Vinicio Capossela

Vinicio Capossela

Como


05/05/2006 - di Maurizio Pratelli
Vinicio Capossela

05 maggio 2006
Teatro Sociale (CO) Nella musica si è usato spesso a sproposito il termine "animale da palco" per definire un musicista dal grande impatto live. Non è il caso di Vinicio Capossela che in questo spettacolo, anche grazie agli abiti di scena, ha dato una dimostrazione esemplare di cosa voglia dire essere addirittura un minotauro da palco. Ma non sono solo la maschera taurina e la pelliccia indossate per il richiamo mitologico di una devastante "Brucia Troia" a fare di Capossela una belva imprevedibile, capace di sorprendere anche i fan che lo seguono fin dagli esordi.
Piuttosto, e lo si è visto anche al Teatro Sociale di Como, è quella fame atavica di suoni e parole che fanno di questo cantautore che vanta decine di imitazione e cloni, un feroce cacciatore. Le sue prede, catturate su disco, "Ovunque Proteggi" è l'ultimo, sono state liberate durante il concerto in una sorta di rito dove tutto è stato indispensabile: parole, immagini e musica.
Non è cantautore da chitarra e microfono: Capossela mette in scena le proprie canzoni interpretandole con il corpo, i vestiti e una voce che rimane unica, personale come ogni gesto che, solo apparentemente, sembra compiere senza copione. L'improvvisazione c'è, ma fa parte di uno show che non ha lasciato nulla al caso. Anche i musicisti che lo accompagnano, Alessandro Stefana (chitarre), Michele Vignali (fiati), Gluco Zuppiroli (contrabbasso), Zeno De Rossi (percussioni) e Vincenzo Vasi (theremin e programming), hanno contribuito a trasformare il palco in un'arena di musica e teatro.
L'ormai tipica ostilità dei lavori recenti, sempre più lontani dalla forma canzone, una ricerca affannata anche di suoni primordiali, sono un inno ad una sorta di radicalismo musicale. "Non Trattare" ha provato a spiegare subito il pensiero Capossela, sempre che sia possibile dare una interpretazione oggettiva al suo modo estremo di essere artista, aprendo un live che si è rivelato di una intensità emotiva rara, certamente unica in Italia.
La parte del leone è toccata naturalmente alle nuove canzoni, alle rappresentazioni di "MoskaValza" e "Dalla Parte di Spessotto", alle immagini di ussari, dragoni e treni ansimanti che hanno fatto compagnia alla dolcezza del piano che ha guidato prima "Dove siamo rimasti a terra Nutless" e poi "Lanterne Rosse". Ogni brano meriterebbe una descrizione approfondita, ma, per quanto ci si possa arrampicare con le parole, è impossibile descrivere la magia visiva e sonora di "S.S. dei Naufragati" o il contagioso trasporto dell'inno alla gioia de "L'uomo vivo" che ha letteralmente strappato il pubblico lariano, notoriamente freddino, dalle poltrone del teatro Sociale. Quello di Capossela è un vortice, non solo lirico, capace di trasportare chiunque in un viaggio a ritroso nel tempo.
Se c'è stata sintonia tra pubblico e "attore" durante il lungo atto che ha rappresentato il nuovo, quando sono arrivati i pezzi "indispensabili", da "Che cos'è l'amor" a "Il ballo di S.Vito" , il teatro è tornato ad essere quel Colosseo che il fiato delle trombe e i pollici alti avevano già evocato.
Scaletta:
NON TRATTARE
BRUCIA TROIA
DALLA PARTE DI SPESSOTTO
MEDUSA CHA CHA CHA
MOSKAVALZA
NEL BLU
DOVE SIAMO RIMASTI A TERRA      NUTLESS
PENA DEL ALMA
LANTERNE ROSSE
S.S. DEI NAUFRAGATI
L'UOMO VIVO
AL COLOSSEO

OVUNQUE PROTEGGI
CHE COSSÉ L'AMOR
MORNA
CON UNA ROSA
IL BALLO DI S. VITO
AL VEGLIONE

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