo l’attacco di “Nido”, una versione de “L’ultima
giornata di sole” accompagnata a “Dear Prudence”
dei Beatles ha subito messo in luce la voglia
di sperimentare sui pezzi: Cristina ha giocato
con la musica sia attraverso gli arrangiamenti
sia attraverso l’atteggiamento tenuto sul palco.
Da una parte i suoni e dall’altra le parole, spese
all’inizio delle canzoni, hanno dato vita ad un
concerto che ha calamitato l’attenzione dei presenti.
La Donà ha dimostrato di aver maturato una forma
marcatamente propria, in grado di volgere a suo
favore anche quella timidezza caratteriale che
le appartiene soprattutto nelle esibizioni dal
vivo: le battute scambiate in modo imbarazzato
con i fans e alcune introduzioni fintamente infantili
hanno sottolineato la particolarità della serata
e le angolazioni insolite da cui partiva la comunicazione.
Musicalmente la parte “più strana” del concerto
(a detta della stessa Donà) è cominciata con “Terapie”,
che ha evidenziato i carichi di lavoro del basso
e della batteria, impegnati anche con samples,
noise e programming. Ancora più insolite “Volevo
essere altrove”, con un canto che in alcuni passaggi
si è fatto lirico, e “The Truman show”, giocata
su una tastierina Bontempi. Ogni parte della scaletta
ha incantato per diversità: che venissero caricate
di beat, più dure e frontali, o allietate da un
pop minimale, le canzoni hanno vissuto di una
forma estremamente ricercata. Anche quando Cristina
è rimasta sola sul palco, proponendosi con la
chitarra acustica, l’effetto è stato lo stesso,
anzi uno dei momenti più singolari si è avuto
quando, nel mezzo “Del mio giardino”, ha riprodotto
con la voce un assolo di tromba. A quel punto
l’anfiteatro era completamente rapito, pronto
per recepire anche una “Mangialuomo” ancora più
provocante, che ha volteggiato sulle assurdità
umane.
Esaltante è stata la chiusura del set con una
“Ho sempre me” arricchita di un medley in cui
la Donà ha giocato con le ombre dei propri idoli,
da Jeff Buckley (“Grace) a Bruce Springsteen (“State
trooper”) a Neil Young (“Rockin’ in the free world”).
Senza farsi pregare poi per la solita finzione
dei bis, Cristina ha proposto una sorprendente
cover di “Laura” degli Scissor Scisters, la cui
serietà è stata mascherata impugnando una fisarmonica
giocattolo e mettendo in mostra un corpetto kitsch.
Quindi ancora due camei: prima la melodia s-ballata
di “Meloria’s ballade”, incisa sul disco solista
di Gianni Maroccolo, e poi, su richiesta, l’ultima
“Goccia”, soffusa come solo Robert Wyatt sa fare,
al punto da richiamarne “Maryan”.
Scaletta:
Nido
L’ultima
giornata di sole / Dear Prudence
Invisibile
In
fondo al mare
Terapie
Volevo
essere altrove
The
Truman show
Triathlon
Salti
nell’aria
Nel
mio giardino
Stelle
buone
L’aridità
dell’aria
Mangialuomo
Le
solite cose
Ho
sempre me / Grace / State trooper / Rockin’ in
the free world / Ho sempre me
Laura
Meloria’s
ballade
Goccia
/ Maryan
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