Rita Marcotulli

Rita Marcotulli

Jazz On The Road Festival (bs)

05/07/2007  |  di Christian Verzeletti

RITA MARCOTULLI

05 luglio 2007 - Jazz On The Road Festival (BS)

Questo concerto di Rita Marcotulli è uno dei più attesi del Festival Jazz On The Road di Brescia sia per il valore dell'artista che per la mancata esibizione di un anno fa causa maltempo. Ad aumentare le suggestioni dell'esibizione c'è poi la particolarità del progetto in programma, che prevede una rilettura de "Le città invisibili" di Italo Calvino: sul palco di Piazza Tebaldo Brusato la pianista romana è infatti affiancata all'attore e doppiatore Daniele Formica nell'interpretazione di uno dei testi più importanti della letteratura italiana.
Dopo l'omaggio di Fabrizio Bosso a Chet Baker è quindi il turno di un ulteriore spettacolo che combina musica e narrativa, jazz e parola. Pur trattandosi di esecuzioni per sola voce e pianoforte, il concerto ripaga con intensità e persino con momenti di divertimento.
Ad accorciare le distanze tra palco e pubblico provvede subito Daniele Formica con una spiritosa introduzione rivolta spontaneamente ai presenti. Tra una battuta e l'altra l'attore trova modo di spiegare la genesi e il senso della serata: dieci delle cinquantacinque città descritte da Calvino verranno rilette su composizioni nuove ed improvvisate della Marcotulli.
La scelta iniziale cade su Diomira ed è subito chiaro che a caratterizzare la scaletta sarà proprio l'empatia e la libertà che corrono tra i due protagonisti: per quanto concetrata sulla lettura, la voce di Formica non è statica, anzi è spesso pronta a giocare e scherzare con gli arrangiamenti della Marcotulli. L'espressività della recitazione e della musica assumono così uno spirito arguto che permette di cogliere il linguaggio inebriante e brillante con cui Marco Polo narrava al Kublai Kahn "Le città invisibili" del suo impero.
Emblematica la scena dedicata alla città di Dorotea, di cui, scrive Calvino, si può parlare in due maniere esattamente come viene fatto sul palco tra voce e piano. Lo stesso succede quando si arriva a Fedora: la città di pietra, simbolo del necessario, e quella di vetro, simbolo del possibile, sembrano prendere letteralmente forma nelle mani della Marcotulli, capaci di riprodurre un mondo magico, velato di eleganze orientali.
Insieme ad un gusto tanto raffinato, che permette alla musica di passare dal jazz alla classica, si succedono alcune improvvisazioni, anche spassose, come quella provocata dal passaggio di alcune motociclette durante la lettura di Zora o come quella giocata su un ritmo divertito nel corso di una splendida Maurilia.
Da un luogo profondamente esistenziale come Zoe si passa senza cali di tensione alla pura sensualità di Zobeide, ma il momento più alto è sicuramente quando si arriva ad Ipazia, dove "i segni formano una lingua, ma non quella che credi di conoscere": qua la Marcotulli cambia il suono del suo piano prima pizzicandone le corde interne e poi percuotendone con grazia i tasti come fosse un'arpa.
Ineffabili e inafferabili, come due veri viaggiatori, pianoforte e voce arrivano a concludere il proprio cammino sfiorando un'ultima terra promessa, quella città infernale che rappresenta un approdo ideale per riassumere il senso della serata: "cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio" sono le ultime parole di una performance che non ha mai staccato gli occhi da quella meta finale che è la bellezza assoluta.
A gran richiesta i due artisti concedono poi un bis improvvisando su un numero di pagina richiesto dal pubblico: la scelta cade su Clarice, "città gloriosa che decadde e rifiorì", la cui memoria rimane "come modello ineguagliabile di ogni splendore". Per chiunque abbia orecchie sensibili all'ascolto ed occhi pronti all'immaginazione, quelle della Marcotulli e di Formica è una performance che invoglia a intraprendere nuovamente quel grande viaggio della mente (e della vita) che è la lettura.

Rita Marcotulli



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